Nel Salmo 96 Israele, e con esso la Chiesa, loda la grandezza di Dio che si manifesta nella creazione. Tutte le creature vengono chiamate ad aderire a questo canto di lode: “Si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene”. La Chiesa legge questo Salmo come una profezia e, insieme, come un compito. Nella Notte Santa, Dio stesso si è fatto uomo, come aveva annunciato il profeta Isaia: il bambino nato dalla vergine è “Emmanuele”, Dio con noi (Is 7,14). Nelle tenebre del peccato e nel buio della sofferenza, la fede riconosce la luce della verità, della bontà e della pace che continua a brillare nei secoli. Nel grembo di Maria è nato un Bambino, una mangiatoia è stata culla per la Vita immortale. “Puer natus est nobis, Filius datus est nobis”: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9, 5).
Nella notte del Natale del Signore, i pastori, che custodivano il gregge nei campi intorno a Betlemme, udirono le parole che li invitavano al luogo dove era deposto il Bambino. Un angelo disse loro: “Ecco, vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2, 10-12). Così i pastori di Betlemme sono coinvolti in prima persona nella storia della salvezza. San Giovanni XXIII ci ricorda che “accanto alla culla del Nato Bambino, del Figlio di Dio fatto uomo, ogni uomo che cammina quaggiù riflette con coscienza aperta e schietta che al varco supremo gli sarà chiesto stretto conto del dono della vita; e questa avrà sanzione definitiva di merito o di castigo”. Con i piccoli e i disprezzati Gesù stabilisce un’amicizia che continua nel tempo e che nutre la speranza per un futuro migliore.
In una famiglia, nella stalla di Betlemme, cielo e terra si toccano. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s’accende la gioia. Il cielo discende in terra e la creazione stessa si rallegra con gli angeli, perché viene riaperta la via del Paradiso. Ora tocca a ciascuno di noi scegliere di percorrere la strada che congiunge la nostra terra al cielo, il nostro volere al volere divino, come hanno fatto Maria e Giuseppe, per far risplendere tutta la dignità e la bellezza della nostra umanità. Come ha detto San Paolo VI, “non l’odio, non la contesa, non l’avarizia sarà la sua dialettica, ma l’amore, l’amore generatore d’amore, l’amore dell’uomo per l’uomo, non per alcun provvisorio ed equivoco interesse, o per alcuna amara e mal tollerata condiscendenza, ma per l’amore a Te; a Te, o Cristo scoperto nella sofferenza e nel bisogno di ogni nostro simile”. Buon Natale!

