La guerra in Ucraina, da anni, continua a colpire duramente la popolazione civile, tra bombardamenti quotidiani e un conflitto di trincea che non accenna a fermarsi. In questo scenario, diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Caritas, sono al fianco delle comunità locali, offrendo sostegno concreto e promuovendo una rete di solidarietà europea. Interris.it, in merito alla situazione umanitaria della popolazione, ha intervistato il dott. Francesco Fornari, coordinatore dei progetti in Ucraina per Caritas Italiana.
L’intervista
Dottor Fornari, come si sta configurando la situazione in Ucraina per la popolazione civile a seguito dell’intensificarsi degli attacchi russi?
“La guerra per la popolazione civile si combatte su due fronti. Il primo è quello attivo, fatto di trincee, bunker e scontri a fuoco, esteso su varie regioni del Paese. È un conflitto che ricorda la Prima guerra mondiale: da tre anni i combattimenti continuano senza significativi spostamenti territoriali. La Federazione Russa ha effettivamente guadagnato terreno, ma si tratta di poche decine di chilometri in un Paese molto vasto. Dal settembre 2022 non si registrano cambiamenti rilevanti, ma è aumentata la violenza e, con essa, le vittime. Le stime variano, ma tutte indicano un bilancio umano in crescita. Da parte russa combattono circa 500 mila persone, da parte ucraina 450 mila. Considerando che l’Ucraina ha circa 30 milioni di abitanti, significa che un cittadino su 60 è al fronte. Ogni famiglia ha qualcuno coinvolto: un fratello, un figlio, un marito. Alcuni hanno i propri cari prigionieri in Russia, di cui non sanno nulla da anni. Questo genera una pressione psicologica enorme. Non solo per chi ha qualcuno al fronte, ma anche per chi teme di essere chiamato a combattere. L’ansia per un possibile sfondamento o una nuova mobilitazione è costante”.

Il secondo fronte è quello dei bombardamenti. Come si sta profilando la situazione su questo versante?
“I bombardamenti colpiscono soprattutto le aree civili. Dall’agosto scorso si è registrato un aumento, ma in realtà sono in costante crescita sin dal 2022, sia per intensità sia per frequenza. Colpiscono le grandi città e le aree rurali vicine a infrastrutture strategiche, come oleodotti e basi militari. L’impatto diretto è drammatico, ma quello psicologico è devastante: vivere in città dove le sirene antiaeree suonano ogni notte significa non dormire, rifugiarsi nei sotterranei, temere per la propria casa. Chi vive ai piani alti è più esposto. Non tutti gli edifici hanno bunker, e le metropolitane sono spesso l’unico rifugio. Tutto ciò ha conseguenze pesanti, psicologiche e pratiche: chi ha un familiare al fronte perde spesso anche una fonte di reddito. Non so quale sarà il punto di rottura, ma finora la popolazione ucraina ha dimostrato una forza e una fierezza straordinarie. Io stesso vivo a Kiev, in un quartiere relativamente sicuro, ma il peso della guerra si sente ogni giorno”.
In che modo Caritas Italiana sta sostenendo la popolazione civile?
“Caritas Italiana opera in sinergia con il network delle Caritas europee per sostenere quelle locali. In Ucraina supportiamo entrambe le Caritas presenti, valorizzando la conoscenza del territorio e delle comunità: solo chi è presente da decenni può intercettare i bisogni reali. Il nostro impegno si concentra su minori, persone fragili e con disabilità, offrendo supporto psicologico e sanitario. Un’area importante è quella della telemedicina, ma interveniamo anche con progetti più mirati, rispondendo a richieste urgenti delle Caritas locali. Inoltre, lavoriamo per rafforzare l’organizzazione interna di Caritas Ucraina e Caritas Spes, che sono cresciute enormemente dall’inizio del conflitto. L’obiettivo è renderle sempre più autonome e solide”.

Guardiamo al futuro: quali sono i desideri di Caritas e come si può sostenere la vostra azione in Ucraina?
“Il primo modo per aiutarci è partire dalla propria comunità: parrocchie, quartieri, ambienti locali. Spesso ci sono persone ucraine vicine a noi, con bisogni concreti. Il secondo passo è informarsi, capire cosa sta accadendo. L’Ucraina è geograficamente vicina: Trieste e Leopoli distano meno di mille chilometri. Caritas Italiana si sostiene soprattutto grazie alle donazioni dei fedeli. Anche un piccolo contributo può fare la differenza. Il nostro auspicio è quello di una pace giusta, che non generi nuova violenza. Dopo la fine del conflitto, sarà necessario un lungo e complesso processo di riconciliazione nazionale. Le ferite sono profonde. Ma è da lì che bisognerà ripartire”.

