In Ucraina, a causa del conflitto in corso da tre anni, la condizione della popolazione e, in particolare delle persone con disabilità, è progressivamente peggiorata, aggravata da barriere fisiche, mancanza di accesso ai servizi essenziali e gravi rischi per la sicurezza personale. Il numero delle persone con disabilità è aumentato di centinaia di migliaia di unità, a causa diretta delle devastazioni causate dai combattimenti. In questo scenario complesso, diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Cbm stanno svolgendo un ruolo fondamentale, fornendo i sostegni necessari. Interris.it, su questi temi e su quanto emerso sul fronte dell’inclusione alla recente Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, ha intervistato il dott. Massimo Maggio, direttore generale di Cbm Italia.

L’intervista
Dottor Maggio com’è attualmente la situazione delle persone con disabilità in Ucraina?
“Dall’inizio del conflitto, alle 2 milioni e 700 mila persone con disabilità già presenti nel Paese, se ne sono aggiunte circa 300 mila, a causa delle conseguenze dirette della guerra. In un contesto di emergenza umanitaria come quello attuale, le persone con disabilità hanno una probabilità quattro volte maggiore di morire. Questo perché incontrano ostacoli nell’accesso agli spazi sicuri a causa delle barriere architettoniche, non ricevono informazioni fondamentali per la loro sicurezza e, spesso, non riescono a lasciare le proprie abitazioni per raggiungere i rifugi. Tutto ciò rende ancora più urgente il raggiungimento della pace e l’avvio della ricostruzione del Paese”.
Quali sono, ad oggi, i principali bisogni delle persone con disabilità? Come sta operando Cbm sul campo?
“In questi tre anni di guerra, Cbm, grazie al sostegno della cooperazione tedesca e dei donatori italiani, ha lavorato attivamente con le organizzazioni locali che rappresentano le persone con disabilità, raggiungendone finora 98 mila, non solo in Ucraina ma anche nei Paesi limitrofi. Gli interventi si sono concentrati sull’assistenza medica, sul supporto psicosociale fondamentale, considerando il forte impatto psicologico della guerra e sui servizi riabilitativi. Abbiamo inoltre fornito sostegni economici e avviato azioni di sensibilizzazione sui diritti delle persone con disabilità, in linea con il lavoro dell’EDF, ovvero lo European Disability Forum, di cui facciamo parte e attraverso l’applicazione dei principi racchiusi nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità”.
Recentemente avete partecipato all’Ukraine Recovery Conference. Quali dovrebbero essere, a suo avviso, le priorità per la ricostruzione e, in particolare, per garantire l’inclusione delle persone con disabilità?
“La Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina è stata straordinaria, sia per la partecipazione, con oltre novemila presenze, sia per i temi affrontati. È emersa con forza l’idea che l’inclusione non debba riguardare solo le persone con disabilità, ma l’intera società. Ci auguriamo quindi che il conflitto finisca al più presto, affinché si possa pianificare la ricostruzione fin dall’inizio con un approccio realmente inclusivo, capace di rispondere alle esigenze delle persone con disabilità e, di conseguenza, di tutti. Solo così la parola ‘inclusione’ potrà acquisire un significato pieno e concreto”.

