L’urgenza è quella di garantire a tutti un tetto sulla testa richiede una mobilitazione per “unire fatti e visione, risorse e cuore” così da trasformare le città in grandi case. L’Italia si conferma al primo posto in Europa per la quota di proprietà immobiliare, ma anche per il numero di alloggi non occupati. Un paradosso che evidenzia le distorsioni di un mercato abitativo rigido e poco reattivo all’emergenza abitativa. A certificarlo è il nuovo report della fondazione Ifel, “L’offerta di abitazioni in Italia. Un quadro generale“. Il termine emergenza abitativa, rileva Alessia Bardi, si impone con forza guardando ai dati Ifel. In Italia, secondo l’ultimo censimento Istat 2021, sono 9,6 milioni le abitazioni non occupate, pari al 27,3% dello stock totale. Un valore più che triplo rispetto alla Francia (7,8%) e oltre sei volte superiore a quello della Germania (4,4%). Nonostante l’Italia conti oltre 35 milioni di alloggi, la domanda insoddisfatta resta elevata, specialmente nelle aree urbane e per le fasce a reddito medio-basso. Questa contraddizione, secondo Rinnovabili.it, sottolinea una forte asimmetria tra domanda e offerta, resa ancora più acuta da un mercato della locazione debole. Appena il 13,1% delle abitazioni è in affitto, contro il 33,3% della Francia e il 53,4% della Germania.

Tetto per tutti
A Roma nella Sala Grande del Palazzo della Casa dell’Architettura si è svolta la conferenza “All We Need Is Home-4 sfide per il futuro”. Con questa iniziativa Roma Capitale ha rilanciato a livello globale il tema dell’abitare ponendosi come attore istituzionale in grado di dialogare con Europa, mercato e società civile. La conferenza ha messo al centro l’esperienza maturata negli ultimi anni con Pnrr e progetti giubilari. Ossia alloggi realizzati, riqualificazioni avviate, servizi digitali potenziati, nuovo patrimonio acquisito. Risultati che, spiegano dal Campidoglio, mostrano come Roma sia oggi un partner affidabile nelle alleanze tra pubblico e privato, capace di gestire investimenti complessi e portare a termine interventi strutturali. Il messaggio dell’iniziativa è quello di trasformare interventi episodici in politiche sistemiche, costruendo un orizzonte comune di inclusione e sviluppo. Tra i relatori il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Obiettivo concreto
“Il sindaco per essere pragmatico deve fare- spiega Gualtieri-. È bene avere delle idee, ma poi concretamente l’obiettivo è realizzare delle cose e noi abbiamo cercato di unire fatti e visione. A Roma le cose si possono fare se ci sono le idee, le risorse e la determinazione di squadra. Qui ci sono delle potenzialità grandissime anche dal punto di vista di quel modello di unire le politiche per avere più case per la Affordable Housing o le politiche di rigenerazione e riqualificazione della città. Il primo passo è chiedere risorse al governo e all’Europa, senza di esse non si fa nulla, perché anche con poco si può fare moltissimo”. Poi, prosegue il primo cittadino della capitale, “bisogna coinvolgere dentro questa dimensione qualitativa tutte la filiera istituzionale, tutte le energie orizzontali quindi società, imprese, sindacati, forze associate culturali e intellettuali che possono mettere in campo per dare carne e anima a questa visione di una politica per la casa rivolta a migliorare le nostre città e la qualità della vita di tutti i cittadini. Abbiamo bisogno di risorse e cuore per fare delle città le nostri grandi case”.

Mappa abitativa
Il patrimonio abitativo inutilizzato non è uniformemente distribuito. I livelli più alti di alloggi vuoti si registrano nelle città metropolitane del Sud. Reggio Calabria (40,2%), Messina (39,8%) e Palermo (32,5%). Situazioni più contenute si osservano a Milano (12,4%), Bologna (15,5%) e Firenze (14,9%), dove il mercato è più dinamico. Parte degli alloggi vuoti è riconducibile alle seconde case, in particolare nelle aree turistiche, ma anche a immobili fatiscenti, ereditati o in attesa di ristrutturazione. Le rilevazioni, inoltre, non distinguono con precisione tra uso sporadico e reale abbandono, alimentando un vuoto statistico che complica la pianificazione. L’Italia si distingue per la più alta quota di abitazioni in proprietà (55,4%) e una percentuale molto ridotta di edilizia sociale: appena il 2,6% dello stock, seppure con un ruolo importante nel mercato dell’affitto (19,6% dell’offerta in locazione). Tuttavia, le assegnazioni annuali restano basse (circa 16.000), con un tasso di ricambio del 2,1%. Nel comparto privato, il tasso di rotazione degli affitti è più dinamico (25%), ma resta insufficiente a fronte di una domanda crescente da parte di famiglie monoreddito, anziani soli e giovani adulti. Le prospettive demografiche aggravano il quadro. Entro il 2050, una famiglia su tre sarà composta da una sola persona, mentre le coppie con figli caleranno del 19,2%.

