La Somalia continua a vivere una delle crisi umanitarie più gravi e prolungate al mondo, segnata da conflitti interni, disastri naturali ricorrenti e insicurezza alimentare diffusa. Milioni di persone affrontano quotidianamente carenze di cibo, acqua e servizi sanitari essenziali, mentre la siccità e le inondazioni compromettono la sopravvivenza delle comunità rurali. Interris.it, ha intervistato Sara Bernashed, direttrice di Caritas Somalia.
L’intervista
Quali sono oggi le principali emergenze umanitarie che colpiscono la popolazione somala?
“La Somalia è un’emergenza continua. Ogni giorno ne affrontiamo una nuova. Le principali criticità riguardano l’insicurezza alimentare: 3,4 milioni di persone vivono in una condizione di grave insicurezza alimentare, di cui il 3% in emergenza e il 15% in crisi. Le fasce più colpite sono gli agricoltori, soprattutto nel nord e nell’est del Paese, dove la siccità ha colpito circa 2,5 milioni di persone. Un’altra categoria particolarmente vulnerabile è quella degli sfollati interni: circa 3,9 milioni di persone hanno dovuto lasciare le proprie case a causa delle violenze e dei disastri naturali ricorrenti. In Somalia, infatti, si alternano periodi di inondazioni e siccità sempre più frequenti, che aggravano la crisi umanitaria. A soffrire maggiormente sono i bambini: 1,85 milioni di minori sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione acuta”.
In che modo Caritas sta intervenendo sul territorio per garantire assistenza alimentare, sanitaria e sostegno alle comunità più vulnerabili?
“La struttura di Caritas Somalia è molto piccola. Lavoriamo però in collaborazione con organizzazioni locali, il che ci consente di raggiungere aree spesso inaccessibili ad altre agenzie umanitarie o ONG. Attualmente stiamo portando avanti un progetto finanziato da Caritas Italiana con fondi della CEI, concentrato sul settore WASH (acqua, servizi igienici e igiene). Abbiamo costruito bagni e punti di distribuzione di acqua potabile, ma soprattutto realizziamo attività di sensibilizzazione. Crediamo infatti che l’intervento umanitario non debba limitarsi all’assistenza immediata: stiamo cercando di introdurre un approccio che unisca emergenza, sviluppo e pace, seguendo la logica del Nexus. In questo progetto abbiamo inserito anche attività di prevenzione delle violenze di genere, un problema molto diffuso in un contesto privo di istituzioni solide. Organizziamo incontri di sensibilizzazione e distribuiamo dignity kits alle donne in movimento, contenenti torce solari e fischietti: strumenti semplici, ma che in diversi casi si sono rivelati efficaci nel prevenire o ridurre gli episodi di violenza. Stiamo inoltre elaborando un progetto sulla malnutrizione, che probabilmente verrà finanziato da alcune Caritas diocesane italiane. L’obiettivo è promuovere l’autosufficienza alimentare attraverso la creazione di tre giardini comunitari, uno ogni cinquanta famiglie. In questi spazi verranno coltivati prodotti nutrienti come moringa, sorgo, legumi, patate, pomodori e arachidi. Il progetto prevede anche corsi di educazione alimentare per insegnare alle madri a diversificare la dieta e a utilizzare le risorse locali per prevenire la malnutrizione”.

Quali prospettive di sviluppo e resilienza promuove Caritas in Somalia per aiutare le popolazioni locali? In che modo, chi lo desidera, può supportare la vostra azione?
“Caritas Somalia realizza soprattutto progetti di risposta immediata, a causa dell’instabilità del Paese e della scarsità di fondi. Tuttavia, cerchiamo di promuovere iniziative che rafforzino le competenze e l’autonomia delle comunità. Due anni fa, ad esempio, abbiamo organizzato un corso di permacultura per agricoltori locali, finalizzato a migliorare le loro capacità e a valorizzare le risorse già presenti nel territorio. Crediamo che lo sviluppo della Somalia debba nascere dall’interno, dal senso di responsabilità collettiva verso la terra come bene comune. Il nostro ruolo è quello di accompagnare le comunità in questo percorso di crescita e consapevolezza. Tra i progetti in fase di studio vi è anche un sistema di raccolta dell’acqua piovana nelle aree più colpite dalla siccità. L’iniziativa, che coinvolgerebbe quattro villaggi, mira non solo a garantire acqua tutto l’anno, ma anche a favorire la cooperazione e la pace tra comunità spesso divise da conflitti tra clan. Il sistema verrebbe gestito a turni, con una settimana di utilizzo per ciascun villaggio, per promuovere corresponsabilità e dialogo. Chi desidera sostenere Caritas Somalia può farlo attraverso donazioni dirette o tramite Caritas Italiana, che ci supporta dal 1986. Abbiamo inoltre avviato un progetto di sensibilizzazione chiamato ‘La rotta orientale’, una mostra dedicata ai percorsi migratori verso i Paesi del Golfo. Molti migranti partono da Somalia ed Etiopia, attraversano il Somaliland e il Puntland per poi imbarcarsi verso lo Yemen e l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi. La mostra, già ospitata in diverse diocesi italiane, vuole far conoscere una delle rotte migratorie più ignorate e drammatiche del mondo, ricordando le vite perdute e le persone ancora intrappolate in situazioni di violenza e sfruttamento”.

