Sfide social: il diffuso disagio psicofisico dei giovani

Le "challenge", le sfide sui social sono la cartina tornasole del diffuso disagio psicofisico dei giovani

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Il planking è una recente “moda” giovanile, italiana e non solo, in cui ci si sdraia a terra, con il viso rivolto verso il basso e le mani lungo i fianchi, in posizione rigida, per salire, all’ultimo momento, sull’automobile che sopraggiunge. Il termine proviene dall’inglese “plank” che significa “tavola”.

Dal movimento di protesta…

La pratica dello sdraiarsi, irrigiditi, faccia a terra, nei luoghi più impensabili e rischiosi, vanta numerosi copyright. Qualche anno fa, ha rappresentato una forma di dissenso nelle Filippine, contro la decisione governativa di ridurre i contributi per l’istruzione, ricevendo un’eco internazionaleSi è trattato di proteste annunciate, di massa, in cui i manifestanti non hanno corso il pericolo di essere investiti dalle automobili ma hanno provocato le reazioni e i divieti del governo locale.

… alla follia per un like

In Italia, invece, il contagio di questa pratica non ha alcuna valenza seria o rivendicazione di importanti diritti: consiste soltanto nel racimolare quante più visualizzazioni possibili nei social per divenire famosi, a costo di rimetterci la vita, per le condizioni davvero estreme in cui viene praticato. Il Belpaese non si fa mancare alcuna sfida insensata sui social (le cosiddette “challenge”) e conta su diverse schiere di praticanti, da Nord a Sud.

Molti giovani, infatti, si posizionano sdraiati e col viso sull’asfalto o sui binari, per poter dimostrare, attraverso dei video da postare in rete, la loro abilità a scansare automobili o treni. Altre versioni sono quelle in cui l’esibizione si svolge ai margini di strapiombi o su ringhiere di balconi.

Da qualche anno, nei social, dunque, rimbalza questa stupida sfida. La gravità del gesto e dell’idea si abbina all’aspetto, inquietante, del gran numero di visualizzazioni e di estimatori che arrivano a considerare come eroi coloro che provano e riescono nella sfida. La chiave, satanica, di tutto, è nel grande impatto “positivo” che suscita nei ragazzi anziché scatenare una riprovazione totale.

La visibilità offerta, così, al presunto coraggioso, alimenta la sua voglia di provarci e divenire famoso nel web. È un rapporto di causa-effetto reciproco e che si alimenta a dismisura, soprattutto nel recente periodo di post pandemia, in cui si è usciti dalle case e si è tornati a mostrare le bravate.

Totem di queste nuove challenge, di derivazione esterofila ma con humus fertilissimo in Italia, è il telefonino cellulare (un’appendice, ormai, del corpo umano di adulti e giovanissimi), in grado di riprendere, con alta definizione, le bravate più trend del momento.

La confusione tra il reale e il virtuale

L’esaltazione del gesto spericolato ed eroico, delle sfide così rischiose, riflette l’assuefazione ai contenuti di molti programmi televisivi, film o videogiochi in cui c’è piena confusione tra il reale e il virtuale, in cui si lotta per dare la morte o far tornare in vita. In questi casi, può soccombere il giocatore stesso ma, fra bonus e altre opzioni, riesce a tornare vivo. In tale gioco, così compenetrato nella mente e adattato convintamente al reale, si perdono anche la sensibilità umana e la dimensione del rischio. Il voler essere, a ogni costo, nei telefoni cellulari di tutti, come l’eroe del videogioco più rischioso, supera anche i gravi eventi, reali, in cui i giovani ci rimettono davvero la vita o rimangono feriti in modo serio.

Tali “emozioni” così forti sono riprese, senza tregua, dall’inizio del 2021; un particolare inquietante, è la tenerissima età in cui si inizia a praticare il planking o altre mode simili: già dai 10-12 anni. Coinvolge, inoltre, adolescenti e individui più maturi, sia maschi sia femmine. Tali performance attirano un numeroso pubblico, per il sottile desiderio di essere direttamente spettatori dell’evento (al di là della semplice condivisione del video), dell’“io c’ero”, che diviene altro elemento di rischio per epiloghi disgraziati non prevedibili. Gli eventi nefasti non lo hanno ancora fatto passare di moda, anzi, il fenomeno è attuale e, purtroppo, praticatoLa chiusura in spazi angusti, l’inattività e la solitudine sono stati elementi, causati dalla pandemia, che hanno contribuito ad alimentare la voglia di emergere a livello social e virtuale, arrivando, velocemente, nei telefoni degli altri a suon di follie.

Le dinamiche psicosociali

Occorre valutare le diverse dinamiche psicosociali in atto durante le challenge. Nella costruzione folle della “prova”, l’intenzione del planker è quella di sorprendere il più possibile l’ignaro automobilista che sopravviene e costringerlo a una frenata improvvisa. Se questi riuscisse a vedere in tempo il giovane sdraiato e a frenare, di conseguenza, l’atto eroico non si materializzerebbe e vi sarebbe molta delusione tra i fan lì appostati, per aver ripreso un video inutile e lo stesso semidio avrebbe perso un’occasione d’oro, con il rischio, altrimenti devastante in termini di visualizzazione sociale, di aver perso credibilità, di aver rimediato una pessima figura.

Il rapporto tra giovani, social e web

“Tutti bravi genitori (con gli adolescenti degli altri)” è il volume, pubblicato il 21 agosto scorso da Centro Leonardo Education, con il quale i tre pedagogisti che ne sono gli autori (Giuseppe Ciccomascolo, Matteo Locatelli, Mirko Pagani), chiariscono le dinamiche specifiche dei giovani nel loro complesso rapporto con il web e i social.

Papa Francesco incoraggia i giovani ai veri valori delle sfide, vissute da protagonisti del bene e non per trionfo dell’esibizionismo, della fama e della visibilità “Voi siete attori di questo mondo, non siate soltanto spettatori! Vi incoraggio a non aver paura di affrontare le sfide della vita in modo da salvaguardare i valori cristiani, in particolare la difesa della vita, lo sviluppo, la dignità di ogni persona, la lotta contro la povertà e tante altre battaglie che dobbiamo affrontare ogni giorno. E quando la strada diventerà più difficile, ricordate che siete figli e figlie della Chiesa. La Chiesa è vostra Madre; essa vi sostiene ma conta anche su di voi!”.

L’allarme dell’Unicef

Il 15 ottobre scorso, l’Unicef ha lanciato un allarme di proporzioni inimmaginabili e devastanti, per le quali, le sfide irrazionali e insensate sembrano esserne lo specchio conseguente. Al link https://www.unicef.it/media/in-europa-9-milioni-di-adolescenti-convivono-con-un-disturbo-mentale-suicidio-2-causa-di-morte/, si legge “Lanciata oggi l’Analisi europea tratta dal rapporto UNICEF: ‘La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente’. Secondo il nuovo rapporto in Europa il suicidio è la seconda causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 15 e i 19 anni, preceduta soltanto dalle morti causate da incidenti stradali. Il rapporto mostra anche che il 19% dei ragazzi europei tra i 15 e i 19 anni soffre di problemi legati alla salute mentale, seguiti da oltre il 16% delle ragazze nella stessa fascia d’età. Tra i ragazzi tra i 10 e i 19 anni, 9 milioni convivono con un disturbo legato alla salute mentale: l’ansia e la depressione rappresentano oltre la metà dei casi. Mentre il COVID-19 continua a causare caos nelle vite, il Brief– un’analisi con focus sull’Europa della pubblicazione annuale dell’UNICEF ‘La condizione dell’infanzia nel mondo: Nella mia mente’ – esamina le problematiche che colpiscono i bambini e la salute mentale e il benessere di bambini e giovani in Europa. Lo studio fornisce anche dati preoccupanti sullo stress cui sono sottoposti, insieme a chiare raccomandazioni per i governi in Europa e le istituzioni dell’Unione Europea. […] Si stima che circa 1.200 bambini e adolescenti fra i 10 e i 19 anni pongono fine alle loro vite ogni anno, ovvero 3 vite al giorno perse a causa di suicidi in Europa. La percentuale di suicidio nel 2019 fra i ragazzi è stimata di gran lunga maggiore rispetto alle ragazze, rispettivamente il 69% e il 31%, e la fascia di età più colpita è fra i 15 e i 19 anni (1.037 contro i 161 fra i 10 e i 14 anni). La percentuale di problemi legati alla salute mentale per i ragazzi e le ragazze in Europa fra i 10 e i 19 anni è del 16,3%, mentre il dato globale nella stessa fascia di età è del 13,2%. Le nazioni con la percentuale maggiore in Europa fra le 33 prese in esame sono: Spagna (20,8%), Portogallo (19,8%) e Irlanda (19,4%), mentre quelle con la percentuale minore si trovano principalmente in Europa orientale: Polonia (10,8%), Repubblica Ceca (11%), Bulgaria, Ungheria, Romania e Slovacchia (11,2%). In Italia si stima che, nel 2019, il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrano di problemi legati alla salute mentale, circa 956.000 in totale. Fra le ragazze, la percentuale è maggiore (17,2%, pari a 478.554) rispetto ai ragazzi (16,1%, pari a 477.518). […] La pandemia da COVID-19 è anche un’emergenza di salute mentale che ha conseguenze su bambini e giovani in Europa. Una vera Unione della Salute Europea aiuterà a investire lì dove è più necessario: per promuovere una salute mentale positiva e accedere a un sostegno per i nostri bambini – il futuro dell’Europa”.

Numeri impressionanti

Questo lungo rapporto dell’Unicef, forse passato in secondo piano, è davvero impressionante nei numeri che cita. I giovani si trovano in una condizione psicofisica allarmante e molto generalizzata, più del singolo atto folle o della bravata. L’intervento delle istituzioni e delle realtà sociali deve essere immediato e diffuso, senza pausa: il gran numero di giovani suicidi impone tale drastica presa di posizione. Una generazione così debole e sola non può annullarsi fisicamente e mentalmente. Senza processi o sentenze, si passi immediatamente all’azione.

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