L’Unione Europea sente l’urgenza di far sentire la propria voce nello scacchiere geopolitico internazionale. S.E. Mons. Mariano Crociata, Presidente della COMECE (Conferenze Episcopali dell’Unione europea), riflette con Interris.it sul futuro del continente, rilanciando il Magistero di pace della Chiesa. Al centro, la necessità stringente di superare le frammentazioni tra gli Stati membri per riscoprire un multilateralismo efficace e un’iniziativa diplomatica coesa, unici strumenti capaci di sottrarre l’Europa alla marginalità nei teatri di conflitto. Mons. Crociata annuncia inoltre l’ambizioso progetto di un grande evento ecclesiale e civile per il 2027, a dieci anni dallo storico “Rethinkin Europe“, volto a stimolare un dibattito culturale e politico che rimetta in cammino le istituzioni europee verso un’autentica solidarietà.
L’intervista
Eccellenza, partiamo dal desiderio comune di pace emerso con forza durante la recente udienza con Papa Leone XIV. La COMECE si trova a confermare questa sintonia in un momento storico cruciale a livello europeo. Come si traduce oggi il Magistero del Papa nella vostra azione?
“La posizione e il Magistero del Papa sono estremamente chiari. Nell’incontro abbiamo ribadito non solo la nostra totale adesione, ma anche la nostra ferma volontà di interpretare e tradurre nella situazione odierna quelli che sono gli orientamenti di fondo della dottrina sociale della Chiesa. Oggi più che mai c’è bisogno di dare concretezza a quelle parole nel contesto geopolitico attuale”.
Il tema dell’unità è storicamente un nodo delicato per l’Unione Europea. Negli ultimi anni abbiamo vissuto tensioni forti, a tratti drammatiche, tra Stati e governi, anche se recentemente sembrano parzialmente attenuate. Qual è lo stato di salute dell’unità europea visto dalla vostra prospettiva?
“I problemi ci sono, e le tendenze populistiche tendono continuamente a evidenziarli. Tuttavia, cresce la consapevolezza che una maggiore unità sia l’unica via per far guadagnare l’Europa, i singoli popoli e i singoli Paesi. Senza un orientamento unitario, sia dal punto di vista politico che economico, le singole nazioni non possono trarre pieno frutto dalle proprie potenzialità, come diverse voci hanno giustamente messo in luce in questi anni”.
Questo deficit di unità rischia di indebolire l’Europa anche sullo scacchiere internazionale. In che modo la coesione interna influisce sulla capacità di promuovere la pace?
“Credo che da questo dipenda il contributo fondamentale che l’Unione Europea può dare alla pace. Quanto più l’UE è unita, tanto più può far sentire la propria voce e incidere nei rapporti con gli altri Stati e, soprattutto, nelle situazioni di conflitto. Purtroppo, a causa delle nostre frammentazioni interne — che spesso si manifestano in maniera eccessiva — l’Unione Europea rischia di essere emarginata e fatica a farsi sentire nei teatri di guerra. Siamo comunque fiduciosi: la direzione dell’unità è percepita e la speranza è che venga abbracciata con decisione”.
A proposito di camminare insieme, è emerso il desiderio di riprendere, a distanza di dieci anni, una grande manifestazione che veda dialogare vescovi e istituzioni civili. In un mondo profondamente cambiato rispetto a un decennio fa, quali sono gli obiettivi di questo appuntamento?
“Sì, abbiamo espresso questo desiderio e il Papa lo ha accolto con molto favore. Vogliamo promuovere un nuovo grande evento a dieci anni da quello che fu chiamato “Rethinking Europe” (Ripensare l’Europa), svoltosi nell’ottobre 2017. L’obiettivo è organizzarlo per l’anno prossimo, nel 2027. Visto l’incoraggiamento del Santo Padre, siamo ormai ben orientati. Vorremmo che fosse un momento in cui condensare riflessioni, confronti e dibattiti tra molteplici voci; un punto di coagulo importante. Speriamo possa generare una forte risonanza nell’opinione pubblica e a livello culturale, producendo effetti concreti in ambito politico, nel mondo dei partiti, all’interno della Commissione e in tutte le istituzioni europee”.
Questo è stato il vostro secondo incontro con il Pontefice a distanza di un anno. Che impressione le ha fatto il Santo Padre e qual è la sua principale preoccupazione per il futuro del continente?
“Rispetto all’anno scorso, ho trovato un Papa pienamente e profondamente addentro alle questioni. Ha centrato fin dall’inizio il vero nucleo del problema: la necessità di recuperare il multilateralismo. Il Papa è fermamente convinto che l’Europa, attraverso un’unità sempre più rafforzata e una rinnovata capacità di presenza nel dialogo internazionale e nell’iniziativa diplomatica, possa davvero portare il proprio unico e originale contributo di pace nel mondo di oggi. È determinato a camminare in questa direzione e ha incoraggiato con forza anche noi della COMECE ad andare avanti su questa linea”.

