“Scusa, non ho tempo” è una frase che ripetiamo spesso, durante le nostre giornate risucchiate dentro un’accelerazione costante. “Ma quelle parole possono lasciare spazio ‘ho voglia di vivere il mio tempo’, perché il tempo è un tesoro che non si ha, ma si sceglie, si trova, si incontra”, dice a Interris.it lo psicologo e psicoterapeuta professor Alfredo Altomonte, dirigente all’Asl Roma 3, preparatore mentale di 2° grado della Federazione italiana tennis e padel (Fitp), docente all’Università Pontificia Salesiana. Nel suo ultimo libro “Non è mai troppo tardi per iniziare davvero. Come scoprire il kairos”, edito da San Paolo e in uscita il 13 aprile, ci spiega come trovare il nostro “il tempo di qualità, in cui si ferma la corsa delle vita e si inizia a gustarne le bellezze”.
L’intervista
Professore, dal suo punto di vista di esperto della salute mentale, come vede la nostra società e i suoi problemi?
“Siamo in un sistema sbagliato, dove per fare audience si riversano negli schermi delle persone, racchiusi nella ‘scatola’ televisiva o nel rettangolo dell’i-phone, dati negativi che non vanno davvero alla sostanza di quello che vorremmo ricevere, in termini emotivi. In questo contesto, i ragazzi vivono in una dimensione di narcisismo costante, in quanto sono continuamente in azione con il proprio selfie. Il selfie diventa la loro vita, e non distinguono più ciò che sentono da ciò che mostrano”.
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
“Una considerazione avuta durante una seduta di psicoterapia. Una ragazza mi ha detto ‘ma è possibile che nessuno ci dice che ogni tanto è giusto fermarci, che va bene anche quando ci sentiamo persi, che non si è rotti solo perché non si sa dove si sta andando?’. E’ proprio qui che sta la differenza – tanto semplice quanto poco vissuta – tra il tempo di qualità (kairos) e il tempo quantitativo (kronos). Siamo sempre di corsa, sempre impegnati su ciò che deve essere, e fatichiamo a stare nel tempo in una modalità che ci permetta di vivere, contemplare e valorizzare il momento presente. Questo per me è un libro identitario, perché voglio esprimere e trasmettere, attraverso le testimonianze dei pazienti, la possibilità di godere del tempo che scegliamo per noi”.
La società di oggi, e i singoli individui, hanno paura di stare a contatto con il dolore, e si cerca quindi di non sentirlo?
“Lo scrittore Antoine de Saint-Exupery, autore de ‘Il piccolo principe’, diceva che la crisi è un deserto che va attraversato. ‘Krisis’ in greco vuol dire scelta, discernimento, capacità di riflessione, per cui se ‘attraversiamo quel deserto’, se stiamo nella sofferenza, possiamo capire qual è l’oggetto del nostro desiderio. Siamo intrappolati nei bisogni da soddisfare, ma ciò che davvero ci porta al benessere interiore è legato ai desideri da realizzare. La capacità di sognare realisticamente eleva l’esistenza e la rende piena di significato”.
Nel suo lavoro incontra spesso gli atleti. Nello sport c’è l’elemento competitivo, la spinta a superare i propri limiti in relazione a dei parametri esterni, come conciliare queste cose con il tempo di qualità?
“Ci sono delle tecniche che permettono di distinguere tra la persona e l’atleta. Durante una seduta c’era una ragazza che mi parlava continuamente delle sue prestazioni sportive. Quando le chiesto come stesse e cosa desiderasse per sé, continuava a rispondermi parlando di tennis. Ci siamo fermati e le ho detto che la mia domanda era rivolta a lei come persona, non come tennista, e in quel momento si è aperto uno spiraglio. La persona, nella sua interezza, non è legata a ciò che fa, ma ciò che riesce ad essere. Il benessere si raggiunge quando si trova la capacità di gestire gli istinti e le spinte interne”.
Nella vita di tutti i giorni, come possiamo stare nel tempo di qualità? Ci può illustrare qualche consiglio pratico?
“Serve di trovare, dentro la propria giornata, un momento in cui tutto si si sospende e si parla con sé stessi. Gli esercizi di inspirazione e respirazione a occhi chiusi aiutano ad andare idealmente in un luogo sicuro, uno spazio che ci fa sentire accolti, dove ci troviamo a contatto con il nostro vissuto. In quel momento, il corpo rilascia endorfine, che generano un senso di benessere. In quel luogo interno c’è l’energia che ci permette di entrare in relazione con quello che ci circonda. Anche lo sport è un beneficio per l’anima: quando si è tristi bisogna ripartire dal proprio corpo, per cui occorre ritagliarsi del tempo per fare dell’attività, del movimento”.

