Alla scoperta dei “Coniglietti bianchi” di Perugia

Intervista alla dottoressa Melania Scarabottini, docente nella scuola dei "Coniglietti bianchi" all'interno del reparto di Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale di Perugia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:46

Una mano amorevole che liscia una piega sul grembiulino appena indossato, lo zainetto sulle spalle, la mascherina a coprire naso e bocca. Si sale in macchina e, dopo il lungo periodo estivo, ci si ritrova fuori dagli istituti scolastici in attesa di entrare nella propria aula. La gioia di rivedere il migliore amico, compagno di banco e di avventure, la bellezza di poter riprendere le lezioni. Suona la campanella: si riparte, si ritorna a scuola. Qualcuno sbuffa: non ha voglia di tornare a scuola: ascoltare i professori, fare i compiti, studiare per i compiti in classe, sperare di avere una bella media per poter chiedere, magari un regalo ai genitori.

Ma tornare alla normalità, riprendere anche se a malavoglia il percorso scolastico con i compagni di sempre, non è una cosa così scontata per tutti. Ci sono bambini e ragazzi che darebbero tutto per una vita normale, per tornare alla vecchia routine: casa, scuola, compiti, attività sportive. Invece, a causa di una brutta malattia, devono forzatamente passare un periodo ricoverati in ospedale. La loro routine quotidiana prevede analisi, esami, prelievi, terapie da fare.

La scuola dei “Coniglietti bianchi”

La campanella è suonata anche per gli allievi della scuola dei “Coniglietti bianchi”, dell’Istituto Comprensivo Perugia 5, diretto dal prof. Gallina Fabio. Non ci sono vere aule in un vero istituto, ma uno spazio didattico presso il reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale di Perugia. Un modo di dare continuità scolastica a piccoli pazienti che altrimenti rischierebbero di perdere un anno. Un’opportunità per riportare uno spiragli di normalità nella vita di bambini e ragazzi, vita sconvolta dalla malattia e che rischia di rimanere intrappolata nella quotidianità ospedaliera. 

Un’esperienza “antica”

“La nostra esperienza è molto antica, io sono presente all’interno del reparto, come docente, dal 1992 – spiega la dottoressa Melania Scarabottini, docente di scuola primaria scuola dei “Coniglietti bianchi” e referente per la Regione Umbria dei progetti di istruzione domiciliare,  intervistata da Interris.it -. Noi siamo una delle prime realtà di scuole in ospedale a livello nazionale, insieme al Gaslini di Genova e al Gemelli di Roma. Si tratta di una scuola statale primaria, ma per diverse esigenze abbiamo preso in carico anche ragazzi che avrebbero dovuto frequentare la scuola secondaria di primo e secondo grado”.

Le priorità della vita

“Oltre al programma disciplinare, abbiamo organizzato dei laboratori di autobiografia con lo scopo di aiutare bambini e ragazzi ad entrare in contatto con le loro emozioni, per aiutarli a elaborare quanto sta capitando nella loro vita – racconta la dott.sa Scarabottini -. Fare scuola all’interno di un ospedale è un’esperienza molto forte, che ti mette a contatto con la malattia oncoematologica, in alcuni casi anche con la morte dei bambini. Un percorso che mi aiutato a ristabilire le priorità della vita, la mia scala di valori ha subito forti modifiche. Si tratta di un’esperienza di grande crescita“.

La bellezza dell’animo umano

Dalle parole della docente emerge un aspetto importante: si tratta di un’esperienza che dà la possibilità di vedere chiaramente la bellezza dell’animo umano, della resilienza, nel mettere in campo tutte le risorse per affrontare un evento così drammatico. “Si ha il privilegio di poter camminare accanto a persone che affrontano un dramma nella loro vita e trasformarti in un piccolo bastone di sostegno. E’ qualcosa che arricchisce di senso l’esistenza”.

L’importanza di poter seguire un percorso scolastico

Potrebbe sembrare banale, ma bisogna sottolineare l’importanza per i piccoli pazienti di poter seguire un percorso scolastico durante la loro degenza in ospedale. “Entrare in un reparto, è come essere catapultati in una bolla spazio-temporale in cui scompaiono molti dei parametri vitali – spiega la dottoressa e docente -. Lo scorrere delle giornate, ad esempio, il tempo diventa senza tempo: è scandito solo dalle terapie, dalle cure, ma anche dalla noia. In un primo momento, quello della diagnosi, può capitare che i piccoli siano ricoverati per 30-40 giorni. Significa essere ‘gettati’ dalla normalità della vita in un mare in tempesta. La scuola tende a normalizzare questo tempo”. Attenzione però. “Normalizzare non significa banalizzare, ma ridare norme, ridare forma a un’esperienza che rischia di diventare senza confini, senza spazio. La scuola, all’interno dello spazio angusto dell’ospedale, riporta nella vita dei bambini e ragazzi i colori, la volontà di fare, di apprendere, anche le regole. Recuperare quell’aspetto preponderante della vita, perché la scuola scansiona la crescita”. “Oltre a dare una garanzia che l’anno scolastico non venga perduto – aggiunge la docente -, i ragazzi con la scuola dell’ospedale mantengono contatti con le loro classi di appartenenza. Mentre fuori diventa una noia, un peso, all’interno di un reparto diventa una motivazione forte che si arricchisce della speranza, della fiducia, di poter dire: ‘questa è solo una parentesi, poi tornerò alla vita normale'”.

I “Coniglietti bianchi” Perugia

La classe dei “Coniglietti bianchi” di Perugia è composta da bambini e ragazzi di diverse età. Questo prima dell’epidemia di Covid, quando chiunque dei piccoli pazienti ricoverato, se nelle condizioni di farlo, si ritrovava nello spazio didattico. A causa dell’epidemia, i posti nell’aula sono diminuiti notevolmente per poter rispettare il distanziamento sociale. La loro giornata inizia alle 8.30, si arriva in classe con pigiama e zainetto e si parte con le lezioni. A metà mattina la ricreazione. Due volte a settimana le lezioni ci sono anche il pomeriggio.

Solitamente la seconda parte della mattinata è dedicata ai laboratori. “Uno di questi si chiama Siringù, molto efficace ed importante in quanto vengono utilizzati siringhe, cerotti, garze – racconta la dottoressa Scarabottini -. E’ una sorta di ‘addomesticamento’ dei materiali sanitari. Fanno dei lavori creativi: siringhe si sono trasformate in aereo. Serve per far superare la paura e l’ansia per alleggerire il loro animo”.

Un messaggio per tutti, in particolare per i ragazzi

Dalle parole della dottoressa Scarabottini traspare una grande passione per il suo lavoro di docente, ma anche una grande umanità e capacità di accoglienza nei confronti dei suoi piccoli alunni. Attraverso il suo sguardo abbiamo potuto percorrere il corridoio del reparto di oncoematologia dell’ospedale di Perugia, capire come ci sono persone che dedicano totalmente la loro vita affinché un ospedale possa trasformarsi a misura di bambino e dove ogni bambino possa lasciare la sua impronta.

Ma soprattutto, le sue parole sono anche un messaggio per i tanti studenti che in questo mese di settembre sono tornati nelle loro aule per riprendere le lezioni. E’ vero, andare a scuola potrà essere pesante, a volte si potrà non averne voglia, ma bisogna essere consapevoli che il percorso scolastico è una tappa molto importante della vita e che molti bambini non hanno la fortuna di poterlo compiere.

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