Sanità globale, l’appello della Pontificia Accademia: equità e sostenibilità al centro

Dal workshop internazionale della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Renzo Pegoraro traccia la rotta per una riforma globale della sanità: rimettere al centro la fiducia, la cura dei più vulnerabili e il governo etico delle nuove tecnologie

Mons. Renzo Pegoraro, Presidente Accademia per la Vita. Foto Francesco Vitale

Garantire cure accessibili non è più solo una sfida manageriale, ma un’urgenza morale e politica che interpella le coscienze globali. Questo il forte richiamo del workshop internazionale “Healthcare for all. Sustainability and equity”, la due giorni di lavori promossa dalla Pontificia Accademia per la Vita. L’evento ha acceso i riflettori sulle profonde disparità che ancora oggi negano a milioni di persone l’accesso ai servizi essenziali, proponendo riforme strutturali capaci di coniugare innovazione tecnologica e giustizia sociale. In questo scenario di trasformazione, la Chiesa rivendica il proprio ruolo storico e profetico di prossimità verso i più vulnerabili. A Interris.it, Mons. Renzo Pegoraro, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, analizza i nodi cruciali emersi dal dibattito: dal recupero della fiducia nel rapporto medico-paziente alla gestione etica dell’intelligenza artificiale, fino alla necessità di una politica che rimetta l’equità al centro delle scelte economiche.

L’intervista

Il tema della sanità è oggi globale e di estrema urgenza. Qual è stato l’obiettivo principale della vostra analisi?

“Abbiamo cercato di mettere a fuoco il problema nella sua interezza. È una sfida complessa e rilevante in tutto il mondo: per questo è fondamentale capire come stanno andando le cose e, soprattutto, come recuperare quei principi che devono guidare le soluzioni tecniche. Non si tratta solo di una questione manageriale o dirigenziale; chi si occupa di management sa gestire i processi, ma ciò che conta davvero è la motivazione di fondo. La politica deve riprendere con forza il governo della sanità, l’organizzazione dei servizi e l’utilizzo delle risorse, affinché il sistema sia sostenibile, garantendo equità e giustizia per il futuro”.

Avete riflettuto molto sul rapporto tra pubblico e privato, ma anche sulla fiducia verso i medici, spesso minata da luoghi comuni. In questo contesto, quanto conta la comunicazione?

“La comunicazione è fondamentale e deve fornire informazioni attendibili e corrette, non solo sensazionalistiche. Questo vale sia per la comunicazione scientifica che per i mass media. È necessario collaborare nelle iniziative di prevenzione e promozione della salute per favorire una maggiore fiducia reciproca. Se prevalgono il sospetto e la diffidenza verso i medici e le strutture, diventa difficile costruire una “buona salute” che sia sostenibile. Il denaro è importante, ma non è l’unica soluzione: occorre saper usare le risorse, creare spirito di collaborazione e una maggiore solidarietà fra tutti”.

L’udienza della Pontifica Academia per la Vita con Papa Leone XIV. Foto Accademia per la Vita

Si dice spesso che quando tutti gli altri attori se ne vanno, la Chiesa rimane accanto a chi soffre. Qual è il ruolo storico e attuale della Chiesa in ambito sanitario?

“La Chiesa non è presente solo ‘alla fine’, ma è stata all’inizio di tutto: molti ospedali nel mondo sono nati proprio da iniziative ecclesiali che hanno preceduto la maturazione dei sistemi sanitari pubblici. Oggi la nostra sfida è continuare a essere presenti affrontando le nuove emergenze, come l’invecchiamento della popolazione e la necessità di garantire una buona assistenza agli anziani. La nostra missione è mantenere viva la solidarietà verso i rifugiati, i migranti e tutti coloro che sono più vulnerabili, spesso trascurati o abbandonati”.

Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi e le sfide tecnologiche che attendono la Pontificia Accademia per la Vita?

“Dobbiamo dialogare con le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale. Può essere uno strumento estremamente utile in campo sanitario, ma va capito, gestito e definito con attenzione, valutandone benefici e rischi. L’obiettivo resta quello di mettere la tecnologia al servizio di una sanità più giusta, accessibile e umana”.

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