Nel quadro delle celebrazioni per il 400° anniversario della dedicazione della Basilica di San Pietro, il cuore della cristianità si dota di un nuovo tesoro spirituale e artistico. Per la prima volta nella sua storia plurisecolare, la Basilica vaticana ha una Via Crucis propria, nata non solo come omaggio estetico ma come strumento di profonda meditazione pastorale. L’opera è il frutto di un imponente concorso internazionale che ha visto confrontarsi oltre mille artisti da tutto il mondo, culminando nella scelta del maestro Manuel Andreas Durr. Mons. Orazio Pepe, Segretario della Fabbrica di San Pietro, svela a Interris.it il dietro le quinte di una selezione durata mesi e spiega come le quattordici stazioni di Durr siano state pensate per guidare fedeli e pellegrini nel mistero del dolore redentivo di Cristo, proprio nell’anno in cui la Basilica celebra quattro secoli di storia e devozione.
L’Intervista
Monsignore, la Basilica di San Pietro si arricchisce di una nuova opera dedicata alla Passione. Com’è nata l’idea di dotare la Basilica di una propria Via Crucis?
“L’idea è nata da una constatazione semplice: la Basilica, paradossalmente, non aveva una Via Crucis propria. Negli anni passati abbiamo utilizzato le splendide stazioni di Gaetano Previati, artista italiano di inizio Novecento, ma il Comitato per la Pastorale e la Liturgia della Basilica ha ritenuto che fosse giunto il momento di pensare a qualcosa di originale e permanente. Abbiamo quindi indetto un concorso internazionale che ha riscosso un successo straordinario, con la partecipazione di oltre 1.000 artisti provenienti da ogni continente”.
Un processo di selezione imponente. Come siete arrivati alla scelta finale?
“È stato un lavoro accurato. Inizialmente abbiamo effettuato una scrematura basata sui portfolio e sui curricula artistici dei partecipanti. Siamo arrivati a una ‘finalissima’ con 14 artisti. A ciascuno di loro abbiamo chiesto di presentare due bozzetti: uno obbligatorio sulla Crocifissione e un secondo su un’altra scena a loro scelta. È su queste prove tangibili che la commissione ha valutato e individuato il progetto vincitore”.
Queste nuove immagini si inseriscono in un contesto storico particolare, il 400° anniversario della dedicazione della Basilica. Che valore aggiunto portano?
“Si tratta di una novità che si innesta in un anniversario felice. La Basilica accoglie ogni giorno migliaia di persone: turisti, pellegrini, fedeli romani. Queste opere non nascono per essere semplici oggetti estetici; il loro scopo è prettamente pastorale. Vogliamo offrire ai fedeli uno strumento per la meditazione e la preghiera, specialmente in questo tempo di Quaresima che ci prepara alla Pasqua. L’arte, in questo caso, si mette al servizio della fede per aiutare l’uomo a contemplare il Mistero.”
C’è una stazione che l’ha colpita particolarmente o a cui si sente più legato?
“Direi la Crocifissione di Cristo. È stata la stazione ‘banco di prova’ per tutti i finalisti, quella su cui abbiamo chiesto di esprimere il massimo della profondità spirituale e artistica. È l’immagine del sacrificio estremo, ed è stata determinante per la scelta della commissione”.
Qual è il sentimento o l’augurio che vorrebbe che il fedele portasse nel cuore dopo aver sostato davanti a queste stazioni?
“L’augurio è che il fedele, guardando queste immagini, possa compenetrarsi nel mistero del dolore. Non parliamo solo del dolore umano, che pure è presente, ma del dolore di Cristo: un dolore redentivo. Vorrei che chiunque percorra queste stazioni percepisse che quel sacrificio ha un senso profondo di salvezza per ciascuno di noi”.

