San Francesco, Patrono d’Italia, diventerà festa nazionale dal 2026. Una gioia, ma anche una “responsabilità per tutti” che non deve limitarsi a una giornata di vacanza. Il carisma di Francesco è basato su elementi semplici ma radicali come l’umiltà e la minorità — intesa come l’atteggiamento di chi “non ha pretese” e preferisce “stare in fondo”— che continuano a ispirare anche i giovani in ricerca vocazionale. Interris.it ne ha parlato con fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento di Assisi.
L’Intervista
La solennità di San Francesco, Patrono d’Italia, diventerà festa nazionale a partire dal 2026. È una bellissima notizia per il Patrono d’Italia, non trova?
“È certamente una bella notizia, ci fa molto piacere, da tempo l’aspettavamo, a dir la verità. Finalmente siamo arrivati anche a questo. E’ anche una responsabilità per tutti, perché non possiamo pensare che questa festa sia semplicemente una giornata di vacanza in più”.
Quindi non solo festa, ma responsabilità. Quali sono i valori francescani che ci impegnano tutti, non solo voi frati?
“Si, il testo di legge approvato parla dei valori francescani, che sono quelli della pace, della solidarietà, dell’accoglienza e del rispetto del creato. Sono tutti temi che ci impegnano a fondo. Non possiamo immaginare che tutto rimanga lì semplicemente per far memoria, ma proprio per fare memoria abbiamo bisogno di impegnarci”.

Al di là della notizia, l’attualità di questo Santo, del Patrono d’Italia, ci spinge a riflettere sull’importanza dell’essenzialità e della semplicità, che erano nel suo carisma. Quanto è ancora attuale il messaggio di San Francesco, non solo tra voi francescani, ma tra i fedeli che vengono a visitarvi?
“I fedeli sono tantissimi, davvero, e notiamo un incremento. Pensate che l’anno scorso in Basilica, qui ad Assisi, sono entrate tre milioni e mezzo di persone, un numero importantissimo e in crescita! Questo vuol dire che c’è un desiderio di incontrare Francesco. Io sono convinto di una cosa fondamentale: Francesco è sempre attuale perché parla del Vangelo, perché è l’uomo evangelico”.
Si parlava di semplicità, umiltà. Questi elementi sono sempre attuali perché sono radicati in Cristo?
“Certo. La semplicità, l’umiltà, la piccolezze sono tutti elementi che Francesco prende da Gesù e lui ci rimanda continuamente al Signore Gesù. È per questo che è sempre attuale, perché il messaggio evangelico non tramonta mai. E poi è molto bello che oggi sentiamo la vicinanza di tante persone che seguono le nostre celebrazioni anche online. Questo vuol dire che c’è un amore non solo per Francesco, ma per chi oggi cerca, in qualche modo, di testimoniarlo”.
Tanti giovani vengono ad Assisi in ricerca, in discernimento. Cosa colpisce un giovane oggi, nel 2025, che sceglie di indossare l’abito francescano e di seguire questa strada?
“Sarebbe meglio chiederlo a loro, ma posso dire che per i nostri novizi è fondamentale la scoperta della presenza di un uomo di Dio e di un uomo che li connette direttamente al Signore. Loro sentono che tutto questo può essere vissuto oggi, anche in una realtà molto concreta. Francesco non ci chiede di essere suoi imitatori, ci chiede di essere dei cristiani coerenti e fedeli. Poi ciascuno con la propria vocazione. Ma lui ci lascia uno spirito, una modalità di vita che ha delle tinte particolari: la semplicità, l’umiltà e la minorità”.
Minorità è un termine poco conosciuto, ma voi vi chiamate Frati Minori.
“Esatto. Minore vuol dire colui che non ha pretese, colui che preferisce stare in fondo. L’essere ultimi, non ricercare nessun posto se non quello con il Signore, è un aspetto centrale del nostro carisma”.
L’ottavo centenario del “Cantico delle Creature” e la “Perfetta Letizia”. Quanto si può vivere questa gioia in una società così preoccupata e agitata?
“Dobbiamo ricordare che la Perfetta Letizia di Francesco non è la gioia sguaiata o la contentezza perché tutto è andato bene. Anzi. Lui dice che la Perfetta Letizia la si raggiunge quando io non mi adirerò nei confronti di qualcuno che mi ha voluto del male, quando riuscirò a perdonare. Nel fioretto, Francesco si vede rifiutato dai suoi e dice a frate Leone: ‘Se noi vivremo senza aver pensato nulla di male di quel frate, e ce ne andremo benedicendo, ecco: questa è la perfetta Letizia’. Chi è capace di fare questo, si metta su questa strada”.
Un’ultima sollecitazione: le tante persone che vengono qui come pellegrini. Qual è un ricordo o una testimonianza particolare che le rimane nel cuore?
“L’esperienza che mi ha segnato di più è quella delle persone che vengono a confessarsi in Basilica dopo anni. E non sono venute apposta per questo! A contatto con la Basilica, con la tomba di Francesco, sentono il bisogno di riconciliarsi. Quante persone mi hanno detto: ‘Qualcosa si è mosso in me proprio grazie alla presenza di Francesco, sento il bisogno di riconciliarmi’. È un dono grandissimo che io ricevo quando accolgo queste confessioni”.

