Il silenzio del Sabato Santo spiegato da una monaca di clausura

Intervista a madre Stefania Costarelli, badessa del monastero benedettino Santa Caterina di Monte San Martino, in provincia di Macerata

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“Il Sabato Santo è definito il giorno del grande silenzio, non si celebra l’Eucaristia ma c’è solo la preghiera liturgica delle Ore che scandisce l’attesa del grande evento della Resurrezione di Gesù che celebreremo nella Veglia Pasquale”. Lo spiega a In Terris madre Stefania Costarelli, badessa del monastero benedettino Santa Caterina di Monte San Martino, in provincia di Macerata.

Il monastero di Santa Caterina

L’origine del monastero è antichissima. L’intitolazione a Santa Caterina, può essere fatta risalire al culto agostiniano, particolarmente devota a tale Santa, che è attestato nella zona, dalla seconda metà del XV secolo. Attualmente la struttura continua ad ospitare una numerosa comunità di religiose, che seguono la regola di San Benedetto dell’Ora et labora in ossequiosa clausura, dedite a molte attività artigianali, tra cui il ricamo, l’agricoltura e soprattutto la pittura di icone.

Il monastero benedettino Santa Caterina di Monte San Martino (MC)

L’intervista a madre Stefania Costarelli

Madre Stefania, sono molti anni che vive nel monastero. Come ha scoperto la Sua vocazione?
“La vocazione l’ho sentita presto, a 16 anni, anche se non l’ho subito capito. Stavo frequentando il terzo anno di un istituto tecnico commerciale, non c’era nulla che mi soddisfacesse, che mi riempisse. Avevo anche un fidanzatino, sono oltre 41 anni che sono in monastero, quindi bisogna tenere conto anche di come era il rapporto con un ragazzo allora, ma sentivo che non era per me. Ho terminato le superiori, sempre insoddisfatta e ho pensato che la mia strada potesse essere una vita missionaria per gli altri. Ho provato, ma nemmeno questo andava. Ho quindi iniziato il lavoro presso uno studio medico, attraverso persone amiche ho conosciuto questo monastero dove sono ora. Incontrando la madre abbadessa di allora e le monache, ho scoperto la loro vita, la preghiera e il servizio a Dio e ai fratelli in una maniera nascosta e silenziosa e ho compreso che era la mia vocazione. Mi sono sentita a casa, pienamente appagata, anche se è stato un cammino di distacco dal mondo faticoso. La mia forza era la preghiera. La vita di una monaca è come quella di una radice: una pianta è bella e rigogliosa se le sue radici stanno bene. Quindi mi sentivo al mio posto”.

Come si svolge la vostra giornata nel monastero?
“La nostra giornata è ritmata dalla preghiera e dal lavoro perché viviamo la regola di San Benedetto Ora et labora (prega e lavora). Ci alziamo alle 5, alle 5.30 diciamo l’ufficio delle letture e le lodi, alle 8 abbiamo la messa, tra le lodi e la messa c’è un’ora di lectio divina personale, di solito sul Vangelo del giorno. Dopo la messa una delle ore minori, l’ora terza, durante la colazione. Poi ognuna si dedica al suo lavoro: la coltivazione dei campi, il ricamo, la pittura delle icone, la cucina, la pulizia dei locali, l’accoglienza degli ospiti, anche se ora è molto più limitata. Si conclude alla sera alle 22 con la compieta. Durante il giorno andiamo a pregare sette volte: lodi, mattutino, terza, sesta, nona, vespro e compieta. Questi momenti sono per noi come le arcate di un ponte che lo sostengono”.

San Benedetto da Norcia

Sabato santo: qual è l’importanza del silenzio per accogliere la Resurrezione di Gesù?
“Quest’anno, causa pandemia, non potrà essere celebrata nella notte. Ma non importa, noi saremo lì in preghiera ad aspettare il canto dell’alleluia del Cristo Risorto che in questo tempo di Quaresima è rimasto nel nostro cuore in attesa di esplodere nella notte di Pasqua. E che cosa c’è di meglio del silenzio il sabato santo per sentire il primo canto del Risorto?”.

Voi vivete tutta la vita nel ritiro dal mondo. Perché questa questa scelta così radicale?
“La nostra vita di monache benedettine non è una esistenza lontana dal mondo. Siamo monache contemplative ma innestate in una realtà viva, in un contesto ben preciso, in un paese, Monte S. Martino, in una diocesi, quella di Fermo. Certamente la scelta radicale sta nel fatto che scegliamo di vivere la nostra vita come un dono per il Signore e per il mondo. Non ci sposiamo, non viaggiamo, siamo stabili! E oggi quanto si ha bisogno di stabilità!! La nostra scelta risponde ad una chiamata del Signore, vera, profonda e poi risponde al bisogno di ciascuna di noi di realizzare la propria vita, in pienezza. Quindi la risposta al perché di tanta radicalità è che quando il Cristo chiama, ci interpella, ci indica la strada, nasce una pace e una gioia profonde tanto che non si può non rispondere come Maria: ‘Si compia in me quanto hai detto'”.

Come avete vissuto e state vivendo la pandemia?
“All’inizio abbiamo vissuto questa pandemia con paura e timore perché era un un evento nuovo, sconosciuto. Man mano che si è andati avanti sono esplosi i suoi effetti di morte, solitudine, isolamento…. ci siamo sentite perciò impegnate in prima persona con tutta la nostra vita di preghiera e di offerta a stare vicine a tutti i nostri fratelli; a quanti ci hanno contattate con i moderni mezzi di comunicazione”.

Avete iniziato le vaccinazioni?
“Le due Sorelle più anziane hanno già fatto la vaccinazione. Per le altre aspettiamo indicazioni secondo le fasce di età. Papa Francesco ci ha dato l’esempio e abbiamo ritenuto di vaccinarci anche noi per tutelare noi e gli altri”.

Anche il resto mondo, causa pandemia, sta vivendo una specie di “clausura”, né voluta né cercata. Quali sono a Suo dire le similitudini e le differenze con la vostra scelta? 
“La similitudine è che purtroppo questa pandemia da covid-19 ci ha colti tutti impreparati. Tantissima sofferenza, fratelli e sorelle morti, soli, senza lavoro…, bambini e giovani chiusi dentro casa! Una ‘clausura forzata’ come diciamo scherzando ai nostri amici. Ed è proprio qui la differenza: noi abbiamo scelto di stare con il Signore perché Lui è la sorgente, la gioia, la forza, l’amore. Egli è il nostro Sposo e noi siamo contente di stare nella sua casa. Causa pandemia invece nessuno ha potuto scegliere, non c’è libertà, è appunto forzata. Questa è la prima differenza. Poi ce n’è un’altra: proprio in quanto libera scelta, noi siamo capaci di stare dentro casa, di stare tra di noi, di volerci bene vivendo ogni giorno fianco a fianco. Mi sembra che la nostra società abbia disgregato invece le famiglie che non sono più abituate a stare a casa, a condividere i pasti, gli spazi, le parole…La maggior parte delle volte molti vivono come estranei sotto lo stesso tetto, si incontrano pochissimo e se lo fanno il cellulare accompagna ogni conversazione o le cuffie rendono i dialoghi asciutti, concisi. Non si è più educati alla stabilità, necessaria nel corpo affinché lo sia nello spirito. Noi scegliamo di vivere stabilmente con chi amiamo, per donare la nostra vita, con tutta la nostra umanità debole e peccatrice. Gli altri, costretti in casa, soffrono perché è una forzatura e anche perché la casa è estranea, interpella, mette in discussione la parte più profonda di ciascuno di noi”.

Monache benedettine (immagine di repertorio)

Qual è l’importanza e la specificità della donna nella Chiesa e nella trasmissione della fede?
“I Vangeli ci dicono che sotto la croce tutti i discepoli sono scappati, sono rimasti solo Giovanni e la Vergine Maria. Ancora ci dicono che sono le donne che all’alba si recano al sepolcro. È l’amore che le spinge e le porta ad annunciare ai discepoli che la tomba è vuota e Gesù è Risorto! Penso che ancora oggi siamo chiamate ad annunziare con la nostra vita che Gesù è risorto, è vivo ed è sempre con noi. Sono anche fermamente convinta che la donna nella Chiesa non abbia niente da ‘invidiare’ all’uomo. Per me è molto importante avere chiara la propria identità che non è in lotta o in contrasto con l’uomo, ma insieme si completano nella vita della Chiesa. La donna in quanto madre ha il compito di iniziare i figli all’incontro con Gesù e di accompagnarli in tutta la loro crescita umana e di fede. Certo, anche insieme al marito! Ma la maternità è un dono che Dio le ha affidato perché porti frutti di bene. Certamente la Chiesa dovrà sempre più accogliere il carisma femminile per crescere in pienezza e in reciprocità”.

Vuole fare un augurio pasquale ai nostri lettori?
“Sì. Il nostro augurio è che questa Pasqua sia un vero passaggio di Gesù Cristo nella vita di ciascuno; certi che ‘nulla può separarci da Lui…’ nemmeno questa pandemia! Sia piuttosto un’occasione per recuperare quella dimensione spirituale, familiare, profonda che abbiamo perso. Auguri a ogni famiglia, assicuriamo preghiera e vicinanza. Il Risorto trovi le porte delle nostre case spalancate e anche i nostri cuori!”.

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