“Rapporto sulla fede”: i 40 anni di un testo profetico

Un punto di riferimento per comprendere presente e futuro della cristianitร 

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Foto di Alex Shute su Unsplash

Quarant’anni dal colloquio dello scrittore cattolico Vittorio Messori con Joseph Ratzinger. E’ stato il “manifesto” che chiudeva la fase tellurica del post-Concilio ed รจ ormai entrato tra i testi di riferimento della storia della Chiesa. Uscito nel 1985, l’anno stesso in cui si apriva il Sinodo per i vent’anni dalla fine del Concilio Vaticano II, il libro raggiunse in tutto il mondo diffusioni da best-seller. In effetti, per la prima volta nella storia, un prefetto dell’ex-Sant’Uffizio parlava “a cuore aperto”, con lucido e coraggioso realismo. Affidando le sue riflessioni sulla fede oggi a un giornalista. “Rapporto sulla fede” รจ ormai un classico, ma รจ sempre bruciante la sua attualitร  di punto obbligato di riferimento per comprendere presente e futuro della cristianitร . Una delle analisi piรน lucide del testo fu realizzata per il settimanale “Tempi” dall’intelltuale cattolico Giovanni Cantoni. “Un colloquio come aveva premesso dallo stesso Joseph Ratzinger presentando l’opera non puรฒ diventare una sintesi, una Summa- osserva Cantoni-. Un colloquio รจ la formulazione di impressioni, di pensieri, un’indicazione di piste di riflessione, ma non รจ la costruzione di un edificio. Un colloquio provoca, stimola, fa pensare, ma non รจ una discussione esaustiva dei complicati dettagli di un problema”. Un colloquio, quindi, รจย  “un genere molto limitato di espressione, ma con tutti i suoi limiti puรฒ avere il suo valore di diagnosi e di stimolo per un nuovo sforzo del lavoro teologico“.

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@Vatican media

Nodi della fede

“Rapporto sulla fede” affronta punti nevralgici spaziando dal Concilio Ecumenico Vaticano II alla ecclesiologia e ai problemi connessi al sacerdozio e alla funzione del vescovo. “Anche e soprattutto in presenza delle conferenze episcopali”, evidenzia Cantoni. Quindi affronta temi squisitamente teologici per passare a quelli morali e spirituali, poi alla liturgia, alla escatologia e allโ€™ecumenismo, e per finalmente chiudere con spunti di sociologia e di missionologia. Il discorso comincia, appunto, dal Concilio Ecumenico Vaticano II e si articola in piรน tesi. La prima, sottolinea Cantoni, constata che “i risultati che hanno seguito il Concilio sembrano crudelmente opposti alle attese di tutti, a cominciare da quelle diย  Giovanni XXIII e poi di Paolo VI. I cristiani sono di nuovo minoranza, piรน di quanto lo siano mai stati dalla fine dellโ€™antichitร ”. Infatti i papi e i padri conciliari si aspettavano una nuova unitร  cattolica e si รจ invece andati incontro a un dissenso che โ€“ per usare le parole di Paolo VI โ€“ “รจ sembrato passare dallโ€™autocritica allโ€™autodistruzione”. Dunque “ci si aspettava un nuovo entusiasmo e si รจ invece finiti troppo spesso nella noia e nello scoraggiamento. Ci si aspettava un balzo in avanti e ci si รจ invece trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza“.

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Foto di Isabella Fischer su Unsplash

La lettera e lo spirito

Dopo la constatazione viene la diagnosi. “Nelle sue espressioni ufficiali, nei suoi documenti autentici, il Vaticano II non puรฒ essere ritenuto responsabile di questa evoluzione che โ€“ al contrario โ€“ contraddice radicalmente sia la lettera che lo spirito dei padri conciliari“. Joseph Ratzinger รจ convinto che “i guasti cui siamo andati incontro in questi venti anni non siano dovuti al Concilio ‘vero’ ma allo scatenarsi, allโ€™interno della Chiesa, di forze latenti aggressive, centrifughe, magari irresponsabili oppure semplicemente ingenue, di facile ottimismo, di unโ€™enfasi sulla modernitร  che ha scambiato il progresso tecnico odierno con un progresso autentico, integrale”. E allโ€™esterno, allโ€™impatto con una rivoluzione culturale. Lโ€™affermazione in Occidente del ceto medio-superiore della nuova “borghesia del terziario” con la sua ideologia liberal-radicale di stampo individualistico, razionalistico, edonistico. Perciรฒ la diagnosi di Joseph Ratzinger รจ che si tratti di unโ€™autentica crisi che va curata e guarita. Infatti “il Vaticano II รจ una realtร  da accettare in pieno, a condizione perรฒ che non sia considerato come un punto di partenza dal quale allontanarsi correndo, bensรฌ come una base sulla quale saldamente costruire”.

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Foto di Tita su Unsplash

Ordine morale

“Rapporto sulla fede” รจ denso di pregnanti osservazioni di ordine morale, sulla via che porta dal liberalismo al permissivismo, connotata da una serie di fratture. Come quelle, per esempio, tra sessualitร  e matrimonio e tra sessualitร  e procreazione. Sotto la pressione di un mondo che allontana dal Magistero e che si pone come magistero alternativo. Spingendo e quasi sollecitando alla costruzione di “morali nuove”. Giovanni Cantoni rileva che tutto il testo รจ “colmo di proposizioni che si prestano a seria meditazione“. Rispondendo a un giornalista che notava come Joseph Ratzinger sia stato descritto “come un pessimista, uno che fa il severo perchรฉ vede nero”, lui stesso rispose molto chiaramente: “Non oso giudicare se sono ottimista o meno. Indipendentemente da ciรฒ, in ogni caso, distinguo tra ottimismo e speranza. Ottimismo รจ una inclinazione psicologica e una colorazione personale nel vedere le cose. Invece speranza รจ virtรน teologale indipendente dalle colorazioni psicologiche. Da essa, e non dallโ€™ottimismo, ci viene la fiducia e la certezza che la Chiesa, pur trovandosi a vivere esperienze molto dure, non potrร  mai essere vinta. Mentre lโ€™ottimismo come atteggiamento psicologico tende a sopprimere i problemi, la speranza implica un realismo che accetta i dati empirici come sono. Poichรฉ sono pienamente sicuro nella mia speranza, posso dire che questi dati non sono lusinghieri. Non dappertutto, ovviamente”.

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