Puntillo (Acli Colf): “Far sentire la nostra vicinanza agli ucraini in Italia”

L'intervista di Interris.it alla segretaria nazionale di Acli Colf Giamaica Puntillo sul tema dei collaboratori domestici di nazionalità ucraina

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Le collaboratrici e i collaboratori familiari in Italia, secondo gli ultimi dati statistici pubblicati, sono circa 1 milione e 655 mila con un aumento del 53% negli ultimi dieci anni svolgendo un compito fondamentale di assistenza e vicinanza alle persone con fragilità residenti nel nostro paese. Le stesse sono per il 77,3% stranieri e donne con una percentuale pari al 82,4%, tra i 36 e 50 anni di età per il 56,8%. Le stime prevedono che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori familiari salirà a 2 milioni 151 mila unità entro il prossimo 2030.

Le collaboratrici ed i collaboratori familiari ucraini

I dati ci dicono che, degli 800 mila cittadini ucraini residenti in Europa, oltre un quarto si trova nel nostro paese ed in particolare, le donne ucraine rappresentano il 37% di tutte quelle presenti nei 27 paesi dell’Ue. Le tensioni internazionali e la conseguente invasione russa dell’Ucraina hanno reso più evidente che – in Italia – negli ultimi tre decenni si è creato un forte legame tra le famiglie italiane e le molte lavoratrici ucraine che svolgono con grande professionalità e dedizione il lavoro di colf o di badante, anche e soprattutto in questi anni difficili connotati dalla pandemia. Infatti, grazie a loro, i nostri bambini e i nostri anziani, hanno potuto essere accuditi e assistiti. Rispetto a questo, è utile ricordare che, per l’espletamento ed il supporto di tutte le pratiche amministrative le Acli sono l’unico ente che opera direttamente in Ucraina attraverso la locale associazione denominata Damo Radu, una volta giunte in Italia invece, le stesse, vengono gestite da Acli Colf.

La storia e l’operato di Acli Colf

Le Acli Colf sono l’Associazione delle Acli che organizza le collaboratrici e i collaboratori familiari. Le stesse sono nate nel 1945 ed operano come soggetto sociale delle Acli per la promozione e la tutela degli interessi professionali, lavorativi, sindacali, previdenziali e assistenziali delle lavoratrici e lavoratori del settore domestico, di cura ed aiuto alla persona, assicurando loro sostegno ed assistenza. Il 6 aprile 2018 le Acli Colf si sono costituite come associazione professionale delle Acli sancendo un impegno sempre maggiore per la promozione e la tutela del lavoro domestico e di cura. Interris.it, in merito alla situazione delle collaboratrici domestiche ucraine in Italia e all’operato di Acli Colf, la Segretaria Nazionale delle stesse Giamaica Puntillo, assistente sociale nonché attiva volontaria nella sezione Acli Colf di Cosenza che, nel corso della sua opera, ha preso parte a numerose iniziative tra cui svariati progetti di formazione, la costituzione del banco alimentare e farmaceutico, nonché dell’ambulatorio medico gratuito rivolto alle donne che non hanno le possibilità economiche per fare prevenzione e cura della propria salute.

Giamaica Puntilla, segretaria nazionale di Acli Colf

L’intervista

In questo difficile momento storico Acli Colf è presente, sia in Ucraina che in Italia, al fianco delle numerose collaboratrici domestiche provenienti da quel paese, in che numero sono presenti in Italia e quali azioni compie Acli Colf nei loro confronti?

“In questo momento le donne ucraine in Italia si attestano intorno alle 183 mila, molte di queste – circa 92 mila – sono collaboratrici domestiche che noi intercettiamo nei nostri sportelli a cui si rivolgono per richiedere una serie di servizi. In questo particolare frangente stiamo cercando di far sentire a tutte loro la nostra vicinanza anche attraverso dei gesti concreti come la raccolta di beni non deperibili e medicinali che vengono inviati direttamente in Ucraina”.

In che modo i datori di lavoro possono farsi più prossimi nei confronti dei collaboratori domestici ucraini in questo difficile momento?

“In questo periodo, in qualità di Acli Colf, siamo molto vicini a loro. Raccogliamo le loro istanze e le loro problematiche cercando di risolverle. Laddove è possibile un datore di lavoro potrebbe agevolare il ricongiungimento dei familiari in fuga dall’Ucraina, ospitandoli magari in una casa ove ve ne sia l’opportunità, o magari fornendo al proprio collaboratore domestico la possibilità di utilizzare strumenti anche informatici per comunicare a distanza e comunque agevolare in ogni modo i ricongiungimenti familiari magari attraverso pratiche molto più snelle considerato che i lavoratori si trovano già in Italia con un contratto”.

Quali sono i vostri auspici per il futuro in merito a questa vicenda? In che modo chi lo desidera può aiutare l’azione di Acli Colf nei confronti delle persone di nazionalità ucraina?

“Noi auspichiamo che il conflitto attualmente in corso possa finire il prima possibile. Invitiamo a mettersi in contatto con le nostre sedi che, in questi giorni, stanno organizzando dei punti di raccolta per cibo, medicinali e prodotti di ogni genere. Oltre a ciò, stiamo allestendo anche dei centri di ascolto al fine di esprimere una vicinanza emotiva alle ucraine e agli ucraini che risiedono in Italia e sono preoccupati per le sorti dei loro cari. Inoltre, alcune sedi, si stanno informando per capire quali possono essere i centri di accoglienza in grado di poter ospitare e sostenere i profughi che sono in fuga dall’Ucraina”.

 

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