Le professioni che risentono della sindrome da turnismo

La sindrome del turnista è altrimenti definita come “disturbo del sonno da lavori a turni”, locuzione che segue, alla lettera, la versione inglese: “SWSD”, acronimo di shift work sleep disorder.

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La “sindrome da turnismo”, fenomeno generalizzato nel mondo occidentale moderno, riguarda i lavoratori impegnati in orari variabili nel corso della settimana o del mese oppure di tipo notturno, per soddisfare le esigenze dei mercati e dei servizi.

La sindrome del turnista è altrimenti definita come “disturbo del sonno da lavori a turni”, locuzione che segue, alla lettera, la versione inglese: “SWSD”, acronimo di shift work sleep disorder.

Disagio psicofisico

Il disagio psicofisico che si avverte è, purtroppo, notevole e ampio: comporta stress, affaticamento, insonnia, stanchezza, scarsa concentrazione (anche nel lavoro), irritabilità, depressione, problemi gastrointestinali e di carattere cardiaco. Il disagio è legato, inoltre, a una durata che, sostanzialmente occupa tutta la giornata, sia nelle ore “preparatorie” al turno, sia in quelle di svolgimento, sia nelle successive in cui occorre organizzarsi per un riposo in condizioni ambientali opposte (quando la stragrande maggioranza della società è in fermento).

Ciò che spesso si tende a sottovalutare è il disagio a livello sociale: i problemi logistici e organizzativi che si presentano anche ai familiari: mariti, mogli, figli nonché amici. Le capacità relazionali risultano molto compromesse e l’organizzazione degli orari coinvolge l’intera famiglia, anche negli spostamenti più semplici. A livello sociale, inoltre, è difficile far combinare le proprie finestre di tempo libero con quelle degli amici e degli spazi ludici o culturali. Il rischio concreto, dunque, è quello della rinuncia ad attività in gruppo e a chiudersi, soprattutto in un periodo, come quello attuale, non incentivante dal punto di vista dei contatti sociali. Ad aggravare il quadro, per alcuni, vi è anche la condizione di reperibilità.

Le professioni

L’orologio interno dell’essere umano, il sistema “circadiano” che regola i ritmi veglia/sonno è sollecitato e provato, fino a produrre ripercussioni a livello cerebrale e ormonale. In tali situazioni, è fondamentale, seppur non semplice, mantenere un corretto rapporto con il sonno e con l’alimentazione. Si tratta di due bisogni fra loro legati, in cui è necessario evitare ridimensionamenti e sfasamenti, mantenendo, invece, un soddisfacente equilibrio spazio-temporale. Alcune professioni, come quelle dei medici, degli infermieri, delle forze dell’ordine e delle guardie giurate sono tradizionalmente soggette alla girandola dei turni.

Durante la pandemia, soprattutto nei periodi in cui gli ospedali erano al collasso, si è verificato un aumento abnorme dei turni e dei carichi lavorativi degli operatori sanitari, come testimoniano le diverse fotografie di medici e infermieri allo stremo delle forze. Il problema ha riguardato, peraltro, professioni in cui la concentrazione e il riposo sono fondamentali per evitare errori irreparabili.

Come ricorda San Josemaria Escrivá de Balaguer “Ho sempre inteso il riposo come un distogliersi dagli impegni quotidiani, mai come giorni di ozio. Riposo significa riprendersi: rigenerare le forze, gli ideali, i progetti… In poche parole: cambiare occupazione, per ritornare poi – con un nuovo brio – al lavoro consueto.

Il volume (pubblicato da Booksprint nel 2015) dal titolo Lavoro a turni e notturno, con sottotitolo “Valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria”, del dottor Alfredo Copertaro, dirigente medico, è una guida completa per conoscere le ripercussioni a livello psicofisico relative al turnismo.

In tema di lavoro, l’ultimo report trimestrale dell’Istat, riferito ai primi tre mesi del 2021 (il prossimo sarà disponibile il 13 settembre) e pubblicato lo scorso 11 giugno, al link https://www.istat.it/it/files/2021/06/Mercato-del-lavoro-I-trim_2021.pdf, riferisce: “Nel primo trimestre 2021, l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -0,2% rispetto al trimestre precedente e di -0,1% rispetto al primo trimestre 2020; il Pil è aumentato dello 0,1 in termini congiunturali e diminuito dello 0,8 in termini tendenziali. Dal lato dell’offerta di lavoro, nel primo trimestre 2021 il numero di occupati diminuisce di 243 mila unità (-1,1%) rispetto al trimestre precedente, a seguito del calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-1,1%) e degli indipendenti (-2,0%) non compensato dalla lieve crescita dei dipendenti a termine (+0,6%). Contestualmente, si registra un aumento del numero di disoccupati (+103 mila) e degli inattivi di 15-64 anni (+98 mila). I dati mensili provvisori di aprile 2021 – al netto della stagionalità – segnalano il proseguimento della crescita dell’occupazione (+20 mila, +0,1% in un mese) registrata nei due mesi precedenti (dopo il forte calo di gennaio), che si associa all’aumento del numero di disoccupati (+88 mila, +3,4%) e al calo degli inattivi di 15-64 anni (-138 mila, -1,0%). Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’occupazione (-889 mila unità, -3,9% rispetto al primo trimestre 2020) coinvolge i dipendenti (-576 mila, -3,2%), soprattutto se a termine, e gli indipendenti (-313 mila, -6,0); il calo interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale (-3,8% e -4,2%, rispettivamente)”.

Il sito www.certifico.com, portale di riferimento per la consulenza, la normativa e la certificazione in tema di lavoro, individua, in 3 milioni, il dato sull’occupazione notturna in Italia, un fenomeno in crescita.

Consulcesi, azienda di riferimento in ambito legale e formativo per i professionisti sanitari, il 28 maggio ha pubblicato, al link https://www.consulcesi.it/news/per-i-sanitari-italiani-e-emergenza-turni-massacranti-tortorella-consulcesi-sommersi-da-segnalazioni-via-alle-diffide-disposti-ad-aprire-dialogo-con-istituzioni/, le eloquenti parole del presidente, Massimo Tortorella: “Dodici, quindici o anche venti ore in corsia. Il giorno di riposo un miraggio, le ferie ancor di più. La pandemia, poi, ha esacerbato tutto […] Siamo stati sommersi da segnalazioni di medici e operatori sanitari che lavorano più di quanto dovrebbero senza alcun riconoscimento per questo sacrificio. […] Quello dei turni massacranti è un problema che va avanti da troppo tempo e che si aggrava concomitanza con la sempre maggiore carenza di medici di cui il nostro Paese soffre. È arrivato il momento di aprire un dialogo con le Istituzioni. Ieri come oggi, nulla è cambiato. Già più di dieci anni fa l’Unione Europea ha bacchettato l’Italia per il mancato rispetto della direttiva 2003/88/CE che promuove il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori e che stabilisce un orario settimanale massimo di 48 ore, compreso lo straordinario, e un periodo di riposo giornaliero di 11 ore consecutive”.

“Tutto e subito”

Nell’epoca del “tutto e subito” dell’acquisto senza sosta, 24 ore al giorno per 7 giorni, in cui il cliente vuol avere il diritto e la libertà di consumare senza interruzioni, la platea dei turnisti è in continuo aumento e investe sempre più lavoratori. La pretesa, infatti, di avere a disposizione supermercati, palestre e negozi aperti anche di notte, genera una nuova fetta di lavoratori di tali settori che si accompagnano a quelli, classici e storici, della sicurezza e dell’ordine.

La comodità del “tutto e subito” e del corriere sempre disponibile a consegnare l’agognato oggetto, si disinteressa degli effetti collaterali di chi è impegnato “al fronte”, spesso a supplire le croniche carenze di personale e con retribuzioni inferiori al dovuto. Parimenti, la grande distribuzione e i colossi del settore, sono interessati particolarmente all’aspetto economico e non a quello umano, di chi ha nel lavoro, anche la precarietà del tempo.

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