Prof.ssa Beccalli: “L’educazione è il più grande atto di carità”

L'educazione dei giovani e in particolare degli studenti del mondo universitario inizia dall'ascolto e dall'attenzione alla persona. A Interris.it Elena Beccalli Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore

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Elena Beccalli Rettore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (foto: Francesco Vitale)

Il mondo accademico deve riaffermare l’attenzione alla persona e allo sviluppo umano integrale, creando autentiche relazioni e orientando i talenti verso il bene comune. Nonostante l’emergere dell’Intelligenza Artificiale, la relazione docente-studente rimane il presupposto fondamentale per l’apprendimento. Gli studenti devono essere educati a un uso consapevole delle nuove tecnologie. L’educazione, come ha sottolineato anche Papa Leone XIV, deve essere vista come il più grande atto di carità, spingendo i giovani ad aprirsi al prossimo. Interris.it ne ha parlato con la prof.ssa Elena Beccalli Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

L’Intervista

Quali sono gli elementi cardine dell’educazione che il mondo accademico vi permette di riaffermare?

“Si tratta di un’occasione cruciale per riaffermare l’attenzione alla persona e a uno sviluppo umano integrale. L’obiettivo è far fiorire i talenti di ogni studente, mantenendo sempre uno sguardo rivolto al bene comune. È fondamentale che il mondo accademico si concentri non solo sulla formazione e sulle lauree, ma diventi un luogo dove si creano autentiche relazioni”.

Lei ha toccato un aspetto cruciale: l’importanza delle relazioni, soprattutto in un’epoca dominata dalle nuove tecnologie e dall’Intelligenza Artificiale. Quanto è vitale la relazione docente-studente in questo contesto?

“È un aspetto fondamentale. La relazione docente-studente è il presupposto di qualsiasi processo di apprendimento che mira a tirar fuori i talenti di ciascuno. Si potrebbe erroneamente pensare che, con l’emergere delle tecnologie, le relazioni siano meno necessarie. Invece, proprio oggi, università e scuole devono integrare con convinzione le nuove tecnologie nei metodi didattici tradizionali. Questo serve a insegnare ai nostri studenti come utilizzare questi strumenti in modo consapevole, e non a isolarsi”.

L’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piazza San Pietro per il Giubileo del mondo educativo (foto: Università Cattolica)

Nell’ottica di un nuovo umanismo promosso anche dalla Chiesa, quale invito rivolgerebbe a studenti e docenti che hanno partecipato anche a incontri con il santo Padre, perché possano far proprie le esortazioni che arrivano dai Pontefici?

“Riprenderei un’espressione molto cara a Papa Francesco, richiamata anche da Papa Leone XIV: considerare l’educazione come il più grande atto di carità. È un modo bellissimo per intendere il nostro mestiere di educatori e, per gli studenti, una nuova prospettiva con cui affrontare i loro percorsi. L’educazione deve consentire ai giovani di valorizzare i propri talenti, di aprire nuovi orizzonti e, soprattutto, di non limitare il percorso al bene personale, ma di aprirsi al bene comune”.

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