Tutti i problemi (inascoltati) del settore ristorazione in pandemia (VIDEO)

Paolo Bianchini, presidente dell’associazione di categoria MIO Italia, ci racconta le criticità e le grandi incertezze attuali di un settore che rappresenta un terzo del PIL italiano

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Molte regioni italiane sono passate in zona gialla, così – come previsto dai decreti – le attività ristorative hanno avuto la possibilità di riaprire con il servizio ai tavoli ma solamente in spazi all’aperto. Si tratta dell’uscita dal tunnel per molti imprenditori piccoli e medi del mondo dell’ho.re.ca., ma i problemi vissuti durante l’emergenza sanitaria non sono ancora risolti.

Ne parliamo con Paolo Bianchini, presidente di Mio Italia, che ci illustra  quali problematiche ha vissuto il settore della ristorazione durante la pandemia.

Che cosa è MIO Italia e chi rappresenta?

“Mio Italia è un’associazione nazionale di categoria, la terza maggiormente rappresentativa in Italia che riunisce i settori dell’ospitalità, somministrazione di alimenti e bevande come ristoranti, pizzerie, cocktail bar, oltre che l’ospitalità fatta senza strutture organizzate come case vacanze e simili (non di natura alberghiera). La nostra associazione è nata a giugno dello scorso anno”.

Quali sono i numeri del settore ho.re.ca. in Italia?

“Si tratta di un settore vastissimo, che conta circa 350.000 aziende in Italia nella ristorazione  con 1.300.000 addetti diretti. A questo dobbiamo sommare tutto quello che è l’indotto indiretto: ad esempio, quando un ristorante apre la saracinesca, oltre alle materie prime ha necessità di altri materiali parallelI: le lavanderie industriali, la grafica e stampa pubblicitaria, l’igienizzazione e la chimica da supporto per le nostre lavastoviglie. Sommando tutto, il settore occupa il 30% del PIL… un terzo dell’economia italiana”.

Quali sono le istanze che portate al Governo?

“Innanzitutto il tema odierno della finta ripartenza. Infatti il 50 % delle attività di ristorazione non ha i dehors esterni e non può ancora riaprire. Inoltre le condizioni meteorologiche non lo permettono. Pensate nelle realtà di collina o di montagna.

Poi c’è il tema dei ristori (prima) e sostegni (dopo) e dei costi fissi, che finora non è stato preso in considerazione dai precedenti governi.

Ora stiamo discutendo il nuovo decreto ed entreremo nel vivo di questa questione.

Fino ad oggi ciò che è stato erogato non è bastato neanche a coprire quei costi che anche con le attività chiuse corrono ugualmente (affitti, bollette, etc…)”.

Come mai un settore così importante non è stato finora ascoltato?

“In questi 14 mesi ho parlato con tantissimi politici e vice ministri e mi sono reso conto che quando si parla di burocrazia e si dice che è scollegata rispetto alla realtà, questa è una grande verità.

Potremmo avere i migliori ministri, ma i provvedimenti vanno a finire sempre nei soliti scranni dei burocrati che hanno impantanato l’economia italiana per la scarsa capacità di tradurre i tempi che corrono in misure adeguate agli stessi. Basti pensare al tema dei distributori, tagliati fuori da ogni tipo di sostegno all’inizio, a fronte di un lavoro completamente azzerato. La burocrazia era convinta che i distributori fornissero anche la grande distribuzione… ma non è così!”.

Rispetto ad altri paesi in Italia cosa è mancato durante la pandemia?

“C’è stata una carenza di attenzione e di rispetto per il quotidiano delle nostre attività: venivano fatti decreti il venerdì sera e noi non sapevamo se il sabato mattina avremmo potuto aprire o meno, come se un ristorante fosse un interruttore della luce… non c’era contezza di ciò di cui si trattava. Scelte assurde che gettano nella disperazione e nel panico gli imprenditori. A forza di insistere abbiamo almeno ottenuto che il decreto del venerdì almeno entra in vigore il lunedì. 

C’è poi un altro tema che poniamo alla politica: sta partendo la stagione estiva e non si trovano le persone per lavorare: stanno tutti a casa con il reddito di cittadinanza, con 900-800 euro e non vogliono a lavorare. Abbiamo diseducato gli italiani a lavorare e questo è un problema enorme le persone lo devono conoscere”.

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