Oltre la disabilità: una iniziativa per la Giornata mondiale. Il “dopo di noi” della Fondazione Santa Rita da Cascia per il diritto alla felicità di 12 giovani adulti autistici ha l’obiettivo di farne una case history replicabile Il progetto è protagonista della campagna di Natale 2025 “Quello che ci lega”. Un villino in co-housing domotico a Bastia Umbra(Perugia) con consulenza del Politecnico di Torino. Fondazione Santa Rita da Cascia è un ente filantropico Ets (Ente del terzo settore) creato 13 anni fa da una realtà ecclesiastica, il Monastero Santa Rita da Cascia, per sostenere i suoi progetti di solidarietà in favore delle persone in difficoltà. Così da mettere in pratica l’aiuto al prossimo. La fondazione identifica nella devozione di Santa Rita da Cascia il principio ispiratore e di riflessione della propria attività. E si propone il perseguimento di finalità civiche, di solidarietà e di utilità sociale con la volontà di valorizzare operativamente il messaggio ritiano-agostiniano. “Come, possiamo scegliere noi?”. Questo lo stupore di Marco, Mario, Andrea, Emanuele B. ed Emanuele Z., cinque giovani adulti autistici quando hanno scoperto di poter decidere l’arredamento delle loro camere nella futura casa in co-housing a Bastia Umbra, in provincia di Perugia.

Focus disabilità
Si tratta appunto del “dopo di noi“. Un villino con tecnologie domotiche assistive sostenuto in maniera esclusiva dalla Fondazione Santa Rita da Cascia Ets per regalare loro autonomia, inclusione e soprattutto felicità. Marco ha chiesto un canestro e una poltrona massaggiante. Emanuele B. una camera rossa. Andrea uno spazio per leggere. Emanuele Z. una libreria. Andrea uno spazio per leggere. Mario semplicità. Perché stavolta, finalmente, la scelta è loro. Questa è la “piccola rivoluzione dal grande significato” che la Fondazione sta realizzando attraverso la “co-progettazione mediata” del “dopo di noi”. La struttura, che potrà in futuro accogliere fino a 12 giovani autistici, è al centro della campagna di Natale “Quello che ci lega”, lanciata in sostegno dei più fragili, in occasione della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità di oggi 3 dicembre. La Fondazione sostiene il progetto come partner esclusivo, per un investimento totale di 400mila euro, per ANGSA Umbria (Associazione nazionale genitori di persone con autismo), con la consulenza scientifica del Politecnico di Torino.

Diritto alla felicità
“Vogliamo garantire il diritto alla felicità di questi ragazzi, non solo all’autonomia e alla dignità – spiega Monica Guarriello, direttrice generale della Fondazione-. La co-progettazione mediata dà voce ai loro desideri, li rende protagonisti, con l’obiettivo di far diventare questo progetto una case history replicabile, anche in altri contesti di fragilità. Allo stesso tempo, vogliamo regalare sollievo ai genitori, loro caregiver, preoccupati per il futuro dei loro figli”. Dunque “Quello che ci lega” rappresenta il senso più profondo della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi natalizia, destinata a tutti i progetti per i fragili in Italia e nel mondo, con focus sulla disabilità intellettiva e sul “dopo di noi”. Il filo dell’amore e della compassione che unisce fondazione, beneficiari e donatori, per costruire una relazione reciproca e circolare, in cui ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista e sentirsi protagonista dei progetti realizzati. Il dono pensato per chi sosterrà la campagna, con un contributo minimo di 18 euro, è l’Agenda 2026, che diventa più di un semplice gadget. Un’agenda settimanale di 112 pagine ricca di storie e informazioni, ispirate ogni mese a un valore cristiano, su cui riflettere per poi condividere i propri pensieri, scrivendo alla fondazione.

“Dopo di noi”
Intanto, grazie ad altre campagne di raccolta fondi, i lavori per il “dopo di noi” procedono spediti, con un investimento che tocca già gli oltre 111.000 euro – dopo i 90mila erogati per contribuire al suo acquisto – , in direzione della sostenibilità ambientale e acustica. In Italia circa 600 mila persone vivono con disturbi dello spettro autistico. Dopo i 18 anni, come avviene in tutti i casi di disabilità, spesso “scompaiono” dai radar istituzionali. Nonostante la Legge 112/2016 “Dopo di Noi” e la Carta di Solfagnano – siglata dai ministri dei Paesi coinvolti al termine del G7 Inclusione e Disabilità del 2024 in Umbria. Ribadendo il diritto a una vita autonoma e di qualità delle persone con disabilità – la realtà di vita indipendente resta spesso sulla carta. Con grande preoccupazione dei genitori, che in genere sono i loro caregiver: un ruolo molto logorante, per cui è stato finalmente depositato un disegno di legge nazionale. “Il ‘dopo di noi’ una cosa bella, addirittura inaspettata per la mamma di un ragazzo con difficoltà, che guarda al futuro con preoccupazione. Trovare una fondazione che investe su questo progetto è stata una sorpresa grandiosa! Non sai dove sbattere la testa, e invece si presenta una soluzione inaspettata”, racconta Tina Baglioni, insegnante in pensione, mamma di Mario, uno dei futuri ospiti della casa. Un giovane uomo di 45 anni con la sindrome di Asperger, una memoria impressionante e tanta voglia di organizzare feste.

Turin Accessibility Lab
“È un onore poter lavorare su un progetto come questo, il primo di questo tipo per noi- ha dichiarato la professoressa Daniela Bosia, responsabile scientifico del Turin Accessibility Lab del Politecnico di Torino – . Le persone autistiche, sempre più numerose, nella minore età vengono seguite molto, da adulte bisogna invece trovare modi per sostenerle nella vita autonoma. Questo progetto rappresenta un modo per aiutarli a vivere in autonomia, supportati dagli educatori, in modo sicuro. Pur essendo difficile separarsi dai propri figli, il progetto aiuterà le stesse famiglie a vivere più serenamente, senza più preoccuparsi per il loro futuro”. Il progetto “dopo di noi” è anche una storia di protagonismo femminile, che si ispira alla figura di Santa Rita e delle monache agostiniane del Monastero di Cascia che ne portano avanti l’eredità, anche attraverso la Fondazione: Monica Guarriello, Jessica Barbanera, Daniela Bosia, le mamme come Tina. “Ogni volta che una donna porta nel mondo un’idea nuova di cura, nasce una speranza capace di cambiare la realtà – sottolinea Madre Cossu, madre badessa del monastero e presidente della fondazione -. Questo progetto ne è la prova: unisce intelligenza, fede e concretezza per trasformare la fragilità in forza, la solitudine in casa, l’aiuto in relazione. È il segno di una carità femminile che non si limita a donare, ma genera futuro”.

