Pnrr e rischio infiltrazioni mafiose, Musacchio: “Nessun settore economico è immune”

L’intervista di Interris.it al professor Vincenzo Musacchio, criminologo, giurista ed esperto di nuove mafie transnazionali

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Più voci si sono alzate a ricordare che bisogna tenere alta l’attenzione. “L’Italia è determinata a prevenire e reprimere qualsiasi tentativo di frode e di infiltrazione criminale nell’utilizzo dei fondi che finanziano il Piano nazionale di ripresa e resilienza”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi. “Non possiamo consentire che i fondi del Recovery finiscano nelle mani sbagliate e l’intervento sia inquinato da interessi illeciti”, è stato il monito del Guardasigilli Marta Cartabia. “Nel secondo semestre del 2020 il perdurare dell’emergenza sanitaria da COVID-19 ha accentuato le conseguenze negative sul sistema sociale ed economico italiano originate dalle severe misure rese necessarie per contenere l’espandersi del contagio. Le difficoltà incontrate per arginare il diffondersi della pandemia hanno infatti continuato ad imporre limitazioni alla mobilità dei cittadini e allo svolgimento delle attività di importanti comparti produttivi quali quello commerciale, turistico-ricreativo e della ristorazione. Della difficoltà finanziarie delle imprese potrebbero approfittare le organizzazioni malavitose, per altro sempre più orientate verso una sorta di metamorfosi evolutiva volta a ridurre le strategie cruente per concentrarsi progressivamente sulla silente infiltrazione del sistema imprenditoriale”, , scrive la Direzione investigativa antimafia nella sua relazione sul secondo semestre 2020, presentata lo scorso settembre. “I sodalizi mafiosi infatti potrebbero utilizzare le ingenti risorse liquide illecitamente acquisite per ‘aiutare’ privati e aziende in difficoltà al fine di rilevare o asservire le imprese in crisi finanziaria. Tale strategia mafiosa si rivelerebbe utile anche per il riciclaggio e per l’infiltrazione nei pubblici appalti”, prosegue la Dia.

Ulteriori appetiti criminali potrebbero scaturire dal prossimo arrivo, nel nostro Paese, dei fondi europei previsti nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienzaun “pacchetto” la cui dotazione complessiva è di 235,14 miliardi, se si aggiungono ai 191,5 miliardi i 30,64 di risorse nazionali e 13 miliardi del Programma ReactEU, il Pacchetto di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa – destinati a finanziare gli investimenti per la ripartenza dell’Italia, primi fra tutti transizione ecologica e digitale, mentre alle infrastrutture sono destinati 31,5 miliardi.

Sul rischio di infiltrazioni mafiosi negli appalti, sul nuovo volto della criminalità organizzata e sul suo modus operandi nel Terzo millennio, Interris.it ha intervistato il professor Vincenzo Musacchio, criminologo, giurista e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta.  È oggi uno dei più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali, un autorevole studioso a livello internazionale di strategie di lotta al crimine organizzato ed è considerato il maggior esperto di mafia albanese e i sui lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche a livello europeo. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo La lotta alle nuove mafie va combattuta a livello transnazionale.

L’intervista

La crisi sociale ed economica, insieme con quella sanitaria, scatenata dalla pandemia hanno reso il nostro Paese più vulnerabile alle infiltrazioni criminali?

“Non esiste emergenza, sia essa economica, sociale o sanitaria, che non attiri l’attenzione della criminalità organizzata che, a dir la verità, già da tempo ha cominciato a lucrare proprio sull’emergenza pandemica in corso. Dall’inizio del 2021 il ministero dell’Interno ha registrato oltre duemila interdittive antimafia, alla media di circa duecento il mese e sette il giorno, dati che devono preoccupare e non poco e che sono indicativi di come la mafia si infiltri in qualsiasi settore dove ci sia guadagno”.

Quali sono le aziende e le realtà più esposte?

“Naturalmente da un’emergenza sanitaria a rischi più alti li corrono i futuri appalti riguardanti la distribuzione di presidi medicali e farmaceutici – farmaci, mascherine, visiere, camici, tute speciali, dispositivi di protezione individuale, respiratori polmonari, tamponi – nonché lo smaltimento dei rifiuti speciali ospedalieri. Non dimentichiamoci che il “settore sanità” gestisce il 75% delle risorse economiche di una regione e da sempre è nel mirino delle mafie. È bene precisare, tuttavia, che non c’è settore economico immune dall’infiltrazione mafiosa: si va dalle costruzioni, alla sanità, all’agroalimentare fino alle aziende agricole che consentono di acquisire i finanziamenti europei. Sia chiaro un concetto basilare: la mafia usa l’economia per conseguire un profitto e per occultare i proventi delle sue attività criminali. L’economia legale per le mafie è vitale come l’ossigeno per l’essere umano”.

Quali sono i cosiddetti “reati spia”?

“In una crisi come questa in atto il primo ‘reato spia’ è certamente l’usura. Non è un caso che sia l’unico delitto contro il patrimonio ad aver avuto un incremento dell’11% nel 2020 ed è in crescita ulteriore nel 2021. Altri ‘reati spia’ da tenere sotto controllo sono quelli perpetrati sul web, come truffe e frodi informatiche, vendita di sostanze stupefacenti”.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza italiano da oltre 200 miliardi ha l’obiettivo di rilanciare il Paese. Quali sono gli ambiti più “attrattivi” per la criminalità organizzata?

“Naturalmente, come ho precisato poco prima, quelli dove saranno stanziate le maggiori risorse economiche. La transizione ecologica avrà la maggior parte degli stanziamenti, circa 68,6 miliardi di euro. Poi la digitalizzazione e l’innovazione oltre 49 miliardi. Le infrastrutture 31,5 miliardi. L’istruzione e la ricerca 31,9 miliardi. Il settore dell’inclusione e coesione 22,6 miliardi e infine la salute 18,5 miliardi. Un tesoro che fa gola alle mafie che faranno tutto il possibile per accaparrarsene la maggior parte possibile”.

Quali misure possono essere prese per la prevenzione e il contrasto delle infiltrazioni criminali?

“Monitorare i settori a rischio corruzione dovrebbe essere il primo passo sia per prevenire sia per reprimere il crimine organizzato. La corruzione rappresenta il nuovo modus operandi, un’arma silente che desta meno allarme nella società e di conseguenza attira meno facilmente l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura. Da tenere sotto stretta osservazione il rapporto tra corruzione e appalti, tra corruzione ed energie rinnovabili e tra corruzione e gestione illegale dei rifiuti di ogni tipo. Serve un nuovo sistema di controlli incrociati, preventivi, in corso d’opera e alla consegna che impedisca il dirottamento di tali fondi in mani mafiose. Lo Stato centrale deve opporsi fortemente a queste alterazioni aumentando le opportunità di controllo attraverso il monitoraggio dei finanziamenti alle imprese non solo in aree ad alta densità mafiosa, come Campania, Puglia, Calabria e Sicilia”.

Quali caratteristiche ha assunto oggi il fenomeno della criminalità organizzata?

“Le nuove mafie si sono evolute diventando invisibili e mercatistiche. Ciò ha consentito loro di entrare a pieno titolo nei mercati e investire i loro capitali illeciti nell’economia legale. Per questo motivo è difficile individuarle e di conseguenza poterle contrastare. C’è, inoltre, un altro fattore che influisce, e non poco, sulla loro non facile perseguibilità: la transnazionalità. Le nuove mafie investono nei mercati a livello locale, europeo e internazionale. Per riuscire ad avviare un’opera di contrasto realmente efficace occorre formazione, esperienza e capacità professionali oltre ad un’efficace legislazione antimafia al passo con i tempi e con le nuove peculiarità mafiose”.

Si presenta con “volti” differenti, nel Nord e nel Sud dell’Italia?

“La cri­mi­na­li­tà or­ga­niz­za­ta non ha mai un uni­co “vol­to” ma tan­ti quan­ti le oc­cor­ro­no in un con­te­sto di glo­ba­liz­za­zio­ne mon­dia­le mul­ti­for­me. È tal­men­te evi­den­te la sua na­tu­ra mu­ta­bi­le che di­ven­ta ad­di­rit­tu­ra ar­duo de­fi­ni­re un mo­del­lo ri­gi­do e du­ra­tu­ro come av­ven­ne con l’art. 416­bis del co­di­ce pe­na­le ita­lia­no. Le ma­fie mo­der­ne si strut­tu­ra­no at­tra­ver­so di­ver­si mo­del­li or­ga­niz­za­ti­vi, tut­ti su­scet­ti­bi­li di ra­pi­da evo­lu­zio­ne e di im­me­dia­to ade­gua­men­to alla si­tua­zio­ne con­tin­gen­te. I cam­bia­men­ti po­li­ti­ci, eco­no­mi­ci e so­cia­li in atto de­ter­mi­na­no in que­ste as­so­cia­zio­ni cri­mi­na­li la ne­ces­si­tà di ave­re strut­tu­re non più ge­rar­chi­ca­men­te ri­gi­de come quel­le ori­gi­na­rie ma fles­si­bi­li e im­me­dia­ta­men­te ope­ra­ti­ve”.

Come investe gli enormi proventi dei suoi traffici?

“Que­ste as­so­cia­zio­ni cri­mi­na­li han­no il loro en­tou­ra­ge di pro­fes­sio­ni­sti, composto da ma­na­ger, av­vo­ca­ti, com­mer­cia­li­sti e pro­fes­sio­ni­sti di ogni spe­cie, e ope­ra­no a tut­ti gli ef­fet­ti in mol­te­pli­ci set­to­ri: non più solo l’a­gri­col­tu­ra e l’e­di­li­zia, sto­ri­ci set­to­ri pro­dut­ti­vi in cui le co­sche era­no coin­vol­te at­ti­va­men­te, ma ora an­che il tu­ri­smo, l’in­ter­me­dia­zio­ne fi­nan­zia­ria, la gran­de di­stri­bu­zio­ne, i ser­vi­zi pub­bli­ci es­sen­zia­li, la sanità. Sono en­tra­te nel­l’al­ta fi­nan­za mon­dia­le e gio­ca­no in Bor­sa. Le reti cri­mi­na­li ma­fio­se ope­ra­no tut­te ol­tre i con­fi­ni na­zio­na­li per cui van­no stu­dia­te e com­bat­tu­te a li­vel­lo transnazionale”.

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