Perno (Opbg): “Omicron, vaccini e bambini: cosa c’è da sapere”

Il professor Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, fa il punto su Omicron. Il suo gruppo di ricerca realizzò la prima immagine della variante Covid

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“La variante Omicron del Covid è molto mutata rispetto ai ceppi precedenti. Tutte le altre varianti si caratterizzavano per alcune mutazioni che le rendevano diverse. Omicron, invece, ha più di 50 mutazioni all’interno del suo genoma. questo, ha delle conseguenze”. Lo dice, in una chiara intervista a Interris.it, il professor Carlo Federico Perno, direttore dell’Unità di Microbiologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e docente di Microbiologia a Unicamillus Univesity.

L’unità di Microbiologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

L’Unità unisce le competenze professionali e le tecnologie avanzate per eseguire test che rispondono ai quesiti della diagnostica infettivologica ad ampio spettro, come caratterizzare i ceppi batterici portatori di malattie (patogeni), rari o inusuali, e attuare e definire le metodologie diagnostiche avanzate in campo virale.

I cambiamenti dei sintomi di alcune patologie e le malattie che possono trasmettersi dagli animali all’uomo hanno infatti richiesto negli anni uno sforzo multispecialistico e l’importazione di nuove tecnologie per diagnosticare, studiare le farmacoresistenze e la circolazione endemico-epidemica degli agenti biologici responsabili delle malattie. Così è stato per il Covid.

La prima foto al mondo della variante Omicron

L’area di ricerca di Medicina Multimodale del Bambino Gesù (coordinata sempre dal Prof Carlo Federico Perno), con la diretta supervisione della Prof.ssa Claudia Alteri (in collaborazione con l’Università Statale di Milano), da Valentino Costabile, Rossana Scutari, e Luna Colagrossi hanno realizzato lo scorso 28 novembre la prima foto al mondo della variante Omicron.

La variante B.1.351.V2 – o variante Omicron – è stata identificata nel dicembre 2020 in Sud Africa. Proprio per la sua origine è anche detta variante sudafricana.
La variante Omicron del nuovo Coronavirus condivide alcune mutazioni con la variante Delta o inglese (B.1.1.7), con qualche differenza. In particolare, questa variante ha più mutazioni della proteina spike, tra cui K417N, E484K, N501Y. A differenza della variante inglese, la variante sudafricana non contiene la delezione a 69/70.

La foto sopra mostra la struttura della proteina spike della variante Omicron, a destra, e della variante Delta, a sinistra, rispetto alla spike originale di SARS CoV-2. Omicron ha molte più mutazioni di Delta (già molto variata), concentrate in una zona che interagisce con le cellule umane.

Quali conseguenze ha per le persone e, in particolar modo, per i bambini l’arrivo della variante Omicron? Lo chiediamo al professor Perno in un’intervista in esclusiva per i lettori e le lettrici di Interris.it, a pochi giorni dall’avvio della campagna vaccinale anti Covid per i bimbi in età scolare.

Il professore Carlo Federico Perno dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

L’intervista al professore Carlo Federico Perno

Professor Perno, come siete riusciti a creare questa prima immagine della variante Omicron?
“Il disegno della variante Omicron deriva dalla disponibilità di ‘tanta testa’ dei miei collaboratori e dalla disponibilità dell’Ospedale Bambino Gesù che ha strumenti informatici particolarmente avanzati. Tali strumenti permettono di ‘coniugare’ la testa dell’uomo con l’informatica in modo da ottenere dei risultati che diversamente non potrebbero essere raggiunti. E tutto ciò – lo ricordo – è stato realizzato dopo sole 24 ore dalla scoperta di Omicron!”.

L’intelligenza artificiale sarà in grado di sostituire – prima o poi – l’essere umano?
“Mi permetta di dire che l’intelligenza artificiale non sostituirà mai l’uomo nelle sue peculiarità e nella sua capacità di guardare le cose in una maniera diversa. Al contempo, l’uomo può sfruttare l’intelligenza artificiale perché ha possibilità di elaborazione di calcolo che sono molto superiori alla mente umana. Le due cose, messe insieme, possono fornire grandi risultati, ma ognuna di esse – prese singolarmente – hanno un limite; l’intelligenza artificiale più ancora della mente umana…”.

Prima ha citato le innovative attrezzature a disposizione dell’ospedale della Santa Sede. Nello specifico, cosa vi ha consentito di fare il salto di qualità?
“All’Ospedale Bambino Gesù è in uso un computer di particolare potenza che ci ha permesso – attraverso elaborati algoritmi – di analizzare in tempi brevi tutte le caratteristiche delle proteine del virus Covid-19 nella variante Omicron e studiarle in dettaglio. Tutto questo, se compiuto 20 anni fa, avrebbe richiesto molto tempo, forse degli anni. Noi siamo riusciti, coniugando dedizione e innovazione, a farlo in poche ore”.

Cosa differenzia la variante Omicron dalla Delta e dal primo virus Covid-19 tracciato per la prima volta a Wuhan nel 2019?
“Senza entrare in dettagli troppo tecnici, questo virus è molto variato rispetto ai ceppi precedenti. Tutte le altre varianti si caratterizzavano per alcune mutazioni che le rendevano diverse. Omicron, invece, ha più di 50 mutazioni all’interno del suo genoma. Ciò ha fatto sì che questo virus sia un po’ diverso dagli altri che lo hanno preceduto”.

In che misura dobbiamo dunque preoccuparci di Omicron?
“Senza allarmismi. Diverso infatti non significa assolutamente che sia più aggressivo e nemmeno che sfugga ai vaccini, ma semplicemente che ha una maggiore capacità di entrare nelle cellule umane. Per fare un esempio, potremmo affermare che Omicron è la chiave perfetta per entrare nella serratura delle cellule dell’uomo dove il virus si replica; rispetto alle precedenti varianti, è in grado di aprire tante porte, una specie di passepartout, ed è quindi più infettante”.

L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù in udienza da Papa Francesco per i 150 anni dalla fondazione il 18 novembre 2019 (Fonte: Opbg)

Si era scoperto che già la variante Delta fosse più infettante delle precedente, la Beta. Quindi, cosa può dirsi della Omicron?
“Il fatto è che tutti i virus tendono ad evolvere per aumentare la propria capacità infettante. Dal punto di vista darwiniano, i virus sono gli animali perfetti perché vivono solo per replicarsi. La prima variante del covid-19 – la Alfa – ha generato una seconda variante già poche settimane dopo essere nata. La seconda ne ha generata una terza, e poi siamo arrivati alla Delta che era molto infettiva. Omicron è un’ulteriore evoluzione che va nella stessa direzione: l’aumento dell’infettività, ma non necessariamente nella pericolosità”.

Secondo lei, la Omicron andrà a sostituire la Delta oppure continueranno a coesistere interagendo tra di loro?
“Al momento sembra che tutto stia andando nella direzione di una sostituzione. La Delta, nell’arco di poche settimane, sostituì le precedenti; così sta avvenendo per la Omicron. Dove c’è la Omicron, la Delta smette di circolare. Questo è un principio evoluzionistico molto chiaro. Tra i virus vince il più replicante, non il più cattivo. Se abbiamo un virus Delta e uno Omicron che combattono per la stessa cellula umana, vince Omicron perché ha la chiave migliore”.

Ultimamente c’è stato un forte aumento di casi. Il virus colpisce soprattutto la fascia d’età 6-11 anni, ossia i bambini delle elementari che ancora non hanno il vaccino. Si può ipotizzare che ciò sia dovuto all’Omicron oppure in Italia stiamo ancora “pagando” la Delta?
“Entrambe le cose. Saremmo arrivati a questo punto anche solo con la variante Delta perché abbiamo una fascia della popolazione italiana – i bambini fino agli 11 anni – che è scoperta; oltre alle persone che non si vogliono vaccinare. La Omicron accelererà ulteriormente ciò che la Delta già sta compiendo. E’ importante sottolineare che i cosiddetti ‘No Vax’ – statistiche alla mano – attualmente rappresentano coloro che si ammalano e muoiono più di tutti”.

Tornando ai bambini, è iniziata lo scorso 16 dicembre la campagna di vaccinazione 6-11 anni. Il vaccino protegge i più piccoli dalla variante Omicron?
“Per quello che vediamo oggi, non abbiamo nessuna ragione di temere che il vaccino non copra la Omicron. Finora, le evidenze ci dicono che Omicron è coperta dal vaccino”.

La variante Omicron è più pericolosa per i bambini?
“Ancora non lo sappiamo, però in tutto il mondo sono pochissimi i casi di morte da Omicron, nonostante siano diverse decine di migliaia i casi di pazienti infettati da questa variante. Le vittime inoltre sono – al momento – tutte persone adulte. Nei bambini non è segnalato nulla di particolare, ma chiaramente aumentando le infezioni dei bambini, cresce il rischio che qualcuno di loro starà peggio. Questa è una ragione in più per vaccinare i bambini ed evitare che il virus circoli”.

Brevetti
Vaccini anti Covid nel mondo

Le varianti aprono un dilemma etico, in quanto tutte provengono da Paesi poveri con una vaccinazione bassa o nulla. Qual è la problematica dei vaccini nel Terzo Mondo?
“Abbiamo due problematiche, una etico-politica e l’altra tecnica. La prima è che sosteniamo l’importanza di vaccinare il mondo, con roboanti comunicazioni, ma di fatto non stiamo facendo nulla. Il mondo non è vaccinato, le cose non stanno migliorando e vanno male per loro e per noi perché il virus lì si genera in quanto si replica praticamente all’infinito e così si creano le nuove varianti. Le varianti poi non riconoscono i confini nazionali e si diffondono ovunque, anche nei Paesi cosiddetti del ‘primo mondo’.

Qual è la seconda problematica?
“La seconda problematica è di natura tecnica. Alcuni vaccini, i più efficaci, hanno bisogno di una forte catena del freddo e di un’ottima logistica per essere trasportati ovunque e poi somministrati alla popolazione. Questo non sempre è facile nei Paesi in via di sviluppo. Però abbiamo tanti altri vaccini, quindi in realtà non avremmo scuse. Se vogliamo vincere la battaglia contro il Covid-19 dobbiamo muoverci in modo rapido, globale ed efficace”.

Eppure la comunità internazionale annuncia continuamente che sta inviando vaccini ai Paesi poveri e in via di sviluppo. Quali sono le Nazioni e i continenti che non sono sufficientemente vaccinati?”
“Il tasso di vaccinazione in Africa – per esempio – è al di sotto del 7%. E stiamo parlando di prime dosi…Non risolviamo di certo il problema mandando qualche milione di dosi in un continente che è abitato da circa un miliardo di persone. Bisogna fare le cose seriamente! Se lo sforzo non si fa per bene, diventa una presa in giro. Della quale però, prima o poi, ne paghiamo il prezzo tutti. Lo ripeto: i virus non rispettano le frontiere”.

Qual è il motivo che sta impedendo di vaccinare le Nazioni più povere? Si tratta di una mera questione economica o c’è altro?
“Le rispondo con le parole del grande Raoul Follereau, il poeta e giornalista francese ispiratore dell’Associazione italiana amici di Raoul Follereau (AIFO) che dal 1961 aiuta e difende i diritti dei malati di lebbra in tutto il mondo. Negli anni ’50, Follereau disse che con il costo di 2 bombardieri atomici si sarebbe potuto eradicare la lebbra dal mondo. Nessuno ha rinunciato ai 2 bombardieri atomici e la lebbra è ancora presente. Credo che la risposta alla sua domanda sia nel desiderio reale, e non teorico, di fare qualcosa affinché la guerra al Covid venga vinta”.

Desidera fare una sua conclusione in merito?
“Sì. Il Covid è molto diffusivo e non ha confini. Questo ci richiama tutti al principio fondamentale del One Health, cioè della ‘salute globale’ nel mondo, sia degli uomini sia degli animali. E’ infatti importante includere anche gli animali nel piano di salute globale perché la stragrande maggioranza delle pandemie che abbiamo affrontato negli ultimi 100 anni sono derivate proprio da loro. O entriamo nell’ottica di una salute globale in cui dobbiamo prenderci carico del benessere di tutti e tutto, come Papa Francesco ricorda nell’enciclica Laudato si’ sulla cura della Casa Comune, oppure potremo solo ‘tamponare’ la situazione, col concreto pericolo che prima o poi ci sfugga di mano con conseguenze disastrose. È in definitiva necessario creare un programma sanitario davvero globale per evitare di rincorrere questo e altri virus che – lo ricordo – corrono più veloci di noi”.

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