Fino al 3 agosto 2026 la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli celebrerà la Solennità del Perdono di Assisi, cuore dell’VIII Centenario francescano e uno degli appuntamenti spirituali più significativi dell’anno dedicato a san Francesco. Fra Marco Moroni, Custode del Sacro Convento, riflette sul valore profondo dell’indulgenza della Porziuncola. Un dono nato dal desiderio di San Francesco di rendere la grazia di Dio accessibile a chiunque, senza distinzioni o ostacoli. Dalla risposta alle inquietudini dei più giovani al flusso ininterrotto di pellegrini giunti in Umbria per il Giubileo, il racconto di una misericordia “senza confini e con la porta sempre aperta”.
L’intervista
Fra Marco, il Perdono di Assisi – o indulgenza della Porziuncola – è un appuntamento centrale in questo periodo dell’anno. Ci ricorda come e perché nasce questa tradizione legata a San Francesco?
“Il Perdono di Assisi è legato fin dall’antichità alla festa di Santa Maria della Porziuncola, ovvero Santa Maria degli Angeli. Si racconta che Francesco chiese che, proprio nel giorno di quella festa, presso la Porziuncola si potesse ottenere lo stesso perdono pieno dei peccati che allora si otteneva solo con le altre indulgenze. A quel tempo, però, le indulgenze richiedevano necessariamente lunghi e complessi pellegrinaggi, come quelli verso Roma, la Terra Santa o Santiago de Compostela. San Francesco ottenne dal Papa questa eccezione – attestata da documenti un po’ più tardivi rispetto alla sua vita – proprio perché desiderava davvero che il perdono di Dio fosse accessibile a tutti, comprese le persone che non avevano la possibilità di viaggiare così lontano”.
Quest’anno la ricorrenza ha un sapore ancora più speciale, considerando che ci troviamo nell’Ottavo Centenario Francescano. Il tema scelto è “La Porziuncola, Porta Santa sempre aperta”. Qual è il significato profondo di questo perdono all’interno del Giubileo francescano?
“Prima di tutto va tenuto presente che per tutto il tempo di questo Giubileo è prevista l’indulgenza plenaria, proprio perché indetta dal Papa. Questo significa che la si può ricevere non solo alla Porziuncola, ma presso tutte le chiese francescane e i luoghi legati alla presenza di San Francesco. È un allargamento della misericordia davvero enorme, che richiama ancora una volta che il Signore perdona sempre e non risparmia la sua grazia. In questo anno centenario non c’è un ‘perdono in più’, ma una sottolineatura in più: si ribadisce in modo fermo ed efficace che Dio usa misericordia con chiunque la chieda con cuore pentito e desiderio di cambiare. È il segno di una porta che rimane sempre aperta e non va mai chiusa”.
Sta notando un aumento dell’affluenza di pellegrini ad Assisi per questa occasione? Che tipo di visitatori arrivano?
“Io vivo al Sacro Convento di San Francesco, ma mi capita spesso di passare alla Porziuncola. In ogni caso chi visita Assisi fa quasi sempre il giro di tutti i santuari. Bisogna ricordare che anche qui da noi c’è un’indulgenza plenaria perpetua, un privilegio antico. E quando un privilegio è a favore di tutti, è una cosa bellissima! Durante questo anno centenario i pellegrini sono aumentati notevolmente e ci aspettiamo un grande afflusso anche per i giorni del Perdono. Ci sono stati e ci saranno molti grandi appuntamenti – pensiamo alle visite papali o ai grandi raduni per la pace e con i giovani – ma al di là dei singoli eventi, c’è proprio un flusso continuo di persone che desiderano venire ad Assisi per approfittare di questo dono. Un dono che, lo ricordo, è possibile ricevere ogni giorno in tutti i luoghi francescani”.
A proposito di giovani: in un’epoca così complessa, che cos’è che continua ad attrarli verso la figura e la spiritualità di San Francesco?
“Francesco è sempre attuale perché vive e parla del Vangelo, e il Vangelo non passa mai di moda. Oggi molti giovani sono disorientati da una cultura che propone alternative attraenti che però lasciano l’amaro in bocca e non rispondono al desiderio profondo di felicità. Ad Assisi vediamo tanti ragazzi in ricerca, magari delusi da risposte effimere. L’incontro con Francesco come testimone del Vangelo – attraverso la sua minorità, la semplicità, la povertà e la fraternità – riesce a dare risposte concrete a domande che spesso i giovani non riescono ancora a formulare, ma che riescono a dissetare la loro ricerca di senso”.

