Pensioni, scattano i pagamenti: il vademecum anti-Covid

Turnazioni, pagamenti online, norme anti-code: tutto quello che c'è da sapere sul ritiro degli importi. E il geriatra prof. Antonelli Incalzi (Ucbm) avverte: "Il trend del contagio si conferma più incidente sugli anziani"

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Ingressi scaglionati, rigoroso ordine alfabetico e Forze dell’ordine pronte a presidiare gli uffici per impedire che vengano a crearsi situazioni di assembramento o violazione delle norme di salvaguardia decise dal governo. Uno scenario quasi surreale appena un mese fa ma che, visto come il coronavirus è riuscito a ribaltare in modo netto la nostra quotidianità, ora come ora non stupisce più di tanto. Il contesto è quello postale, che da domani erogherà in anticipo sulla tabella di marcia le pensioni del mese di aprile, con tantissimi italiani che dovranno in qualche modo fare i conti con le disposizioni anti-Covid per riuscire a intascare l’assegno mensile. Forse una delle prassi più abitudinarie, più semplici in qualche modo, resa quasi un’esperienza dalla condizione attuale che, in buona sostanza, ha stravolto quasi tutto l’assetto sociale nelle sue fondamenta, rendendo complesse anche le procedure più familiari.

Soluzioni d’emergenza

Poste Italiane sono corse ai ripari. La pensione verrà concessa a partire dal 26 marzo (in anticipo) a tutti coloro che possiedono un conto BancoPosta, un Libretto di Risparmio o addirittura una Postepay Evolution. Un modo per evitare assembramenti, lunghe code, infrazioni anche elementari delle norme anti-virus (come il rispetto della distanza di un metro l’uno dall’altro) che quasi inevitabilmente potrebbero verificarsi e, naturalmente, contenere il rischio per quella categoria di persone che, dati (provvisori) alla mano, è stata la più colpita dalla pandemia. Gli anziani, o comunque coloro rientranti nella più alta fascia d’età e che, sempre per questo, sono i destinatari del contributo pensionistico. Al fine di rendere minimo questo rischio, Poste Italiane ha previsto la possibilità di beneficiare dell’importo direttamente sul proprio conto corrente o, in alternativa, di ritirare direttamente l’importo presso gli sportelli senza creare code per operazioni non necessarie.

Ordine alfabetico

Ma le Poste hanno previsto anche il resto. Ossia, il quasi scontato movimento verso gli sportelli da parte di chi la pensione, per assenza di un conto online o per qualsivoglia altro motivo, preferisce ritirarla in contanti. Novità di aprile 2020, l’erogazione delle pensioni agli utenti in ordine alfabetico, al fine di creare una sorta di turnazione ed evitare il rischio di sovraffollamento. In ogni giornata, dal 26 marzo all’1 aprile, si recheranno agli uffici postali le persone con l’iniziale del cognome indicata:

  • 26 marzo 2020: dalla A alla B;
  • 27 marzo 2020: dalla C alla D;
  • 28 marzo 2020 (solo di mattina): dalla E alla K;
  • 30 marzo 2020: dalla L alla O;
  • 31 marzo 2020: dalla P alla R;
  • 1 aprile 2020: dalla S alla Z.

Ragioni di sicurezza

Una decisione che, come spiegano le stesse Poste italiane, è stata presa in relazione all’emergenza, con “le nuove modalità di pagamento delle pensioni” che “hanno carattere precauzionale e sono state introdotte con l’obiettivo prioritario di garantire la tutela della salute dei lavoratori e dei clienti“. E anche dalla dirigenza arriva un appello affinché tutti facciano la propria parte: “Ciascuno è invitato ad entrare negli uffici postali esclusivamente per il compimento di operazioni essenziali e indifferibili, in ogni caso avendo cura, ove possibile, di indossare dispositivi di protezione personale; di entrare in ufficio solo all’uscita dei clienti precedenti; tenere la distanza di almeno un metro, sia in attesa all’esterno degli uffici che nelle sale aperte al pubblico”. Per quanto riguarda le deleghe, la regola resta la stessa: potrà venire al posto di un pensionato, una persona già in possesso della relativa delega regolarizzata dall’ufficio postale.

In attesa di nuove disposizioni

Anche le Poste, dunque, fanno naturalmente della salute pubblica la priorità, pur cercando di garantire il servizio al meglio delle proprie possibilità. In un contesto di piena emergenza, certo, ma comunque ancora sufficientemente stabile da concedere qualche sicurezza. Anche il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, aveva garantito che fino a maggio non ci saranno problemi, nemmeno di liquidità, visto che ci sono “i soldi per pagare le pensioni fino al momento in cui è stato sospeso il pagamento dei contributi”. Poi si vedrà, in attesa di nuove delucidazioni da Palazzo Chigi, con un altro decreto per aprile in cui si “dovrà anche dire cosa succederà alla sospensione dei contributi“. Per ora, quindi, ci si attiene alle regole suddette, che mirano al doppio obiettivo di far bene il lavoro di erogazione delle pensioni e di tutelare una fascia ancora estremamente a rischio.

Il quadro geriatrico

Come spiegato a Interris.it dal professor Raffaele Antonelli Incalzi, Direttore di Geriatria presso l’Università Campus Bio Medico di Roma, infatti, i dati confermano l’andamento della curva epidemiologica, “anche se l’età media sembra calare, ma credo in prevalenza per una diversa esposizione delle diverse fasce di età in rapporto alle misure cautelari adottate”. A tal proposito, tali misure, incluse quelle governative, decisamente più stringenti rispetto all’inizio dell’emergenza, risultano “senz’altro sufficienti, ancorché tardive. Non si potrebbe andare oltre. I fattori sono quelli noti: età in sé, sesso maschile (a qualunque età), polipatologia, ridotta riserva omeostatica, deficit nutrizionali, danno cumulativo da fumo e inquinanti ambientali (maggiore l’età, maggiore il cumulo potenziale), presentazione di malattia atipica o misconosciuta perché sovrapposta ai sintomi di più malattie croniche, assenza in alcune regioni di una buona assistenza domiciliare in grado di monitorizzare e curare, possibile atteggiamento terapeutico rinunciatario in funzione del solo criterio anagrafico”. Inevitabile pensare all’intreccio con altre patologie croniche come un fattore di rischio ancora fin troppo elevato anche se, ha concluso il professor Incalzi, “stupisce il fatto che spesso basti anche una sola malattia cronica, almeno riconosciuta”. In sostanza, la tendenza del virus resta quella degli inizi anche se, ora come ora, l’attenzione è a 360 gradi. Quella a cui i numeri del Covid-19 ci hanno costretto.

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