La Patrona del vecchio continente e le difficoltà di “nonna Europa”

Oggi l'Europa festeggia Santa Brigida, la sua Patrona. Papa Francesco ha richiamato più volte missione e radici di "Nonna Europa". Interris.it analizza la situazione del vecchio continente dal punto di vista dell'ecumenismo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:05
Europa

L’appello di Pietro all’Europa. “Sii te stessa. Ritrova i tuoi ideali”. Oggi l’Europa festeggia Santa Brigida, la sua Patrona. Papa Francesco ha richiamato più volte missione e radici di “Nonna Europa”. In questa ricorrenza Interris.it analizza la situazione religiosa del vecchio continente dal punto di vista dell’ecumenismo. In passato sono state tre le assemblee ecumeniche più significative per l’Europa. A Basilea (1989). A Graz (1997). E a Sibiu (2007). Eppure non hanno prodotto quei risultati che ci si attendeva. Non a caso, dopo la terza assemblea di Sibiu, in Romania, il processo si era bloccato. Soltanto ora la rigidità delle posizioni non appare più insuperabile.Europa

I padri cristiani dell’Europa

Francesco ha canonizzato colui che ha presieduto tre delle quattro sessioni conciliari: Paolo VI. Eppure il Concilio sembra esser stato messo in pratica più in quelle che una volta erano considerate terre di missione che non in Europa. Continente dov’è situata la cattedra dell’apostolo Pietro. In America, in Asia, in Africa e in Oceania la fede cristiana, arrivata più di recente, ha favorito lo svilupparsi di una liturgia che risulta più vivace. Oltreché un desiderio di fare comunità più sentito. Un ruolo dei catechisti e dei laici più sviluppato. A causa dell’esiguità di clero. Di fronte a questo panorama, è chiaro che in Europa la fede sembra come morta. E il Concilio Vaticano II attuato poco. Per molti europei è suonato sorprendente che la prima parola del Papa argentino sia stata un semplice “Buonasera!”. Ma nel nuovo mondo ogni celebrazione eucaristica, prima del saluto liturgico, prevede il saluto comune.ecuminismo

Background extra-Ue

Questo background culturale extra-Ue si riflette nel pontificato di Francesco. Attraverso gesti e parole semplici quanto rivoluzionari. Dismissione di abiti pontifici senza una riforma scritta. Pronunciamenti a braccio. Uso dell’italiano e del castigliano al posto del latino e delle altre lingue moderne. Uscite fuori programma fra la folla. Decisione di lasciare l’appartamento pontificio per la casa Santa Marta. Dove il papa può pranzare con altri sacerdoti lì residenti. Mettendosi in fila al self service. E prendendo posto a tavola dove più gli piace. Primo viaggio a Lampedusa. Là dove si consumano stragi silenziose. Visite apostoliche a periferie esistenziali e geografiche. Concerti disertati con illustri ospiti e pranzi desiderati con i poveri. Messa in Coena Domini non in cattedrale. Ma in carcere. O in altro luogo di sofferenza. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

Stile e dottrina

Però occorre distinguere tra lo stile e la dottrina. In Europa c’è stata una grande riflessione teologica sul Concilio. E anche uno scontro, fra l’ermeneutica della discontinuità e della rottura. Secondo cui il Vaticano II aveva voluto rompere con tutto il Magistero precedente. E l’ermeneutica della continuità. Secondo cui il Concilio aveva voluto sì introdurre riforme, anche profonde. Ma nella continuità con l’insegnamento precedente dei pontefici. Lo rilevava già Paolo VI. Pochi mesi dopo la chiusura del Concilio. Schierandosi con la linea della continuità. Le due posizioni in Europa sono state tipicamente rappresentate. Quanto alla discontinuità dalla “scuola
di Bologna” con don Giuseppe Dossetti. Giuseppe Alberigo. E oggi Alberto Melloni. E quanto alla continuità da Joseph Ratzinger e dai suoi allievi. Poi Ratzinger è diventato Papa. E ha trasformato l’ermeneutica della riforma nella continuità in Magistero. Riforma nella continuità. Non continuità e basta.ecumensimo

Pratica

Il Concilio, dunque, è stato messo in pratica più nel Sud America e nelle chiese povere che non qui in Europa. Il cardinale Carlo Maria Martini specificò almeno due volte che non auspicava nuovi Concili. Anche perché, aggiungeva, non è stato ancora digerito il Vaticano II. Ma desiderava che si creasse nuovamente l’entusiasmo e la fiducia in una Chiesa che sa rinnovarsi. Come era avvenuto al Concilio. Un clima che si è poi andato smorzando durante il post Concilio. Una visione non pessimista circa la Chiesa in Europa. Anche se meno creativa e vivace di quelle dei continenti nuovi.

La fede di “nonna Europa”

La Chiesa europea presenta altresì aspetti affascinanti. Non a caso molti sacerdoti
di altri continenti vengono in Europa per studi e non vogliono più ripartirne. E non si tratta soltanto del migliore trattamento economico. È però vero che Chiese latinoamericane e africane hanno un dinamismo che nel vecchio continente sembra essere andato perduto. L’Europa ha solide strutture, create pazientemente nei secoli, che i cattolici temono di perdere. Mentre hanno perso molto dello slancio missionario. Le Chiese nuove, infatti, hanno poco da perdere. Spesso conoscono direttamente la persecuzione e il martirio (come all’inizio del cristianesimo. E sono molto più creative: sono continenti in costruzione. In Europa le Chiese sono spesso sulla difensiva e sulla preservazione dell’esistente. E sembrano meno fiduciose sull’opera di Dio nella storia. Francesco è simbolo di questa vitalità e dello spirito latinoamericano. Più che della esatta formulazione dogmatica, tanto cara agli europei, si preoccupa della traduzione in azione e testimonianza del messaggio evangelico. E Jorge Mario Bergoglio vuole rafforzare la fede tanto in Europa quanto in America Latina.
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Opinione comune

Sia in Europa che in America del Nord era opinione comune che la teologia della liberazione fosse un sostegno ai poveri. E che dunque si trattasse di una causa che si doveva approvare senz’altro. Ma per Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger questo era un errore. Il motivo risale al post-Concilio. Il processo di “recezione” conciliare è stato lungo e articolato. E ha accolto gli apporti non soltanto dei pontefici e dei teologi. Ma anche del cosiddetto “comune sentire ecclesiale”. Il “sensus ecclesiae“, che dopo la realizzazione dei fatti diventa un fattore di “controllo” della coerenza delle scelte conciliari. Rispetto al sentire comunitario della fede.Europa

Luci e ombre

A chi guarda dalla periferia i processi di rinnovamento in atto, le ombre potrebbero anche apparire come più evidenti della luce. Che pure esiste nella “vecchia” Europa. Alla quale ormai sono aggregate anche le Chiese della ex “cortina di ferro”. O la vivacità religiosa delle terre ex marxiste che hanno espresso Karol Wojtyla. Il Pontefice venuto dall’est. Soprattutto in Europa, però, si è dimenticato il primo annuncio dell’amore di Cristo. Cedendo a compromessi che sono in antitesi al Vangelo. Anche l’America Latina è in crisi di fede. Ma in Europa, in particolare, la sfida della secolarizzazione e dell’individualismo radicale ha pesato molto. E ha reso più difficile l’accoglienza di quel vento di rinnovamento comunitario originato dal Concilio.

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