Padre Fortunato: “Un Meeting della fraternità per rispondere alle sfide del mondo”

A Roma la terza edizione del World Meeting on Human Fraternity, per costruire ponti tra generazioni e culture. Interris.it ha incontrato P. Enzo Fortunato, Presidente del Pontificio Comitato Giornata Mondiale dei Bambini, direttore editoriale rivista Piazza San Pietro e tra i promotori dell'evento

padre Enzo Fortunato, direttore editoriale rivista Piazza San Pietro (foto: Francesco Vitale)

“La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. […] La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza”. Così si legge nell’enciclica Fratelli tutti, un invito a riscoprire la forza generativa della fraternità nel mondo di oggi. È proprio da questo spirito che prende vita il World Meeting on Human Fraternity 2025, giunto quest’anno alla sua terza edizione. L’appuntamento, promosso dalla Basilica di San Pietro, è fissato per venerdì 12 e sabato 13 settembre a Roma e vedrà uomini e donne in dialogo in 15 tavoli tematici, veri e propri laboratori di confronto e progettazione. Il cardinale Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica di San Pietro, propone la fraternità come soluzione per un nuovo ordine politico, economico e sociale. Secondo Gambetti, questo principio può guidare un cambiamento epocale che sia rispettoso delle persone, delle differenze e in armonia con il creato. L’obiettivo è quello di far riscoprire la fraternità attraverso incontri e dialoghi, come quelli previsti dall’evento del 13 settembre, dove la musica e le testimonianze di vita ne racconteranno il valore. Sul significato di “essere umani” e sulla terza edizione del meeting, Interris.it ha incontrato padre Enzo Fortunato, direttore editoriale rivista Piazza San Pietro e tra gli ideatori e promotori dell’evento.

L’intervista

Partiamo da una grande domanda che il Meeting mette al centro: che significa essere umani oggi?

“È una domanda fondamentale, a cui cerchiamo di rispondere mettendo in luce un concetto essenziale: la fraternità. Come ha detto il grande poeta Rabindranath Tagore, la fraternità è ciò che fa “sbocciare l’uomo nell’uomo”. O come ci ha insegnato Martin Luther King, è un’arte difficile che dobbiamo ancora imparare, dopo aver conquistato il cielo e il mare. Anche Papa Francesco e Papa Leone ci ricordano l’importanza di recuperare questo senso di fratellanza e di prenderci cura delle persone più fragili e degli ultimi”.

Il Meeting include anche un “G20 dell’informazione” con incontri tra diverse menti. Che cosa sperate di ottenere da questo dialogo?

“La risposta è già in parte nel fatto che un’istituzione come la Basilica di San Pietro abbia convocato un confronto tra voci così autorevoli, dai grandi network come Le Monde e il New York Times a figure internazionali come Maria Ressa, Premio Nobel per la Pace. Questa grande adesione dimostra la capacità della Chiesa di attrarre e di proporre un linguaggio ancora vivo e attuale, quello del Vangelo. Da questi incontri nascono parole vere, che mirano a costruire e non a distruggere”.

Quali sono i pilastri che l’informazione deve difendere in questo contesto?

“Durante il nostro “G20 dell’informazione”, abbiamo individuato tre parole chiave che l’informazione deve non solo indicare, ma anche salvaguardare: verità, dignità e libertà. Sono valori imprescindibili per garantire un’informazione di qualità che sia al servizio delle persone”.

La locandina dell’evento (foto: meeting della fraternità)

Ci sarà un grande evento in Piazza San Pietro. Come si trasformerà questo spazio per il Giubileo della Speranza?

“Piazza San Pietro diventerà una vera e propria agorà, dove la cultura, la musica e l’incontro creeranno un’unione unica. Avremo testimoni straordinari, come la vedova di Nelson Mandela e la già citata giornalista Maria Ressa. Saranno voci da ogni parte del mondo, unite per dimostrare che, oggi più che mai, è possibile essere fratelli”.

Ci saranno anche artisti e cantanti. Quale sarà il loro contributo?

“Il loro talento servirà a far risuonare ancora più forte la parola “fraternità”. Attraverso la musica, anche provenendo da culture diverse, si potrà vedere come il messaggio del Vangelo sia centrato sull’uomo, che è l’unico vero protagonista che ci interessa”.

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