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Padre Fortunato racconta la prima Giornata Mondiale dei Bambini

“Lasciamoci sorprendere dai bambini. Dio è sorpresa e credo che i bambini rappresentino per eccellenza la sorpresa di Dio all’uomo”. Sono le parole di padre Enzo Fortunato che danno il senso profondo della prima Giornata Mondiale dei Bambini (GMB).

Un evento storico voluto da Papa Francesco che ha preso il via sabato 25 maggio presso lo Stadio Olimpico con il saluto delle delegazioni straniere ed è proseguito con ospiti di fama nazionale ed internazionale presentati da Carlo Conti, fino al momento più atteso: il dialogo dei bambini e delle bambine con il Santo Padre. Domenica 26 maggio l’evento si sposta nel cuore di Roma, in Piazza San Pietro, per la celebrazione presieduta dal Santo Padre, il Regina Coeli, il monologo di Roberto Benigni e il saluto del Papa ai bambini di tutto il mondo.

Per comprendere la portata storica e sociale della prima GMB, Interris.it ha intervistato padre Enzo Fortunato, direttore della comunicazione della Basilica Papale di San Pietro in Vaticano e coordinatore della Giornata Mondiale dei Bambini.

Padre Enzo Fortunato alla presentazione della prima Giornata Mondiale dei Bambini (GMB). Foto: Andrea Panegrossi

L’intervista a padre Enzo Fortunato

Come è stato organizzare la prima Giornata Mondiale dei Bambini?

“È stato molto faticoso e avvincente. Non nascondo che molte mattine mi sono alzato con il mal di testa! [ride, ndr] Però oggi, dopo quattro mesi intensi di lavoro, davvero ringrazio il Signore. Perché mi rendo conto che è stato Lui che ha mosso i cuori e soprattutto è stato Lui che ha ispirato a Papa Francesco questa grande e straordinaria giornata”.

Perché il Papa ha indetto una giornata mondiale dedicata ai bambini?

“Papa Francesco vede con apprensione quello che accadde ai bambini nel mondo: sono i primi ad essere vittime delle guerre, dello sfruttamento, della fame, dell’ingiustizia sociale, subendo soprusi e violenze; sono i primi protagonisti e le vittime inconsapevoli e innocenti delle guerre dei grandi. Questa grande ingiustizia ha ispirato Papa Francesco a dire ‘mettiamo al centro i bambini’, facciamo prendere coscienza al mondo che dobbiamo tutelarli e dobbiamo pensare al loro futuro. Infatti la domanda che sorge dalla GMB è: ‘che futuro vogliamo donare ai nostri figli?'”.

Cosa rappresenta la prima GMB per la Chiesa e per il mondo?

“Per al Chiesa credo che rappresenti un nuovo inizio, un’attenzione pastorale che c’era anche prima ma che ora è più accentuata. Noi oggi drammaticamente ci accorgiamo che le chiese sono mezze vuote, i giovani fanno fatica a prendere un impegno decisivo. E allora dobbiamo ripartire da loro, consapevoli anche di tanti errori fatti, e voltare pagina. Io sono convinto che i bambini rappresenteranno davvero il lievito e il sale di una nuova pastorale. E dunque di una società rinnovata”.

Il tema scelto dal Pontefice è: “Ecco io faccio nuove tutte le cose”. Cosa significa?

“Il tema indicato dal Santo Padre rappresenta quello che sono i bambini: una novità che cambia tutto. Quando in una famiglia nasce una vita nuova è davvero un nuovo capitolo che si apre, nuove relazioni che si reimpostano. Sappiamo che il figlio mette sanamente in discussione anche la relazione tra marito e moglie, tra i nonni stessi. Il termine ‘novità’ il Papa non l’ha usato a caso, ma rappresenta un rigermogliare, un rinascere, un affrontare la vita con maggiore entusiasmo. Quando i genitori tornano a casa e hanno dei bambini che li aspettano, c’è un ritorno a casa che contiene una sana ansia, la gioia di ritrovarsi, di vedere il loro sorriso, di abbracciarli. Sono tutte cose che forse da adulti abbiamo smarrito: abbiamo bisogno di ritrovare questa luce”.

Giornata Mondiale della Gioventù, prima Giornata Mondiale dei Bambini, a breve il grande Giubileo. Quale rapporto tra questi tre eventi cardine della Chiesa?

“Questi tre grandi appuntamenti della Chiesa ci ricordano che il cammino spirituale dell’uomo è un itinerario. Non dobbiamo mai sentirci arrivati, mai sentirci a posto, ma immaginare l’esistenza come un impegno continuo. La vita è fatta di tappe, di passi concreti, di attese, speranze e capacità di ricominciare”.

Perché è stato scelto Roberto Benigni?

“Con Papa Francesco abbiamo riflettuto a lungo, insieme ad Aldo Cagnoli, alla Comunità di Sant’Egidio e alla Cooperativa Auxilium, chi poter indicare ai bambini che fosse in grado di saper dialogare con loro con profondità e al tempo stesso con leggerezza. Benigni rappresenta con la sua arte, la sua creatività, il suo talento ineguagliabile un po’ il ‘giullare’ per eccellenza. Ed è stato dunque spontaneo pensare a lui. Il Papa ha approvato subito questa scelta e credo che assisteremo ad un monologo davvero straordinario”.

Qual è il suo auspicio per questa Giornata e per il futuro?

“Lasciamoci sorprendere dai bambini. Dio è sorpresa e credo che i bambini rappresentano per eccellenza la sorpresa di Dio all’uomo”.

Milena Castigli

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