Si è concluso a Roma l‘Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace “Osare la Pace”, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha riunito leader religiosi, capi di Stato e rappresentanti della società civile, dall’Auditorium Parco della Musica al Colosseo. L’evento ha lanciato un forte appello a sostituire la logica della guerra con il dialogo e la riconciliazione.
Roma, Capitale della Pace
L’apertura dell’assemblea, presieduta da Valérie Régnier, ha visto la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e di Sua Maestà Mathilde, Regina dei Belgi. “La pace non è un risultato scontato – ha detto il capo dello Stato italiano ha richiamato lo spirito di Assisi – ma va cercata, coltivata e osata. Alla forza della prepotenza va contrapposta la forza tranquilla delle istituzioni di pace”. Il Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, ha ribadito la vocazione della città. “La pace è la più alta vocazione di Roma – ha detto il primo cittadino – e Roma vuole essere capitale della pace e della fraternità, ed è al fianco di Sant’Egidio in questo impegno”. La Regina del Belgio, Mathilde, ha definito invece la pace come un’arte: “La pace è l’arte di riconciliare le differenze e di trasformare l’avversario in un fratello. Osare la pace non è uno slogan, ma un appello”.
L’età della forza
Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, ha descritto un mondo in regressione. “Viviamo in un tempo che ha umiliato le istituzioni nate per la pace e ha calpestato il diritto internazionale. È l’età della forza, dominata da pochi e segnata da una globalizzazione dimezzata. Il dialogo è la via per scoprire che l’altro fa parte del mio futuro”. Ha poi voluto ricollegarsi al compianto Papa Francesco ricordando le sue parole profetiche: “Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. È un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa alle forze del male”.
Il grido dei sopravvissuti e dei popoli
Particolarmente toccante la testimonianza di Koko Kondo, sopravvissuta al bombardamento di Hiroshima (Hibakusha). “Quando il copilota dell’Enola Gay, con le lacrime agli occhi, disse “Mio Dio cosa abbiamo fatto?”, da queste parole capii che non era un mostro. In quel gesto trovai la forza per smettere di odiare: se devo odiare, è la guerra che devo odiare. Pensiamo ai bambini e al loro futuro”. Parole drammatiche sono arrivate anche da Omer Malla, giovane profugo sudanese, con la sua riflessione sulle guerre dimenticate. “Mi sono svegliato al suono dei jet da combattimento, delle bombe e degli spari – racconta – e quelle ‘poche ore’ per controllare la situazione]sono ormai diventate più di due anni e mezzo di guerra”.

Giustizia, Dialogo e Umiltà
I leader religiosi hanno richiamato la responsabilità morale di fronte ai conflitti. Ahmed Al-Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar, ha focalizzato l’attenzione sulla giustizia: “Quando la giustizia scompare, l’uomo perde la sua umanità. La giustizia è la legge suprema della vita e la pace ne è il frutto naturale”. Rav Pinchas Goldschmidt, Presidente della Conferenza dei Rabbini Europei, ha parlato della pace come di una conquista quotidiana: “La pace richiede la mano ferma del chirurgo, la penna paziente del poeta. Esige la sapienza di vedere il volto dell’altro non come un nemico, ma come un compagno di viaggio”. Il Cardinale Matteo Zuppi ha esortato a non cedere alla rassegnazione. “Il primo modo per osare la pace – ha detto il Presidente della CEI – è non smettere di cercarla. Alla globalizzazione dell’indifferenza si oppone la cultura dell’incontro. Osiamo la pace perché ascoltiamo il grido di Abele”.
La Pace nasce dall’umiltà
Il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, celebrando la Liturgia eucaristica, ha messo in guardia dalla presunzione di forza. “Domina l’idea che la forza sia necessaria per costruire la pace – ha detto il Cardinale – eppure abbiamo visto le macerie materiali, umane e spirituali che tutto ciò produce. Solo cuori riconciliati possono riconciliare, solo cuori pacificati possono osare la pace”. Da qui si conferma la missione della Comunità di Sant’Egidio. “Abbiamo osato parlare di pace in un mondo dominato dalle polarizzazioni – ha sottolineato il Presidente Marco Impagliazzo – dove il dolore di tanti ci spinge a dire il nostro no alla mentalità di odio e di contrapposizione”.

Europa e diplomazia
L’incontro ha ospitato anche un dibattito sul futuro europeo. Presente alla tre giorni anche il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che intervenendo sul futuro europeo, si è detto ottimista. “L’Europa, per tornare determinante nel mondo, deve riportare alla centro il diritto e la persona.
L’invito di Leone XIV
Nella cerimonia finale al Colosseo, Papa Leone XIV ha lanciato un’accorata condanna della guerra: “Il mondo ha sete di pace: ha bisogno di una vera e solida epoca di riconciliazione. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli! Chi non prega abusa della religione, persino per uccidere”. Il Santo Padre ha poi ribadito un concetto già espresso da Papa Francesco: “Mettere fine alla guerra è dovere improrogabile di tutti i responsabili politici di fronte a Dio. La pace è la priorità di ogni politica”
Da tutti i leader che hanno partecipato il messaggio finale è categorico: “Non si può aspettare. Non possono aspettare milioni di bambini, anziani, donne, uomini che subiscono le conseguenze della guerra”.

