Il magistero della giustizia che unisce Jorge Mario Bergoglio e Robert Francis Prevost. “Il ruolo del giurista cattolico è quello di contribuire alla tutela della dignità umana“, ha detto Francesco. E Leone XIV nel concludere l’udienza ai partecipanti al Giubileo degli Operatori di Giustizia, ha citato passi del “De Civitate Dei” di sant’Agostino, grande riflessione sulla storia del santo vescovo di Ippona. Sottolineando che “all’attuale panorama internazionale andrebbero applicate sentenze perennemente valide”. E cioè: “Senza la giustizia non si può amministrare lo Stato; è impossibile che si abbia il diritto in uno Stato in cui non si ha vera giustizia. L’atto che si compie secondo diritto si compie certamente secondo giustizia ed è impossibile che si compia secondo il diritto l’atto che si compie contro la giustizia. Lo Stato, in cui non si ha la giustizia, non è uno Stato. La giustizia infatti è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo. Dunque non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo stesso al Dio vero”.

Magistero di pace
L’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) è un’associazione fondata nel 1948 con lo scopo di contribuire all’attuazione dei principi dell’etica cristiana nell’esperienza giuridica. Promuovendo la formazione etica e professionale dei giuristi e favorendo l’affermazione del diritto come strumento di giustizia e bene comune. Scopo dell’Uci è la tutela della persona umana e l’attenzione ai problemi giuridici emergenti dalla società per trovare soluzioni che rispondano al bene comune. Il tema della pace e della giustizia è tornato al centro dell’attenzione successivamente con il colloquio internazionale “Pace e giustizia fra le nazioni: ordine giuridico e ordine morale” organizzato dall’Unione Giuristi Cattolici Italiani e moderato dal professor Ricado Dip, presidente dell’ Union Internationale des Juristes Catholiques. “Il tema che abbiamo scelto per celebrare questo giubileo, per discutere durante questo giubileo è ‘pace e giustizia fra le nazioni, ordine giuridico e ordine etico’, perché un ordine giuridico staccato completamente dall’ordine etico finisce per non funzionare. Non funziona perché la gente non lo sente rispondente a quelli che sono i propri sentimenti etici, veri e propri”, spiega il presidente dell’Ugci Damiano Nocilla.

Teoria del diritto
Ai media vaticani il professor Nocilla ha ricordato come questa riflessione si inserisca nel percorso di riflessione intrapreso da Ugci sui concetti più importanti della teoria generale del diritto. Il professor Francesco Bonini, rettore della Lumsa dove si è svolto il colloquio, ha ricordato il consolidato rapporto con Ugci. Il cardinale Dominique Mamberti, assistente spirituale dell’ Union Internationale des Juristes Catholiques e prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha richiamato la pluralità di iniziative svolte per questa giornata giubilare. Monsignor Daniel Pacho è il sottosegretario per il settore multilaterale della sezione per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni Internazionali della Segreteria di Stato. E ha evidenziato i punti fondamentali per la discussione che è stata successivamente sviluppata da Stanislas de Laboulaye, già ambasciatore di Francia presso la Santa Sede. Da Philip McDonagh, già ambasciatore d’irlanda presso la Santa Sede. Dal professor Cesare Pinelli, membro supplente della commissione di Venezia del Consiglio d’Europa. Ad essi si sono aggiunti gli interventi del professor Giovanni Maria Flick, presidente emerito della Corte costituzionale. E del professor Franco Gallo, presidente emerito della Corte costituzionale.

Binomio
Monsignor Daniel Pacho ha posto la questione di “come far sì che le ragioni della fede possano essere sempre più conosciute e portate all’attenzione della gente comune, uscendo così da un certo confinamento imposto dall’opinione pubblica, come se gli insegnamenti del Papa e della Chiesa fossero sì importanti e rispettabili, ma al tempo stesso avvertiti quasi come ideali e comunque non condivisibili se non a partire da un’opzione di fede”. Secondo monsignor Pacho questo non corrisponde al vero, come testimonia lo stesso colloquio organizzato alla Lumsa e le stesse parole utilizzate: pace e giustizia. Infatti “queste parole non tanto singolarmente, ma nella loro associazione, portano con sé una chiara impronta cattolica. Si tratta di un binomio che ricorre in modo costante nel magistero ecclesiastico e pontificio in particolare, dove sempre e a più riprese è stato affermato che giustizia e pace sono due dimensioni collegate e inseparabili. Posto che “la pace deve e non può che essere frutto della giustizia”. Monsignor Pacho ha quindi citato Paolo VI, nell’enciclica “Popolorum progressio” del 1967. Laddove viene puntualizzato che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Non il mero progresso scientifico ma il superamento delle “diseguaglianze economiche, sociali e culturali troppo grandi tra popolo e popolo che provocano tensioni e discordie e mettono in pericolo la pace.

Ricadute
Imprescindibile il riferimento al magistero di Giovanni Paolo II e in particolare al discorso per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2002 il cui titolo è “Non c’è pace senza giustizia non c’è giustizia senza perdono”. Un ulteriore spunto di riflessione introdotto da monsignor Pacho riguarda il rapporto fra morale, diritto e giustizia: “E questo forse l’aspetto più interessante del nostro colloquio. Ossia il rapporto tra ordine giuridico e ordine morale e le ricadute di esso in riferimento alla definizione della giustizia come momento necessariamente prodromico alla pace. Ed è questo anche l’ambito dove il pensiero cattolico è chiamato a fare la differenza e a dare la discussione sul tema uno dei contributi più significativi”. La cornice generale è la costituzione Gaudium et spes. Il pontificato di Benedetto XVI “a più riprese e sotto diverse angolature, ha invitato a riflettere sul rapporto tra morale, legge naturale e diritto positivo”. Quindi l’ordine creaturale della natura non è neutro o muto dal punto di vista naturale ma cela in esso un orientamento di tipo etico. Monsignor Pacho ha ricordato in particolare una frase di Benedetto XVI. “La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma, dall’incontro tra la fede in Dio d’Israele, la ragione filosofica dei greci e il pensiero giuridico di Roma”.

Magistero della giustizia
Emerge così una sorta di itinerario verso la pace così sintetizzato da monsignor Pacho. “Esso prende origine e trova la sua fonte nell’ordine morale fissato dalla legge naturale, che a sua volta attende di essere attuato per il mezzo di un ordine giuridico in cui si esprima, secondo l’incisivo linguaggio conciliare, ‘una giustizia sempre più perfetta’, per potere così giungere al frutto della pace”. Non c’è pace senza giustizia e senza una giustizia moralmente fondata- Questo significa che non ci può essere pace senza il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali della persona umana, a partire da quello della vita. A livello di Stati, la comunità internazionale deve farsi carico di sforzi per garantire la tutela del creato e per ridurre le diseguaglianze tra i popoli. Monsignor Pacho ha ricordato l’impegno per perseguire una pace “giusta e duratura” sottolineata da Francesco e poi da Leone XIV. Dunque sarebbe auspicabile che le tracce fondamentali del magistero ecclesiale su questi temi siano riprese e promosse dal laicato cattolico impegnato a vario titolo nel settore della giustizia. E che il Giubileo possa “favorire una nuova vivacità in questa direzione”.

