Oltre lo schermo: la tecnologia vaticana che trasforma il web in una “mistica dell’incontro”

Padre Cristóbal Fones presenta la nuova iniziativa vaticana: un ponte digitale per entrare nell'intimità del Pontefice e imparare a parlare con Dio a cuore aperto

Padre Cristobal Fones. direttore internazionale della Rete Mondiale di Preghiera del Papa (foto: Francesco Vitale)

Non più solo una comunicazione “dall’alto”, ma un’unione spirituale che attraversa i confini digitali per farsi comunione globale. Con il lancio di “Prega con il Papa”, la nuova iniziativa della Rete Mondiale di Preghiera e del Dicastero per la Comunicazione, il Vaticano segna una svolta nella missione di Papa Leone XIV. Attraverso video e audio inediti, il Pontefice invita i fedeli di ogni continente — dalle metropoli europee ai villaggi più remoti della Tanzania — a entrare nel cuore della sua preghiera personale, condividendo mensilmente le sfide più urgenti dell’umanità. Padre Cristóbal Fones, direttore internazionale del progetto, spiega a Interris.it come la tecnologia stia diventando un ponte per trasformare il web in una “mistica dell’incontro”, offrendo a chiunque una via per imparare a parlare con Dio con parole nuove e cuore aperto.

L’Intervista

Padre Fones, “Prega con il Papa”, un’iniziativa che sembra andare oltre il semplice utilizzo dei social media. Qual è la filosofia che anima questo progetto nato dalla collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione?

“La nostra idea è che la Chiesa non debba limitarsi a “usare” il web, ma debba riscoprirsi essa stessa come una “rete” attraverso l’unione spirituale. Vogliamo che questa iniziativa sia una porta aperta per chiunque. Da tempo preghiamo “per” il Papa e siamo in comunione con lui, magari seguendo una messa a San Pietro. Ma qui la prospettiva cambia: entriamo nell’intimità della preghiera personale di Papa Leone XIV. Grazie alla tecnologia, possiamo farlo tutti insieme, simultaneamente, abbattendo le barriere geografiche e linguistiche”.

In che modo la tecnologia aiuta un fedele che si trova lontano da Roma, magari in un altro continente?

“Pensiamo a una persona che parla swahili in Tanzania: per lei venire a Roma è probabilmente impossibile. Attraverso questo progetto, può pregare con il Santo Padre, capirne il contenuto, sentire ciò che lui sente e rivolgere insieme la stessa richiesta a Dio. Alla fine, l’importante non è il Papa in sé, ma le sfide dell’umanità e la nostra relazione con il Signore. Preghiamo insieme per ciò che lui ci raccomanda”.

Guardando il primo video, si nota un Papa molto concentrato, quasi emozionato davanti alle telecamere, come se cercasse di non perdere il filo del dialogo con Dio nonostante la presenza dei media. Quanto è importante questo aspetto visivo per coinvolgere le persone?

“È fondamentale. Vedere il Papa che cerca la giusta concentrazione serve a non farla perdere a chi prega con lui. Speriamo che questa sia un’opportunità per imparare a pregare meglio. Ogni preghiera onesta, che nasce dall’aprire il cuore a Dio, è buona, ma possiamo sempre crescere. Spesso non sappiamo come fare: recitiamo il rosario o le preghiere imparate da bambini, il che è un bene, ma per sviluppare un’amicizia mistica con il Signore dobbiamo imparare a usare le nostre parole”.

Quindi il video non è il punto d’arrivo, ma un punto di partenza?

“Esattamente. Il Papa sta dando l’esempio a tutti noi. La speranza è che l’invito porti chi guarda il video a continuare a pregare da solo o nella propria comunità, usando la propria lingua. Questo progetto vuole insegnare una metodologia, un modo possibile per facilitare e nutrire il rapporto quotidiano con Dio”.

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