Oltre il realismo bellico: il Prof. Greco e la sfida di “cambiare lo sguardo” sulla realtà

Il filosofo Tommaso Greco invita a superare la logica dello scontro e l’ineluttabilità della guerra, proponendo una pace intesa come impegno quotidiano capace di orientare le scelte politiche e sociali

Il prof. Tommaso Greco (foto: Francesco Vitale)

In un’intervista rilasciata a Interris.it, il Prof. Tommaso Greco, ordinario di Filosofia del Diritto a Pisa, analizza il messaggio per la Pace di Papa Leone XIV ribaltando l’antico adagio latino: per garantire la pace non bisogna preparare la guerra, ma partire dalla pace stessa. Greco definisce la pace come una forza “disarmante”, capace di spezzare il circolo della diffidenza, e rivolge un forte appello all’Europa e ai politici cristiani affinché non cedano alla logica della forza. Contrastando l’idea di un destino bellico ineluttabile, il professore invita a “cambiare lo sguardo” sulla realtà per scorgere e valorizzare il bene già presente, trasformando la pace da tregua temporanea a impegno quotidiano e consapevole

L’Intervista

In un anno segnato da conflitti profondi, si torna a parlare di una pace che deve essere non solo “disarmata”, ma anche “disarmante”. Cosa significa concretamente oggi?

“Significa innanzitutto smettere di pensare alla pace solo come a qualcosa che arriva alla fine di una guerra, come un traguardo precario e provvisorio. Se la concepiamo così, resterà sempre fragile. Dobbiamo invece intenderla come una realtà già presente, un bene da curare e custodire giorno dopo giorno. È “disarmante” perché, per essere protetta, ci impone scelte che escludono la violenza: non solo quella delle armi vere e proprie, ma anche quella dei discorsi carichi di odio, avversione e diffidenza. La pace deve guidare le nostre scelte attuali, non essere solo una speranza post-bellica”.

Fin dal suo insediamento, le prime parole di Papa Leone XIV sono state «La pace sia con voi». Questo nuovo messaggio è la naturale prosecuzione di quel biglietto da visita?

“Assolutamente sì. Il messaggio è lo sviluppo pienamente coerente di quella prima sensazione che abbiamo provato quando il Santo Padre si è presentato alla comunità mondiale. L’uso delle espressioni “disarmata” e “disarmante” è estremamente promettente: è un principio guida che dobbiamo ora portare all’opera concretamente, trasformandolo in azioni quotidiane”.

Spesso la mancanza di pace non è solo ai confini, ma anche nella nostra quotidianità. Come possiamo trasmettere questo valore alle nuove generazioni, in un mondo che sembra andare nella direzione opposta?

“Questo è un punto cruciale. Oggi siamo immersi in un sistema informativo e politico estremamente “bellicoso”. L’informazione privilegia costantemente lo scontro e la politica sembra non poter fare a meno del riferimento polemico all’avversario. Persino nel sistema formativo, nelle scuole, si inizia a parlare dell’ineluttabilità della guerra come se fosse un destino segnato. Per i giovani è preoccupante. Dobbiamo riportare il linguaggio della pace nel nostro quotidiano, scardinando l’idea che il conflitto sia l’unico modo di relazionarsi”.

Pace
Foto di Sunguk Kim su Unsplash

E’ iniziato un nuovo anno. Se dovesse scegliere un aspetto particolare del messaggio del Papa da regalare a chi lo leggerà o lo sta leggendo, quale sarebbe?

“Direi senza dubbio: “cambiare lo sguardo”. È questa la cosa essenziale. Dobbiamo smettere di guardare la realtà solo attraverso gli occhi dei cosiddetti “realisti”, che spesso scelgono solo la parte di mondo che serve ai loro interessi. La realtà è in verità piena di cose buone, di fiducia e di pace. Se impariamo a vedere queste gemme già esistenti, possiamo valorizzarle e metterle all’opera per cambiare ciò che non funziona”.

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