Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, riflette con Interris.it sull’eredità di San Pietro come bussola per l’uomo contemporaneo e per le nuove generazioni. In un’epoca che esige una perfezione irreale, la figura del “pescatore di Roma” emerge per la sua autentica fragilità: un uomo che ha conosciuto il peccato e il tradimento, ma che ha trovato nel perdono la forza di ricominciare. Un invito a riscoprire il senso profondo della nostra storia attraverso un’umanità che non teme di sbagliare.
L’Intervista
Il Giubileo si è chiuso, ma la figura di San Pietro emerge con forza. Perché è così importante contestualizzare la sua storia proprio oggi?
“Se la Chiesa Cattolica è a Roma, è perché un pescatore ha scelto di venire qui. Pietro è arrivato per portare il messaggio di Gesù con tutta la sua fragilità e la sua forza, una forza che non nasceva da lui stesso. È una storia che tutti conosciamo, ma che forse non comprendiamo mai fino in fondo. In questo anno giubilare, in cui tutti siamo stati chiamati a interrogarci sul nostro cammino, riandare alle origini della storia di Pietro significa interrogarci su noi stessi. In un tempo che corre così veloce, fermarsi su di lui è un atto potente. Richiede un tempo che non definirei “lento”, ma “profondo”: una velocità diversa che ci permette di capire da dove veniamo e dove stiamo andando, riscoprendo un senso in ciò che a volte ci sembra non averne”.
Molti giovani oggi si sentono schiacciati dal mito della perfezione. In che modo comunicare la figura di Pietro alle nuove generazioni può aiutarle?
“Le nuove generazioni sono spesso affascinate da eroi senza macchia e senza peccato, figure che però risultano inarrivabili o che, peggio, nascondono le proprie ombre. Pietro è l’esatto opposto: è l’emblema di un cuore attuale proprio perché umano. È un peccatore che ha addirittura tradito, ma che è stato perdonato. Nella sua vita, il pianto è stato liberazione e il rimpianto è diventato il motore per fare di più”.
Qual è, dunque, il messaggio più urgente che Pietro lascia a chi oggi vive con la paura di sbagliare?
“Pietro ci insegna che non bisogna mai scoraggiarsi. Forse i giovani di oggi sono più fragili perché temono di dover essere perfetti a ogni costo; la storia di Pietro dice loro che non devono essere perfetti, devono essere umani. È proprio in questa umanità, fatta di cadute e rinascite, che si trova il vero cuore della cristianità e della Chiesa”.

