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Nuove tecnologie, come evitare abusi e dipendenze

Nel corso degli ultimi vent’anni la tecnologia è entrata sempre di più a far parte della vita delle persone. L’epoca in cui viviamo si caratterizza appunto per la rivoluzione digitale e in quanto tale essa ha modificato qualsiasi ambito della realtà ed ha influenzato in modo positivo le interazioni sociali, talvolta aiutando gli introversi a stabilire dei rapporti virtuali che poi sono diventati amicizie nella realtà. In questo contesto, fortemente dinamico e trasversale, i giovani sono sempre più bravi e capaci a utilizzare le nuove tecnologie ma, a questa abilità, spesso non corrisponde una parallela maturità nella valutazione dei rischi che derivano dalla rete.

Le evoluzioni portate dalla pandemia

La pandemia da Covid – 19 in atto, in special modo a seguito del lockdown con la correlata chiusura delle scuole, ha fatto sì che si verificasse un aumento del tempo trascorso davanti al computer o allo smartphone. Il fenomeno non stupisce, ma in contemporanea questo ha determinato anche una maggiore esposizione dei giovani ai pericoli della rete. Si pensi che, durante questo periodo, il 79% di ragazzi e ragazze tra gli 11 e i 18 anni attiva il telefono anche 120 volte, dedicando più di quattro ore al giorno ossia 120 ore mensili. Interris.it ha intervistato in merito a questa tematica il dottor Claudio Marcassoli, psichiatra e psicoterapeuta libero professionista, membro ordinario della Società italiana di Psichiatria, della Società italiana di Psicoterapia medica, della Società Italiana di Psichiatria Forense, della Società Italiana di Criminologia e della Società Italiana di Scienze Forensi, nonché socio ordinario della International Crime Analysis Association e Discussant dell’American Society of Criminology. Egli è autore di pubblicazioni scientifiche di argomento clinico e psichiatrico forense; relatore a congressi nazionali di psichiatria clinica, forense e criminologia. È stato ed è docente di Psichiatria e Psichiatria Forense in svariati atenei e corsi di formazione.

L’intervista

Dottore, viviamo nella cosiddetta era digitale, quali sono gli elementi che denotano maggiormente quest’epoca e quali risvolti si possono avere sui più giovani?

“Basta guardarsi attorno, su un autobus, al ristorante o durante un pomeriggio in famiglia: quante persone non hanno il cellulare in mano o vicino a sé? Al ristorante due genitori e tre figli che utilizzano lo smartphone. Si pensi che, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, in base ad uno studio condotto su ottomila ragazzi, sei adolescenti su dieci dichiarano di non poter più fare a meno dell’app di messagistica istantanea, il 99% lo utilizza ogni giorno, il 70% chatta in maniera compulsiva, sei teenager su dieci dichiarano di rimanere spesso svegli – quattro su dieci anche nella fascia dei preadolescenti – sei su dieci sono di sesso femminile. Oltre a ciò, l’80% dei teenager sono terrorizzati all’idea che il telefono si possa scaricare o che possa restare senza connessione – dando vita a quella che viene definita nomofobia – e, di questi, sei/sette su dieci sono femmine. Alla luce di questi dati, la massiccia presenza delle nuove tecnologie nella vita dei ragazzi – ma anche degli adulti – pone nuovi e talvolta inquietanti interrogativi insiti nella dicotomia tra reale e virtuale, tra sentimenti privati ed intimità esibite. Le linee di confine nell’utilizzo di questi strumenti non sono chiare e i ragazzi spesso si muovono nelle grigie zone di mezzo, tra un uso “positivo” ed il rischio di “dipendenza”.

A che età e con quale modalità avviene il primo contatto con questi strumenti da parte dei più piccoli?

“I bambini, fin da piccolissimi, vengono dotati di un mezzo proprio che gli viene regalato dai genitori in media a partire dai nove anni, senza essersi prima sincerarsi che gli stessi sappiano schivare i pericoli della Rete. Parliamo ad esempio dei social network, nonostante ci sia il divieto di iscrizione agli stessi prima dei tredici anni, quasi otto ragazzini su dieci – il 78% – dagli undici ai tredici anni hanno almeno un profilo social approvato dai genitori. Quindi, se i primi ad infrangere le regole sono proprio padri e madri, non ci si deve meravigliare se i ragazzi non le rispettano a loro volta. Un altro problema non secondario sono le chat di messaggistica istantanea, i famosi gruppi sulle chat di messaggistica istantanea, che sono utilizzati in modo improprio sin dalle scuole elementari. Creati per scambiarsi informazioni su compiti e attività scolastiche, finiscono per diventare un’abitudine quotidiana anche per i più piccoli, che iniziano così a chattare coi compagni”.

Cosa ci dicono gli studi in proposito?

“I medici hanno lanciato l’allarme, stanno aumentando i casi di bambini e ragazzini affetti da Internet Addiction Disorder, cioè dai disagi di chi si collega per troppe ore al giorno con la rete, un problema definito in altri termini come abuso-dipendenza da internet. A tal proposito, la Canadian Medical Association, afferma che questa dipendenza è reale come l’alcolismo, provoca come le altre patologie da dipendenza problemi sociali, sintomi astinenziali, isolamento, problemi coniugali e prestazionali, problemi economici e lavorativi. In particolare, nel caso dei bambini, si registra la difficoltà a costruire una relazione con gli altri, l’instaurarsi di una situazione di apatia che è del tutto simile a quella provocata dalle droghe, come se si risvegliassero solo se connessi e già alle scuole elementari possono manifestarsi disturbi cognitivi e della memoria dovuti al troppo tempo trascorso “a navigare” sulla rete.  A proposito del rischio che si modifichi lo sviluppo cognitivo, il Dipartimento delle dipendenze della Asl Milano 2 ha rivelato che – nel nostro paese -tra gli studenti delle medie inferiori e superiori il 20% sono a rischio di problemi da Internet, 30% sono abusatori e il 5% ha sintomi di dipendenza. È utile ricordare che, la dipendenza, se si sviluppa, può rappresentare l’anticamera di grossi problemi anche da adulto”.

Le applicazioni di messaggistica istantanea, ovvero le chat, sono oggi molto diffuse, che tipo di problematiche possono provocare, soprattutto tra i più giovani?

“La tensione psichica è una delle caratteristiche delle chat. L’attesa della stringa di risposta può generare tensione. Ci si chiede cosa stia facendo il proprio interlocutore. Se è annoiato; se è caduto il collegamento; se parla contemporaneamente con altre persone. Per avere l’esclusiva si dà il massimo. Dare il massimo in chat – significa intrigare e esagerare. La chat, fintanto che non si utilizzano accessori come la webcam, non consente la vista dell’interlocutore.  La comunicazione in chat può anche essere una comunicazione consolatoria: si viene capiti, ci si può sfogare e parlare dei propri problemi. Si trovano persone simpatiche, a volte non si sa se sono persone vere o reali.  Ti ascoltano e ti apprezzano; ci si sente un altro o un’altra, generalmente migliore; queste problematiche si amplificano se non c’è ascolto e comunicazione all’interno della famiglia. La chat, per questo, può rappresentare un rifugio che protegge dalle difficoltà che si possono incontrare nelle relazioni reali. I conflitti della vita di tutti i giorni trovano sfogo e compensazione nei rapporti in rete, tanto che il rischio è quello di operare una inversione tra il reale e il virtuale. Inoltre, chi ha rapporti interpersonali insoddisfacenti nella vita reale, trova in chat riscatto, sicurezza, comprensione, tende facilmente a considerare quest’ultimo l’ambiente vero, mentre amici, e realtà diventano una ipocrita rappresentazione di convenzioni e di ruoli vacui”.

In che maniera dovrebbero porsi i genitori di fronte al cambiamento epocale rappresentato dalle nuove tecnologie?

“L’atteggiamento dei genitori di fronte a questo cambiamento dovrebbe essere responsabilizzante, ossia teso ad approvare l’utilizzo da parte dei propri figli delle nuove tecnologie, ma solo a determinate condizioni: età adeguata, dimostrata responsabilità nel loro utilizzo, disponibilità al confronto con una persona adulta. Indipendentemente dalla simpatia o antipatia che loro stessi provano nei confronti di computer, Internet, o cellulari di vecchia o nuova generazione, è importante che riconoscano l’importanza e le potenzialità che questi strumenti hanno per i propri figli e, per questo, si impegnino affinché vengano utilizzati con consapevolezza e soprattutto dando delle regole precise. In particolare, i genitori dovranno adoperarsi in prima persona per imparare il loro funzionamento, chiedendo ai propri figli di spiegarlo, oppure instaurando con loro un dialogo sereno e interessato fin dalla loro tenera età, oppure ancora si assicurino che abbiano le corrette informazioni da un esperto, da una persona di fiducia che si possa occupare di questo. Sono i genitori, quindi, che devono fornire gli strumenti necessari per imparare ad utilizzare questi strumenti che i figli vedono quotidianamente, ma anche le indicazioni utili per tutelarsi da rischi o pericoli. Così facendo, i bambini o i ragazzi, seppur contrariati per qualche limitazione, sapranno apprezzare con il tempo questo tipo di atteggiamento che, dal punto di vista educativo, è il più adeguato. Se i ragazzi percepiscono che viene loro riconosciuto un importante bisogno, seppur soddisfatto in parte o in tempi diversi da quelli sperati, essi imparano ad essere riconoscenti nei confronti dei genitori e a comprendere il reale significato che si cela dietro i limiti imposti dai genitori. Se si sentono responsabilizzati sono molto più motivati ad un utilizzo consapevole di queste nuove tecnologie”.

Christian Cabello

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