Mons. Staglianò: “Incoraggiare i giovani a staccarsi dagli smartphone”

Teologi ed esperti si sono confrontati su pace, ecologia e creato. Interris.it ne ha parlato con S.E. Mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia

S.E. Mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia (foto: Francesco Vitale)

Nella suggestiva Casina Pio IV in Vaticano, teologi, imprenditori ed esperti si sono riuniti per il seminario internazionale “Creato, natura, ambiente per un mondo di pace“. L’evento di due giorni, organizzato dalla Pontificia Accademia di Teologia, si è concentrato su come promuovere uno sviluppo umano più equo e condiviso. Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha sottolineato l’obiettivo di confrontarsi per offrire una guida al mondo contemporaneo. Secondo monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, esiste una “sapienza per la vita”, in grado di illuminare anche le strategie politiche per affrontare le sfide del nostro tempo.

L’Intervista

Quanto è attuale l’eco di una pace disarmata e disarmante?

“La pace di cui parliamo, ispirata a Gesù, non è semplicemente l’assenza di guerra. Il mondo intende la pace come “non belligeranza”, un’ipocrisia che porta ad armarsi di nuovo. La pace di Cristo, invece, è disarmata e disarmante perché lavora per superare le “strutture di peccato” e costruire una civiltà di solidarietà. Finché non c’è questo impegno reciproco, non può esserci vera pace”.

“Il seminario internazionale ha affrontato il problema ecologico come una questione non solo tecnica, ma “antropologica”. Qual è il significato di questa prospettiva?

“Secondo l’ecologia integrale di Papa Francesco, il problema ecologico riguarda innanzitutto la condizione umana, specialmente quella dei più poveri. L’appello generico all’etica non basta, perché spesso non riusciamo a mettere in pratica i principi che dichiariamo. Per avere “mani pulite” e salvare il pianeta, dobbiamo avere “occhi limpidi”, e per avere occhi limpidi è necessario avere un “cuore puro”. La vera sfida è la conversione del cuore e della ragione”.

Ha citato un “illuminismo cristico” come via d’uscita dalla “ragione strumentale” che domina il nostro tempo. Può spiegarci meglio questo concetto?

“La nostra civiltà ha funzionato per secoli con una ragione strumentale che punta al dominio e allo sfruttamento, trasformando anche il grano, per citare Battiato, in una questione di soldi anziché di pane. Dobbiamo cambiare. Il nostro appello è a un illuminismo “cristico”, non semplicemente cristiano. Con una ragione aperta al mistero e al divino, possiamo convergere tutti – teologi, filosofi, scienziati – per avere uno sguardo più contemplativo verso il creato e riconoscere che la realtà non è materia bruta da manipolare”.

Come possiamo trasmettere questo messaggio alle nuove generazioni, usando i loro strumenti ma in modo concreto?

“Il primo passo è incoraggiare i giovani a staccarsi dagli smartphone per guardarsi intorno e riscoprire la bellezza del creato. Ma non basta solo aprire gli occhi. Occorre un processo educativo che li aiuti a “vedere” questa bellezza, poiché essa non si impone con violenza. È fondamentale attivare dei processi educativi dove i giovani si trovano, come su Spotify e le piattaforme digitali, per mostrare loro che l’uomo non è un predatore, ma un custode del giardino. L’essere umano, fatto a immagine di Dio, ha la responsabilità di prendersi cura della casa comune. Questo sguardo di cura e di dono di sé verso gli altri è la vera via per la pace”

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