E’ in programma dal 28 al 30 marzo il sesto grande evento dell’Anno Santo dedicato al tema della speranza. Sono circa 500 i sacerdoti Missionari della Misericordia che vivranno il loro Giubileo. Papa Francesco, tornato a casa dopo il lungo ricovero di oltre un mese al Policlinico Gemelli, non potrà partecipare, ma invierà un suo messaggio scritto.
Chi sono i Missionari della Misericordia
Il ministero particolare dei Missionari della Misercordia è stato istituito da Papa Francesco con la “Misericordiae Vultus“, la bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia nel 2015. Al punto 18, Papa Francesco scrive che i Missionari della Misericordia “saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato. Saranno, soprattutto, segno vivo di come il Padre accoglie quanti sono in ricerca del suo perdono. Saranno dei missionari della misericordia perché si faranno artefici presso tutti di un incontro carico di umanità, sorgente di liberazione, ricco di responsabilità per superare gli ostacoli e riprendere la vita nuova del Battesimo”.
L’intervista
Interris.it ha intervistato fra Emiliano Antenucci, Rettore del Santuario della Madonna del Silenzio di Avezzano (Aq), e Missionario della Misericordia.
Chi sono i Missionari della Misericordia?
“Sono dei sacerdoti, ‘esperti del sacramento della riconciliazione’, che portano avanti l’apostolato dell’ascolto, come dice Papa Francesco. Hanno delle facoltà particolari, come rimettere dei peccati che prima erano riservati solo alla Sede Apostolica. Sono persone che hanno una buona capacità di ascolto, di accoglienza”.
Quale compito hanno?
“Oltre a confessare, hanno il compito di predicare la misericordia, di essere testimoni di misericordia che è un altro nome di Dio. La parola misericordia è composta da ‘misere’ e ‘cordis’, ossia avere un cuore misericordioso e compassionevole. Compassione vuol dire patire con chi patisce. Un santo della Chiesa ortodossa, San Silvano del Monte Athos spiega che il compito dei monaci e dei sacerdoti è quello di intercedere, ossia portare le lacrime di chi soffre a Dio”.
Qual è l’importanza del Giubileo dei Missionari della Misericordia all’interno di questo Anno Santo dedicato alla speranza?
“La misericordia si accompagna sia al silenzio sia alla speranza. Il silenzio è anche sospensione del giudizio, ogni persona è un mistero e dobbiamo accettarlo senza giudicare. Il sacramento della Riconciliazione, non deve essere un luogo di giudizio, ma un momento in cui sentiamo l’abbraccio del Padre. E poi, chi di speranza vive, vive senza disperazione”.
Quanto la speranza e la misericordia sono importanti nella vita di ogni cristiano?
“La speranza ci difende dallo scoraggiamento. E’ una virtù, ci dà la forza e ci fa comprendere che esiste davvero un al di là, è Dio che spera in noi. La speranza è una visione, è andare oltre. Dobbiamo essere profeti di speranza come don Oreste, San Francesco e tutti i santi, loro sono quelle persone che ti permettono di guardare ‘oltre'”.
Vorresti fare un augurio ai Missionari della misericordia che, come te, si apprestano a partecipare al Giubileo a loro dedicato?
“Vorrei augurare a tutti una bella esperienza di preghiera, di fraternità, di formazione e di confronto perché parteciperanno da tutto il mondo. Un’opportunità di scambio e crescita che ti riempie di gioia. Potremmo definire questo incontro un piccolo “sinodo della misericordia”, dal sinodo si cammina insieme, non un più una Chiesa cattedratica o maestra, ma una Chiesa che si fa compagna di strada delle gioie e dei dolori degli uomini”.

