Minori e digitale, le raccomandazioni dei pediatri contro l’iperconnessione

Il tempo prolungato speso davanti allo schermo di un dispositivo digitale non fa bene a bambini e ragazzi. I consigli della Società italiana di pediatria su come limitare l’utilizzo dei dispositivi

A sinistra: Adolescenti. Foto © Mary Taylor da Pexels A destra: dott.ssa Elena Bozzola, responsabile Commissione dipendenze digitali della Società italiana di pediatria. Foto © Ufficio Comunicazione Società italiana di pediatria

Troppo presto e troppo a lungo. In Italia abbiamo un problema di iperconnessione precoce, cioè di esposizione prolungata alla luce blu dei dispositivi digitali e ai contenuti online già dalla primissima infanzia. Oltre il 20% dei bambini tra i due e i cinque mesi di vita passa del tempo davanti a uno schermo, che sia quello piccolo della televisione o quello ancora più ridotto del tablet o dello smartphone, avverte l’Istituto superiore di Sanità. In contrasto con i pediatri che raccomandano di spostare in avanti l’età di esposizione ai devices e ai social e di non mettere in mano il cellulare a un minore né consentirgli di navigare in Internet da solo prima dei 13 anni.

Smartphone. Foto © Pexels da Pixabay.

L’età minima

Quando si parla minori e digitale si propongono diverse soglie di età al di sotto delle quali far scattare le restrizioni. L’Australia è stato il primo Paese al mondo a vietare i social fino al 16 anni, la Spagna punta a fare lo stesso e anche la Gran Bretagna guarda a quel modello, mentre la Francia pensa allo stop per gli under15. In Italia è stato introdotto il divieto degli smartphone a scuola. La Società italiana di pediatria (Sip) raccomanda di aspettare i 13 anni. “Il consiglio di evitare l’accesso autonomo a Internet e lo smartphone personale fino a quell’età è frutto di una revisione sistematica di oltre 6.800 studi che mostrano come la stimolazione digitale precoce e prolungata possa influenzare negativamente aspetti dello sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale”, illustra la dottoressa Elena Bozzola, pediatra del Bambin Gesù e responsabile della Commissione dipendenze digitali della Sip. “Posticipare è considerato un investimento in salute, perché l’età pediatrica è una fase di particolare vulnerabilità e plasticità cerebrale”.

Bambino. Foto © George Pak da Pexels.

Effetti sul corpo

Le linee guida ufficiali dei pediatri italiani invitano le famiglie a calibrare i limiti di tempo con l’età, a partire da nessuna esposizione sotto i due anni fino a non oltrepassare le due ore sopra i cinque anni. Un tempo giornaliero prolungato speso davanti allo schermo significa meno attività fisica, con un aumento del rischio di sovrappeso e obesità già dall’infanzia, a cui si aggiunge quello cardiovascolare in adolescenza, e abitudini alimentari meno sane – “i bambini esposti agli schermi per più di un’ora al giorno hanno mostrato indici di massa corporea significativamente più elevati” – ridotta interazione sociale con i coetanei, problemi visivi dall’affaticamento oculare al rischio di miopia precoce, probabile ritardo nel parlare in modo adeguato all’età per l’“assottigliamento corticale nelle aree responsabili dell’elaborazione visiva, dell’attenzione e del linguaggio”.

Giovani. Foto © The Jopwell Collection da Unsplash.

E sulla mente

Gli effetti di un uso intensivo del digitale, soprattutto i social, può farsi sentire anche sulla salute mentale, dalla difficoltà di regolare le emozioni, come ansia e rabbia, a poca autostima e sintomi depressivi, o sfociando in uso compulsivo e dipendenza. “Le ragazze sembrano particolarmente vulnerabili all’impatto emotivo del confronto sociale e alla ‘fear of missing out, (fomo)”, aggiunge Bozzola. Dal post-pandemia il fenomeno del cyberbullismo in Italia si sta aggravando, secondo Save the Children, e le evidenze scientifiche mostrano un’associazione significativa tra cybervittimizzazione e disturbi della salute mentale in età adolescenziale. “Negli adolescenti vittime di cyberbullismo il rischio di ideazione suicidaria risulta oltre tre volte superiore rispetto ai coetanei non esposti”, sottolinea.

Famiglia. Foto © Karola G (www.kaboompics.com) da Pexels.

Patto di famiglia

Il digitale non è esclusivamente una selva oscura dove si annidano pericoli, offre anche opportunità educative e di svago adatte ai più piccoli. I pediatri vogliono contribuire a renderlo un’esperienza positiva per i minori lavorando insieme alle famiglie. “L’obiettivo delle raccomandazioni è promuovere competenze critiche digitali tramite un approccio educativo condiviso per accompagnare l’uso dei media nei ragazzi in modo progressivo e responsabile e per questo è fondamentale ruolo attivo dei genitori come modelli digitali”. La Sip lancia l’idea del family plan digitale, un patto di corresponsabilità che definisce dove e per quanto tempo usare i dispositivi, come comportarsi online e tutelare la privacy, a quali contenuti accedere, per un impiego sicuro, consapevole e coerente con l’età e il grado di autonomia del minore. “Nessuna esposizione sotto i 2 anni, uso limitato e sotto supervisione degli adulti dai 2 ai 5 anni, al massimo un’ora al giorno in età prescolare e una-due ore in età scolare, smettere nell’ora prima di andare a dormire”, illustra Bozzola. E “liberare” luoghi come la tavola e la cameretta dall’influenza del digitale, preservando da disturbi e favorendo l’interazione e il gioco. “La mediazione attiva da parte degli adulti, il dialogo e la spiegazione critica fanno parte di un processo educativo che non può mancare”.

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