Troppo presto e troppo a lungo. In Italia abbiamo un problema di iperconnessione precoce, cioè di esposizione prolungata alla luce blu dei dispositivi digitali e ai contenuti online già dalla primissima infanzia. Oltre il 20% dei bambini tra i due e i cinque mesi di vita passa del tempo davanti a uno schermo, che sia quello piccolo della televisione o quello ancora più ridotto del tablet o dello smartphone, avverte l’Istituto superiore di Sanità. In contrasto con i pediatri che raccomandano di spostare in avanti l’età di esposizione ai devices e ai social e di non mettere in mano il cellulare a un minore né consentirgli di navigare in Internet da solo prima dei 13 anni.

L’età minima
Quando si parla minori e digitale si propongono diverse soglie di età al di sotto delle quali far scattare le restrizioni. L’Australia è stato il primo Paese al mondo a vietare i social fino al 16 anni, la Spagna punta a fare lo stesso e anche la Gran Bretagna guarda a quel modello, mentre la Francia pensa allo stop per gli under15. In Italia è stato introdotto il divieto degli smartphone a scuola. La Società italiana di pediatria (Sip) raccomanda di aspettare i 13 anni. “Il consiglio di evitare l’accesso autonomo a Internet e lo smartphone personale fino a quell’età è frutto di una revisione sistematica di oltre 6.800 studi che mostrano come la stimolazione digitale precoce e prolungata possa influenzare negativamente aspetti dello sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale”, illustra la dottoressa Elena Bozzola, pediatra del Bambin Gesù e responsabile della Commissione dipendenze digitali della Sip. “Posticipare è considerato un investimento in salute, perché l’età pediatrica è una fase di particolare vulnerabilità e plasticità cerebrale”.

Effetti sul corpo
Le linee guida ufficiali dei pediatri italiani invitano le famiglie a calibrare i limiti di tempo con l’età, a partire da nessuna esposizione sotto i due anni fino a non oltrepassare le due ore sopra i cinque anni. Un tempo giornaliero prolungato speso davanti allo schermo significa meno attività fisica, con un aumento del rischio di sovrappeso e obesità già dall’infanzia, a cui si aggiunge quello cardiovascolare in adolescenza, e abitudini alimentari meno sane – “i bambini esposti agli schermi per più di un’ora al giorno hanno mostrato indici di massa corporea significativamente più elevati” – ridotta interazione sociale con i coetanei, problemi visivi dall’affaticamento oculare al rischio di miopia precoce, probabile ritardo nel parlare in modo adeguato all’età per l’“assottigliamento corticale nelle aree responsabili dell’elaborazione visiva, dell’attenzione e del linguaggio”.

E sulla mente
Gli effetti di un uso intensivo del digitale, soprattutto i social, può farsi sentire anche sulla salute mentale, dalla difficoltà di regolare le emozioni, come ansia e rabbia, a poca autostima e sintomi depressivi, o sfociando in uso compulsivo e dipendenza. “Le ragazze sembrano particolarmente vulnerabili all’impatto emotivo del confronto sociale e alla ‘fear of missing out, (fomo)”, aggiunge Bozzola. Dal post-pandemia il fenomeno del cyberbullismo in Italia si sta aggravando, secondo Save the Children, e le evidenze scientifiche mostrano un’associazione significativa tra cybervittimizzazione e disturbi della salute mentale in età adolescenziale. “Negli adolescenti vittime di cyberbullismo il rischio di ideazione suicidaria risulta oltre tre volte superiore rispetto ai coetanei non esposti”, sottolinea.

Patto di famiglia
Il digitale non è esclusivamente una selva oscura dove si annidano pericoli, offre anche opportunità educative e di svago adatte ai più piccoli. I pediatri vogliono contribuire a renderlo un’esperienza positiva per i minori lavorando insieme alle famiglie. “L’obiettivo delle raccomandazioni è promuovere competenze critiche digitali tramite un approccio educativo condiviso per accompagnare l’uso dei media nei ragazzi in modo progressivo e responsabile e per questo è fondamentale ruolo attivo dei genitori come modelli digitali”. La Sip lancia l’idea del family plan digitale, un patto di corresponsabilità che definisce dove e per quanto tempo usare i dispositivi, come comportarsi online e tutelare la privacy, a quali contenuti accedere, per un impiego sicuro, consapevole e coerente con l’età e il grado di autonomia del minore. “Nessuna esposizione sotto i 2 anni, uso limitato e sotto supervisione degli adulti dai 2 ai 5 anni, al massimo un’ora al giorno in età prescolare e una-due ore in età scolare, smettere nell’ora prima di andare a dormire”, illustra Bozzola. E “liberare” luoghi come la tavola e la cameretta dall’influenza del digitale, preservando da disturbi e favorendo l’interazione e il gioco. “La mediazione attiva da parte degli adulti, il dialogo e la spiegazione critica fanno parte di un processo educativo che non può mancare”.

