Presi e, quasi rapiti, dal vortice quotidiano e dai ritmi a volte quasi folli che la società del tutto e subito ci impone, sorgono spontanei dei quesiti relativi alla nostra vita spirituale: siamo ancora capaci di meditare da cristiani? Perché non riusciamo a trovare del tempo da dedicare alla preghiera? Fra Emiliano Antenucci, nella sua ultima opera letteraria – in libreria dal 3 marzo – “Meditare da cristiani. Riscoprire la preghiera dell’anima” (Tau Editrice), ci offre un vademecum per ritornare alla meditazione cristiana, recuperando così le nostre radici spirituali.
L’intervista a Fra Emiliano Antenucci
“Fare meditazione cristiana vuol dire fare esperienza e incontrare Dio nel silenzio – spiega il rettore del Santuario della Vergina del Silenzio di Avezzano -. Questa nostra società sembra non poter far a meno delle mode che ciclicamente si avvicendano: non fanno eccezione quelle spirituali”. Citando il cantante Francesco Gabbani, fra Emiliano fa notare che ultimamente siamo tutti “Occidentali Karma”: vorremo fare gli orientali, ma con la mente, il cuore e il corpo da occidentali. “Alcuni anni fa, il Dalai Lama, a Milano ci esortava ad essere ‘veri e buoni cristiani, non una cosa a metà’, era un richiamo a ritrovare le nostre radici cristiane che abbiamo perso. Oggi vanno di moda molti tipi di meditazione che si preoccupano solo del benessere fisico e psicologico, ma non si curano dell’anima; non c’è incontro con Dio, ma con il vuoto”.
La sete di spiritualità
Dobbiamo quindi chiederci: perché sembre ci sia sempre più questa necessità di ricercare mode, tradizioni e usanze lontane dalle nostre radici cristiane? “Una critica forse andrebbe fatta anche alla Chiesa: monasteri, parrocchie e conventi dovrebbero essere tutte delle scuole di preghiera, non lo dico io ma lo scrive chiaramente San Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte. Cè una grande sete di spiritualità e di silenzio, di incontro con il divino e l’infinito. Se la persona non trova questo nella Chiesa Cattolica, va a cercare altrove rischiando di imbattersi in un sincretismo di religioni. Per noi cristiani, Dio è una persona, il figlio di Dio. E’ molto importante anche la postura del corpo – aggiunge fra Emiliano – nel mio libro cito anche i padri esicasti e la preghiera del cuore:è importante fare la meditazione in un certo modo… noi siamo un pochino imbalsamati”.
La preghiera non è una tecnica
Il sacerdote Missionario della Misericordia sottolinea che la preghiera non è una tecnica, ma un dono che deriva dalla grazia di Dio. “Non preghiamo solo per il nostro benessere psico-fisico, anche se molti studi scientifici hanno messo in evidenza che pregare fa bene alla circolazione del sangue, alla digestione, fa riposare meglio – spiega -. Noi preghiamo per un bisogno dell’anima, per il benessere spirituale. Il Signore ci chiede di pregare incessantemente, ma noi lo facciamo solo quando stiamo male o abbiamo una disgrazia… oppure preghiamo per poter avere un posto di lavoro o superare un esame. La nostra preghiera, invece, deve essere questa: ‘Signore sia fatta la tua volontà’. Il nostro Dio è misterioso, misericordio e ci ama. La meditazione è l’incontro con lui che ci parla nel silenzio“.

