“Mediae Terrae”: Guido Castelli racconta la ricostruzione e la rinascita del Centro Italia

In un’intervista per Interris.it, Guido Castelli, dal 3 gennaio 2023 Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma nel 2016-2017, descrive "la terra di mezzo della nostra bellissima Italia"

A sinistra: il Senatore Guido Castelli con in mano il suo libro "Mediae Terrae". A destra: la Cattedrale di Camerino

Il Senatore avvocato Guido Castelli, dal 3 gennaio 2023 Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del Centro Italia 2016-2017 (incarico confermato sia nel 2024 che nel 2025), è autore del libro “Mediae Terrae; dopo il terremoto: la rinascita dell’Italia centrale oltre la fragilità del territorio“. Un libro in cui l’autore descrive la ricostruzione dell’Appennino centrale dopo i terremoti del 2016-2017; ricostruzione che si connota per l’equilibrio tra tradizione e innovazione per rilanciare le comunità colpite e promuovere uno sviluppo sostenibile e sicuro delle aree dell’Italia centrale.

“Mediae Terrae”

Nei nove capitoli, il Commissario accompagna il lettore nella capillare attività di ricostruzione e di rigenerazione post sisma 2016 nel cuore dell’Appennino centrale, tracciando “le linee per rifondare un Appennino contemporaneo, ricco di arte e cultura millenaria e aperto alle nuove reti, fisiche e virtuali”. La ricostruzione in atto, insieme alla mission di riparazione, assistenza alla popolazione e alla ripresa economica involge aree interne dell’Italia che hanno costituito la culla della civiltà europea (non solo italiana) e che oggi sono il paradigma di un nuovo centro della nuova Europa che non può prescindere dall’Est e dal Sud. Invero, il Centro Italia, luogo millenario di relazioni, è il fronte Sud dell’Europa, “la cerniera tra il Po (il fronte sud dell’Europa continentale) e Pantelleria (il fronte nord del Magreb)”. I luoghi dell’Appennino centrale – “con le radici profonde nel passato e i germogli rivolti al domani” – sono la Media Terrae, dove “si svolgono i fatti della vita, le passioni, le storie, dove cresce e si costruisce il futuro”.

L’intervista

L’opera di ricostruzione e generazione dei territori colpiti dal sisma 2026-2017 ha costituito per l’Appenino centrale un’opportunità, il kairos, per ripartire. Possiamo parlare di rinascita dell’Italia centrale “antropocentrica”?

“C’è sempre l’uomo al centro della vita, e come dico spesso, c’è vita nel cratere. La tragedia di nove anni fa ha riacceso le motivazioni per investire sul futuro di questo pezzo d’Italia che per molti anni, molto prima del sisma del 2016-2017, aveva subito la sorte di tante altre aree interne: marginalizzazione, spopolamento, un discreto inselvatichimento anche a livello ambientale. Il 70% di questo territorio è ricoperto da boschi, solo il 25% è dedicato alle attività economiche. Il 5% è urbanizzato. Ma non è una vittoria della Natura, ma una resa al disordine selvaggio di un territorio abbandonato. Un territorio che per millenni è stato antropizzato, generando una biodiversità unica e assicurando un presidio efficace ed efficiente di fronte a un’altra delle fragilità tipiche di queste aree: quella idrogeologica. Solo il mantenimento di un presidio umano ha potuto proteggere queste comunità, e quelle a valle, e quelle dei litorali, da un processo di progressivo assestamento, di cui il ‘versante’ sismico è solo una faccia della medaglia dei rischi. Convivere con questa natura bellissima e fragile è stata la scommessa, vinta, da chi, qui ha creato meraviglie d’arte e di cultura, aggiungendo alle bellezze naturali quelle della creazione umana. Uno scrigno di bellezze. Che deve essere protetto, oggi, con tutta la tecnologia e l’innovazione disponibile. La ricostruzione dopo la sequenza sismica del 2016-2017 ha offerto l’occasione di fare una robusta iniezione di tecnologia per poter rendere meno complicata la convivenza con la fragilità sismica e idrogeologica del territorio. Una fragilità che non può essere la ‘scusa’ per abbandonarlo. Ma deve essere la motivazione per curarlo di più e meglio, per poter continuare a godere dei suoi frutti naturali, spirituali, economici e sociali. Dopo il terremoto questo territorio può tornare a vivere più e meglio di prima. Lo tocchiamo con mano grazie alle risorse investite anche nella riparazione socio-economica di queste comunità. Il programma NextAppennino ha messo a disposizione quasi due miliardi per rilanciare imprese e migliorare le infrastrutture. Abbiamo avuto una risposta formidabile: nemmeno un euro andrà perduto o finirà per essere mera assistenza. Sono tutti incentivi al servizio dell’imprenditorialità dei nostri concittadini”.

Papa Francesco e mons. Francesco Massara. Foto © Avvenire

Perché Mediae Terrae?

“Questa è la terra di mezzo della nostra bellissima Italia. Le terre di mezzo sono il Centro Italia, che oggi sempre più assume un ruolo centrale anche nell’orizzonte mediterraneo ed europeo. La dorsale appenninica è la spina dorsale del Paese, è il luogo da presidiare sempre più e sempre meglio, anche in relazione al cambiamento climatico e ai suoi eventi meteorologici estremi: solo una terra di mezzo rafforzata, e antropizzata, può evitare di scaricare a valle gli effetti dei dissesti prodotti da precipitazioni sempre più abbondanti e disastrose”.

Cosa rappresenta il cratere post sisma che va dalle Marche al Lazio, dall’Abruzzo all’Umbria, nello scenario non solo nazionale ma anche europeo?

“Come dicevo questo territorio sta assumendo una nuova centralità. L’Europa sempre più larga, rivolta ai Balcani e all’Est, così come l’attenzione al Sud del Mondo (pensiamo al piano Mattei rivolto ai Paesi africani) e in particolare a tutte le sponde del bacino mediterraneo sta generando un nuovo baricentro anche dell’Unione Europea. Per anni abbiamo subito una trazione europea del Nord, dimenticando che il nostro Vecchio Continente è una somma di diversità, che solo la cultura e la spiritualità cristiana ha reso un soggetto unico e potenzialmente unificato. Il Nord delle grandi pianure non conosce l’orografia tormentata delle nostre Alpi e dei nostri Appennini, che rende una stessa distanza, in termini di chilometri, uno spazio imparagonabile. Percorrere 50 chilometri nella pianura del Reno può richiedere poche decine di minuti di tempo. La stessa distanza alla nostra latitudine pretende tempi diversi, non solo pet la qualità delle strade, ma proprio per la natura del territorio. Il Centro Italia può diventare il nuovo centro di una Europa meno distratta verso il Sud e l’Est del mondo”.

Il Commissario straordinario per la ricostruzione, Guido Castelli – © Foto In Terris

Quali sono le potenzialità dell’Appennino centrale?

“L’abbandono del suolo è un pericolo ormai più grave dell’eccessivo consumo di suolo. La ricostruzione nell’area del cratere sismico rappresenta oggi un laboratorio avanzato di innovazione territoriale, in cui la conoscenza scientifica del territorio, le tecniche di ingegneria avanzata e gli strumenti digitali si integrano per promuovere prevenzione, sicurezza e resilienza. A seguito dello studio del territorio, comprendente l’analisi delle faglie sismiche, dei dissesti idrogeologici, della morfologia montana definitasi a seguito delle scosse e delle fragilità dei suoli, queste informazioni hanno guidato la pianificazione degli interventi e costituiscono la base per la gestione preventiva del rischio, consentendo di individuare le aree più vulnerabili e di adottare misure mirate per ridurre le conseguenze di futuri eventi naturali. Il ‘Laboratorio Appenino centrale’ è stato presentato alla COP 29 a Baku anche come modello per le montagne del Mediterraneo e anche alla COP 30 a Belen nei prossimi giorni ci sarà una comunicazione sul Laboratorio Appennino centrale. È stato elaborato un piano d’azione per il clima attraverso le attività agro-silvo-pastorali incentrato sull’uso attivo delle risorse locali che possa aumentare la resilienza territoriale. Un piano per il quale è necessaria un’opera di supporto alle competenze locali e l’avvio di un percorso di aggiornamento tecnologico dei metodi e delle attrezzature per attrarre soprattutto le giovani generazioni”.

A quale articolato sistema di interventi ha dato avvio questo innovativo approccio strategico su scala interregionale, di ripresa e rigenerazione socioeconomica (oltre che di ricostruzione sicura, innovative e sostenibile)?  

“Il programma NextAppennino, che sta alla base della strategia di riparazione socio-economica, che accompagna la ricostruzione, è articolato in due Macro-misure: Macro-misura A ‘Città e paesi sicuri, sostenibili e connessi’ dotata di 1 miliardo e 78 milioni di euro, dove oltre alla misura sull’Innovazione digitale, ha sviluppato progettualità di comunità energetiche e fonti rinnovabili, rigenerazione urbana e territoriale, infrastruttura e mobilità. Macro-misura B ‘incentivi per le imprese’ dotata di circa 700 milioni di euro, per favorire la nascita di nuove imprese, il consolidamento di quelle esistenti, la ripresa delle attività che operavano al momento del sisma, l’innovazione, l’attivazione di nuove filiere, la ricerca e lo sviluppo e la crescita occupazionale. Le Macro-misure di NextAppennino sono risultate determinanti non solo per la crescita economica dell’area del sisma, ma anche per il rafforzamento del mercato del lavoro. In termini occupazionali, il Cresme stima 4.631 nuovi posti di lavoro in Abruzzo, 1.233 nel Lazio, 8.521 nelle Marche e 913 in Umbria. Il miglioramento dell’efficienza nei processi produttivi, favorito dalla digitalizzazione e dal potenziamento delle infrastrutture grazie alla sinergia tra le Macro-misure A e B, è destinato a generare effetti strutturali positivi nei territori colpiti dal sisma. I dati documentano nuovi flussi in entrata, nel mercato del lavoro dei 138 Comuni dell’area sisma, registrando negli ultimi 3 anni oltre 302.000 nuovi rapporti di lavoro attivati, pari ad un incremento del 6,4%. Tale indice, nell’area sisma ristretta, ovvero le aree più colpite, sale al 12,4% ad un ritmo nettamente superiore alle medie di qualunque regione italiana. La media nazionale nello stesso periodo ha fatto registrare un aumento del 3,9%. Nel complesso l’occupazione è cresciuta del 6,6% (2024 versus 2022), in questo caso in linea con la tendenza nazionale, ma molto superiore ai trend delle singole regioni coinvolte dal sisma 2016, ma anche più alto di Lombardia ed Emilia-Romagna”.

Foto dal sito del MARec

Le città e i borghi dell’Appennino centrale sono ricchi di storia e bellezza, di arte e cultura, ma anche di vocazioni produttive. Come si argina il fenomeno dello spopolamento, uno dei più temuti nemici del post sisma?

“I nostri borghi bellissimi non possono restare immagini da cartolina o scenari da presepe. Storia, arte e bellezza naturale sono di per sé – e sempre di più – un volano turistico sempre più importante. Ma la vocazione turistica è solo una delle grandi opportunità di rinascita delle nostre comunità. Gli effetti della strategia, attivata con NextAppennino, stanno dando i frutti di cui dicevo. Sono i frutti necessari per contrastare il fenomeno dello spopolamento che è il grande nemico del futuro di questa porzione di Italia. Anche su questo fronte il Cresme ha individuato una inversione di tendenza: dove arrivano le risorse della ricostruzione e della riparazione lo spopolamento rallenta, si creano i presupposti per restare, ma anche per tornare. Lavoro, infrastrutture e servizi alla persona sono i fattori essenziali per ridare vita e futuro a questi territori”.

Una catena montuosa che si connota per aree di valore naturalistico -ambientale, con i suoi due parchi nazionali, sei riserve naturali e quattro parchi fluviali, un territorio bello e straordinario. Come assicurare anche la viabilità, l’accessibilità e la digitalizzazione?

“Uno dei principali elementi di innovazione riguarda la permeabilità dei confini di competenza. In Italia, la frammentarietà delle competenze amministrative e territoriali spesso genera inefficienze, ritardi e duplicazioni negli interventi di prevenzione e ricostruzione. La gestione sovraregionale di questo sistema – nella progettazione delle infrastrutture fisiche e digitali – permette non solo di orientare la strategia complessiva di prevenzione e ricostruzione, ma anche di coordinare le azioni su territori contigui, armonizzando standard tecnici e procedure operative. L’approccio integrato genera ricadute strategiche su più territori, velocizza l’erogazione degli interventi, favorisce la condivisione di competenze specialistiche e garantisce massimizzazione dell’efficienza delle risorse disponibili, riducendo sprechi e duplicazioni. In questo senso, il modello sviluppato nell’area del cratere rappresenta un laboratorio di governance territoriale digitale, replicabile in altre aree italiane e del Mediterraneo a rischio, dimostrando come la trasformazione digitale e la gestione coordinata del dato territoriale possano rendere più flessibili i confini delle competenze, rafforzare la resilienza dei territori e consolidare un approccio preventivo alla gestione del rischio sismico e idrogeologico. L’esperienza maturata nelle montagne e nei borghi dell’Appennino centrale dimostra come la pianificazione basata sullo studio approfondito del territorio, associata a strumenti tecnologici avanzati, possa trasformare interventi emergenziali in un processo continuativo di sicurezza e valorizzazione territoriale”.

Il Commissario Guido Castelli e mons. Francesco Massara durante un sopralluogo all’interno della Cattedrale di Camerino

L’anno che volge al termine è quello Giubilare; il 2026 coinciderà con l’ottavo centenario della morte di san Francesco, e il 2028, si celebreranno i 500 anni dell’approvazione pontificia dell’Ordine dei Frati Cappuccini. Come si inserisce il sistema dei “Cammini” in questa spiritualità che è parte integrante del Centro Italia e della sua spina dorsale appenninica?

“Il sistema dei Cammini è una rete essenziale su cui poggiare uno sguardo sul futuro di questo nostro pezzo d’Italia. I ‘camminatori’ sono da sempre protagonisti dell’Appennino centrale; rappresentano quella modalità di fruizione della bellezza naturale, artistica e spirituale che spesso viene etichettata come ‘turismo lento’. Un turismo meno rapace, più in sintonia con i luoghi e con le comunità. Un turismo che sa essere anche destagionalizzato e quindi offre nuove opportunità all’accoglienza. La rete dei Cammini su cui stiamo investendo insieme alle Regioni e al Governo è una condizione di sviluppo non occasionale, ma di crescita costante, di investimento progressivo su queste nostre comunità. Le tre coincidenze – Giubileo, san Francesco, i Cappuccini – offrono l’occasione per una attenzione costante e continua sulle potenzialità che si offrono a questo territorio e a tutto il Paese”.

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