Mauceri: “Violazioni dei diritti dei minori in guerra, fenomeno in aumento”

“R2P, diritti dei minori e la lista della vergogna” è il nuovo libro di C. Alessandro Mauceri, in cui, dati ufficiali alla mano, si affronta il tema delle sei gravi violazioni dei diritti dei minori nei conflitti armati

Nell'immagine: a sinistra la copertina del libro, a destra C. Alessandro Mauceri (per gentile concessione)

L’infanzia violata dalla guerra soffre nel silenzio e nell’inazione. Nei tanti conflitti armati sparsi per il mondo, bambini e adolescenti perdono la vita, sono arruolati a forza, subiscono abusi, non possono più andare a scuola né curarsi. Nonostante il diritto internazionale umanitario preveda norme a garanzia della tutela della sicurezza dei civili nei conflitti armati, e donne e bambini sono di sicuro tra i più vulnerabili, la “lista della vergogna” delle sei violazioni dei diritti dei minori nei teatri di guerra, stilata dal Rappresentante speciale delle Nazioni unite per i bambini coinvolti nei conflitti armati, si allunga. “Nell’ultimo rapporto, pubblicato a metà del 2025, si parla di una ventina di Paesi in cui sono state commesse complessivamente 41.370 violazioni, il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente, quando era già stato raggiunto un record”, dice a Interris.it nell’intervista che segue C. Alessandro Mauceri, autore del libro “R2P, diritti dei minori e la lista della vergogna”, basato sui dati ufficiali del Rappresentante speciale. I numeri che conosciamo sono probabilmente solo la punta dell’iceberg del fenomeno. “Riguardano solo sei violazioni, ma ce ne se sarebbero molte altre da considerare”, spiega Mauceri, inoltre “il numero di conflitti armati in atto è almeno il doppio. Le previsioni dicono che i numeri del 2026, basati sugli eventi del 2025, saranno certamente maggiori”. E la comunità internazionale non sembra riuscire a invertire la tendenza.

L’intervista

Quali norme prevede il diritto internazionale umanitario per garantire la protezione dei minori nei teatri di guerra?

“Decine di trattati internazionali sottolineano questo obbligo per i Paesi in guerra. Garantire la sicurezza dei civili – in particolare donne e bambini – durante le guerre è parte del diritto internazionale umanitario. Di bambini soldato parlano anche la Convenzione dei Diritti del Fanciullo del 1989 e il suo Protocollo Aggiuntivo OPAC. Nel 1999, con la Risoluzione 1261, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite ha ribadito che i bambini in Paesi nei quali sono in corso conflitti armati meritano un’attenzione speciale. Poco dopo, le Nazioni unite istituirono la figura del Rappresentante Speciale delle NU per i minori in contesti di guerra. Tra i suoi compiti gestire l’MRM, il sistema di monitoraggio e la segnalazione delle ‘gravi violazioni’ – tutte comprovate e confermate – riguardanti minori nei Paesi in cui sono in atto conflitti armati”.

Quali sono le sei violazioni?

“Le seguenti: l’uccisione e la mutilazione di bambini; il loro arruolamento come soldati; le violenze sessuali sui minori in contesti di guerra; il loro rapimento; gli attacchi a scuole o ospedali; e negare l’accesso e la distribuzione di aiuti umanitari destinati ai bambini. Tutte realtà note, ma sulle quali raramente ci si sofferma”.

Ce n’è una o più di una che registra un aumento maggiore rispetto alle altre?

“Non esistono violazioni meno gravi dei diritti dei minori quando si parla di guerre. Come riportato nel nostro libro, si va da adolescenti costretti a combattere o a trasformarsi in kamikaze a ragazze violentate come atto intimidatorio per colpire il gruppo a cui appartengono. Privare decine e decine di migliaia di bambini del cibo, delle cure mediche necessarie e dell’istruzione incide pesantemente sul loro futuro”.

Quanti casi di violazione dei diritti dei bambini sono dimostrati e confermati nell’ultimo rapporto?

“Nell’ultimo rapporto, pubblicato a metà del 2025, si parla di una ventina di paesi in cui sono state commesse complessivamente 41.370 violazioni, il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente (quando era già stato raggiunto un record). Di queste, 36.221 sono state commesse nel 2024. Le restanti 5.149 invece in precedenza, ma la conferma ufficiale è arrivata solo nel 2024. Un numero impressionante. Gli aspetti degni di nota sono due. Ad essere responsabili di queste violazioni non sono stati solo gruppi indipendenti: spesso, sono le forze armate ufficiali. Dal rapporto emerge inoltre che, a commettere queste violazioni non è quasi mai una sola delle parti coinvolte nel conflitto: tutti i contendenti commettono qualche violazione, sebbene in misura diversa”.

L’aumento generale del fenomeno come si spiega?

“Oggi, spesso, i combattimenti avvengono in centri abitati dove è quasi inevitabile il coinvolgimento dei civili. Recentemente, però, pare essersi diffusa l’idea che colpire civili, e soprattutto bambini, sia un’arma efficace e che le conseguenze a livello internazionale siano praticamente inesistenti. La maggior parte dei Paesi sembra fingere di non vedere cosa avviene nelle zone di Guerra, di questi problemi si parla poco. E’ proprio grazie a questa indifferenza generale, che eserciti e gruppi armati possono continuare a usare questi strumenti”.

Perché si arruolano bambini-soldato? A quale scopo si colpiscono scuola e ospedali? E perché si rapiscono bambini e ragazzi?

“I motivi per tutti questi crimini sono diversi. I bambini soldato sono un’arma a basso costo (specie nei paesi più poveri) per colpire gli avversari. Scuole e ospedali sono obiettivi facili da colpire e spesso vengono usati come trappola per attrarre i nemici. A volte i bambini rapiti vengono usati per svolgere quei servizi di supporto alle truppe sul fronte o come ‘oggetti di piacere’ (specie le adolescenti) o per portare bombe oltre le linee nemiche. Altre volte per la oro liberazione viene chiesto un riscatto che serve a rifinanziare i gruppi armati”.

Se questi sono i casi dimostrati e confermati, vuol dire che conosciamo solo la punta dell’iceberg?

“Assolutamente sì. Per due motivi. Il primo che questi numeri riguardano solo le sei violazioni indicate prima, ma ce ne se sarebbero molte altre da considerare (UNICEF, UNHCR, UNDP e altri ne parlano da tempo). Un esempio per tutti: dove ci sono guerre, la povertà multidimensionale MPI è molto più diffusa. Inoltre, secondo diversi studi, il numero di conflitti armati in atto è almeno il doppio di quello riportato nella ‘lista della vergogna’. Eppure, per vari motivi riportati nel libro (non ultimo, le pressioni politiche e la mancanza di fonti certe e documentate), non tutte le guerre in atto vengono incluse”.

I dati fanno riferimento al 2024, ci sono stime seppure provvisorie di come sia andato il 2025?

“Le previsioni dicono che i numeri del 2026, basati sugli eventi del 2025, saranno certamente maggiori. Un peggioramento che è la naturale conseguenza della voglia sfrenata di ‘fare la guerra’ e dell’aumento dei civili – e quindi dei bambini – coinvolti”.

Quali strumenti ha a disposizione la comunità internazionale per contrastare il fenomeno?

“Purtroppo gli strumenti a disposizione degli organismi internazionali sono pochi e inefficaci. La lista della vergogna nasce anche per fornire dati certi e avviare procedure di infrazione da parte del Consiglio di Sicurezza e della Corte Penale internazionale. Ma le azioni realmente messe in atto per contrastare il fenomeno hanno prodotto risultati deludenti. La conferma è la R2P che abbiamo citato anche nel titolo del libro: i paesi non coinvolti nei conflitti armati avrebbero l’obbligo, la Resonsability to Protect o R2P, di aiutare la popolazione civile (e quindi i bambini) dei paesi in guerra. Invece questo trattato viene utilizzato come scusa per vendere (o ‘regalare’) armi e armamenti a questo o quel paese in Guerra”.

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