Marina Casini (MpV): “Riconoscere il concepito come uno di noi è il frutto più maturo della laicità”

La Presidente del MpV riflette sulla memoria dei piccoli martiri di Betlemme, proponendo la riforma del Codice Civile e un "artigianato della prossimità" per superare l'inverno demografico e la cultura dello scarto

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Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano (foto: Francesco Vitale)

Tempo di Natale, un periodo di luci e gioia, ma il calendario liturgico ci pone davanti a una memoria forte, quella dei Santi Innocenti, i bambini di Betlemme sacrificati dal potere di Erode. A Interris.it la riflessione di Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita, per comprendere cosa significa questa memoria nel 2025.

L’Intervista

Partiamo dalla memoria biblica dei Santi Innocenti, i bambini uccisi da Erode. In che modo questa ricorrenza illumina oggi l’impegno del Movimento per la Vita?

“È una memoria che parla di verità, misericordia e speranza. Verità, perché non dobbiamo mai stancarci di dire che i bambini non ancora nati sono esseri umani a tutti gli effetti, con la nostra stessa dignità. Questa non è solo una posizione cattolica, ma il frutto più maturo della laicità: in gioco c’è il cardine della modernità, ovvero il principio di uguaglianza. Poi c’è la misericordia, perché l’aborto è una sconfitta per tutti: per la donna, per i medici e per la società. Infine la speranza, che ci chiede di vincere il male con il bene, portando la “tenerezza di Dio” nel nostro agire quotidiano”.

Erode rappresenta il potere che schiaccia la fragilità. Chi sono, oggi, i “nuovi innocenti” che rischiano di essere scartati?

“Sono tantissimi. Chi schiaccia una vita schiaccia il mondo intero, perché ogni individuo è unico. Penso ai poveri nelle periferie del mondo: vittime delle guerre, del terrorismo, malati, persone nelle carceri, profughi in fuga dalla fame. San Giovanni Paolo II metteva però in prima linea lo “sconfinato numero di bimbi cui viene impedito di nascere”. Essi sono scartati con la forza delle leggi e delle istituzioni; in questo modo il male diventa bene e l’uccisione diventa diritto, privando la pace del suo fondamento”.

Il vostro lavoro si traduce nei Centri di Aiuto alla Vita (CAV). In che modo la memoria dei piccoli martiri diventa gesto concreto per le famiglie in difficoltà?

“Diventa un “artigianato della prossimità”. I martiri ci incoraggiano a non mollare e a sostenere l’innato coraggio femminile, spesso soffocato dalla solitudine e dalle pressioni. Nei CAV, nelle Case di Accoglienza e attraverso progetti come Progetto Gemma, camminiamo insieme alle donne. L’accoglienza non è teorica: è dinamica, pronta a calibrarsi sui bisogni reali di chi abbiamo di fronte, rispettando i tempi di ciascuno”.

Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita (foto: MpV)

Siamo in pieno “inverno demografico”. Perché è così difficile far capire che ogni vita nascente è un dono e non un peso economico?

“La difficoltà più grande è che il tema dell’aborto è diventato un tabù. In Italia, tra il 1978 e il 2018, sono mancati all’appello 6 milioni di bambini. Se questi figli fossero nati, oggi non avremmo paura del crollo delle nascite. C’è poi il tema della “contraccezione d’emergenza” che spesso impedisce al concepito di annidarsi, provocandone la morte. Non possiamo affidare tutto solo all’economia o alla procreazione in vitro, riducendo gli umani a “prodotti”. I figli sono fini in sé, non mezzi per incrementare la popolazione”.

Cosa servirebbe a livello istituzionale per invertire questa rotta?

“Servirebbe un serio ripensamento sui consultori pubblici, che oggi sono spesso solo strumenti di accompagnamento verso l’aborto. Dovrebbero tornare alla loro funzione originaria: luoghi di sostegno per superare le difficoltà e portare a termine la gravidanza. I Centri di aiuto alla vita dovrebbero essere inseriti stabilmente nella strategia dello Stato”.

Qual è la riforma legislativa che ritenete prioritaria per riconoscere la dignità del nascituro?

“Sicuramente la riforma dell’articolo 1 del Codice civile. Chiediamo che la capacità giuridica sia riconosciuta dal concepimento e non dalla nascita. Sarebbe il compimento storico del moto verso l’uguaglianza: riconoscere che embrione, feto, bambino, adulto e anziano sono solo nomi diversi per indicare lo stesso identico soggetto personale”.

Marina Casini con il gruppo del Movimento per la Vita (Foto: MpV)

Come si parla di vita alle nuove generazioni, che sembrano assuefatte alla mentalità dominante dei social?

“I giovani non sono indifferenti, sono solo meno stimolati. Se vengono coinvolti con entusiasmo, autenticità e un pizzico di leggerezza, si risvegliano. Mio padre diceva che bisogna suscitare “simpatia per la verità”. Gli adolescenti sono affascinati dai grandi ideali e dai testimoni credibili. Quando mostriamo loro la meraviglia della vita con amore autentico, sono i primi ad ascoltare perché sono sensibili alla bellezza”.

L’attenzione alla vita è spesso bollata come “battaglia ideologica”. Come si torna a unire su questo tema?

“L’urlo e la censura sono segni di paura di chi non ha argomenti. Il diritto alla vita è un valore universale che unisce. La “cultura dell’io” preferisce ricorrere alla menzogna per distogliere lo sguardo dal concepito, negandone l’umanità. Dobbiamo far capire che l’impegno per la vita non è ideologia, ma la condizione necessaria per difendere la dignità umana nelle sue fasi di estrema fragilità”.

Qual è il vostro augurio alla società civile affinché il ricordo dei Santi Innocenti diventi stimolo politico?

“Faccio mio un auspicio di mio padre (Carlo Casini, n.d.r.): è ora che le madri diano voce a un “nuovo femminismo” che cammini davanti all’umanità tenendo in braccio i propri figli. Le madri testimoniano che il senso ultimo del vivere è l’amore. La pace, l’uguaglianza e la libertà hanno bisogno di una riflessione profonda sulla maternità per costruire, con tenacia operosa, la civiltà della verità e dell’amore”.

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