L’inizio e la fine della vita non sono più confini bioetici isolati, ma le vere coordinate su cui si misura la tenuta sociale e politica di una nazione. Marina Casini, Presidente del Movimento per la Vita Italiano, riflette con Interris.it sul superamento dei vecchi steccati ideologici per rimettere al centro il concetto di “uomo tutto intero“. Muovendo proprio dalle periferie della fragilità – dal concepimento fino al tramonto dell’esistenza – la Presidente traccia una linea di continuità che investe lo sguardo pubblico sulla dignità umana, trasformando i temi dell’accoglienza, della prossimità e del riconoscimento dell’altro in un’urgente agenda politica e culturale per le future generazioni. Marina Casini spiega perché difendere la vita più vulnerabile significhi, in realtà, salvare e dare speranza a tutta l’umanità.
L’intervista
Presidente Casini, i temi del biodiritto e della bioetica vengono spesso considerati di settore. Perché oggi, invece, assumono una rilevanza così globale e strutturale?
“Si tratta di una valorizzazione importante, ma direi anche doverosa. Ormai le questioni di inizio e fine vita sono diventate epocali e planetarie, caratterizzano la nostra epoca e riguardano l’intero pianeta. Soprattutto, contrariamente a quanto si possa pensare, non si limitano ai due estremi dell’esistenza, ma riguardano tutto l’uomo e tutta l’umanità. Lo sguardo che si porta sulla vita più fragile – sia quella che sboccia nel concepimento, sia quella afflitta dalla malattia e dalla disabilità – è lo stesso sguardo che riconosce la dignità umana, il fratello, la sorella, uno di noi. Questo atteggiamento va inevitabilmente a rafforzare il valore di tutta la vita umana, compresa la cosiddetta “vita di mezzo”, quella di tutti i giorni. Sono temi centrali, non periferici: muovendo dalle “periferie” della fragilità si arriva a illuminare meglio il centro della nostra società”
Suo padre Carlo Casini dice: “Non si può conoscere l’uomo se non si conosce tutto l’uomo”. Cosa significa, concretamente, vedere “l’uomo tutto intero”?
“È proprio questo il concetto cardine. Non si può comprendere la dignità umana fino in fondo se non si impara a guardare l’uomo quando è solo, quando è nudo, cioè fragile, privo di tutte quelle caratteristiche di bellezza, ricchezza, gioventù o salute che la società di oggi esalta. Se noi riusciamo a scorgere l’essere umano lì dove c’è semplicemente l’essenza dell’essere, e diciamo con stupore, meraviglia e accoglienza ‘questo è uno di noi’, allora abbiamo salvato l’umanità intera. Ecco perché queste non sono soltanto questioni etiche, culturali o morali: sono, a tutti gli effetti, grandi questioni sociali e politiche”.
Pensando alle due generazioni agli estremi, i giovani e gli anziani, quale parola chiave può fare da ponte per non smarrire il valore del dono della vita?
“La parola che mi viene in mente è senza dubbio speranza. La vita è intrinsecamente legata a orizzonti di speranza che vanno al di là dell’esistenza terrena. Non si può pensare all’esperienza umana senza collocarla in un orizzonte di eternità, di infinito, in cui esiste una comunione vera e autentica tra le persone, che può e deve iniziare già su questa terra. Durante il Festival abbiamo riflettuto a lungo sul significato profondo delle relazioni, della prossimità, dell’accoglienza e della solidarietà”-
Se dovesse lanciare un messaggio diretto ai giovani che oggi affrontano il futuro con incertezza, cosa direbbe loro?
“Ai giovani direi: abbiate coraggio, non vi arrendete! Non ripiegatevi nei vittimismi o nell’indifferenza e non pensate solo a voi stessi. Apritevi, sbocciate, uscite fuori, sappiate donarvi agli altri. C’è un mondo che ha bisogno della vostra energia e della vostra capacità di accoglienza”-
E quale pensiero rivolge, invece, a chi si trova nella fase del tramonto, magari affrontando la malattia o la solitudine?
“Alle persone che hanno già raggiunto una certa età e che magari si sentono vicine al traguardo, vorrei dire: attenzione, non è la fine. La morte, in definitiva, sembra esserci ma non esiste. Come diceva magnificamente Chiara Corbella, siamo nati e siamo chiamati all’infinito. Veniamo dall’amore e siamo destinati a un amore infinito che ci aspetta per un abbraccio definitivo e totale”.

