Il Mandela Day è la Giornata internazionale istituita dalle Nazioni Unite per rendere omaggio a Nelson Mandela e ai valori che hanno segnato la sua vita: libertà, giustizia, riconciliazione e servizio alla comunità. Un’occasione per riflettere sull’eredità politica e morale del leader sudafricano e sul messaggio che continua a trasmettere alle nuove generazioni, in un mondo ancora segnato da disuguaglianze e conflitti. Sul significato di questa ricorrenza, Interris.it ha intervistato il professor Carlo Felice Casula, storico e Magnifico Rettore dell’Università “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.
L’intervista
Professor Casula, che significato assume nel nostro tempo il Mandela Day?
“Il Mandela Day conserva un significato profondo e attualissimo perché richiama la figura straordinaria di Nelson Mandela. Al suo funerale, il 10 dicembre 2013 a Soweto, Barack Obama lo definì ‘un gigante della storia’ e ‘l’ultimo grande liberatore del Novecento’. Il termine ‘liberatore’ richiama il Libertador Simón Bolívar, ma nel caso di Mandela assume un significato diverso: il Sudafrica era già uno Stato indipendente, e la sua battaglia fu quella di liberare un popolo dalla discriminazione razziale, dall’oppressione, dalla violenza e dallo sfruttamento. La sua vicenda diventa così il simbolo della liberazione dell’intero continente africano”.
Mandela è un protagonista della storia contemporanea mondiale..
“Si, Mandela attraversa tutto il Novecento: nasce nel 1918, anno che molti storici considerano il vero inizio del secolo, e vive anche i primi tredici anni del nuovo millennio. Non appare come un semplice sopravvissuto, ma come un protagonista della storia mondiale, capace di parlare non solo al Sudafrica e all’Africa, ma all’umanità intera”.
Cos’ha rappresentato, storicamente e socialmente, Nelson Mandela?
“Lo racconta già il titolo della sua autobiografia, Il lungo cammino verso la libertà. Quel cammino non riguarda soltanto i suoi 27 anni di prigionia, ma la liberazione dell’intero Sudafrica. Insieme all’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, Mandela comprese che la libertà doveva coinvolgere tutti, neri e bianchi, evitando vendette e costruendo una riconciliazione nazionale. Durante la detenzione trasformò il carcere in una sorta di università, dove si studiavano la Bibbia, il Corano, il Capitale di Marx e le opere di Shakespeare”.
Il perdono, per lui, ha una valenza fondamentale..
“Si, da quell’esperienza maturò una visione politica fondata anche sull’Ubuntu, filosofia africana secondo cui la persona esiste pienamente solo all’interno della comunità. Da qui nacque il percorso della Commissione per la Verità e la Riconciliazione: chi aveva commesso crimini durante l’apartheid era chiamato a confessare pubblicamente le proprie responsabilità per ottenere il perdono e il reinserimento nella società. Mandela immaginava un Sudafrica ‘multicolore’, nel quale anche la popolazione bianca continuasse a essere parte integrante del Paese. Una scelta innovativa rispetto ad altri processi di decolonizzazione”.
La biografia di Mandela coincide con quella del Sudafrica..
Si, la sua biografia coincide con quella del Sudafrica, una terra profondamente intrecciata con la storia europea. Qui si insediarono prima gli olandesi, poi gli inglesi; una parte della comunità boera sviluppò, negli anni Trenta, simpatie per il nazismo e contribuì alla costruzione del sistema dell’apartheid, che discriminava non solo la popolazione africana, ma anche quella indiana, seppure in forme diverse. In Sudafrica operò anche Gandhi, che vi elaborò i principi della resistenza non violenta, destinati a influenzare Mandela”.
La sua storia si rivolge all’intero continente africano..
“Si, all’interno dell’African National Congress (ANC), di fronte alla repressione del regime, si scelse inizialmente anche la lotta armata, mentre la transizione finale alla democrazia avvenne attraverso il dialogo. Mandela amava ricordare: ‘ho fatto tutto ciò che ho fatto, sia come individuo sia come leader del mio popolo, grazie alla mia esperienza in Sudafrica e al mio background africano’. È una sintesi efficace della sua visione: lavorare per il Sudafrica, ma con uno sguardo rivolto all’intero continente africano e al suo ruolo nel mondo”.
Guardando al futuro che messaggio lascia Mandela a quelli che sono gli adulti di domani?
“Mandela è diventato il simbolo della capacità di resistere senza perdere la propria umanità. Anche durante la prigionia cercò sempre il dialogo con i suoi carcerieri. Celebre è l’episodio in cui incontrò in un ristorante uno degli ex secondini: invece di umiliarlo, lo salutò cordialmente. La sua lezione più importante è che neppure le grandi personalità esauriscono la storia di un Paese. Il Sudafrica continua il proprio cammino democratico e la convivenza tra comunità diverse resta una conquista da difendere”.
La liberazione deve essere collettiva..
Si, Mandela ci insegna che bisogna perseverare, credere nel proprio progetto e lavorare per una liberazione che non sia individuale, ma collettiva, fondata sulla giustizia, sul dialogo e sulla dignità di ogni persona. A riprova di ciò, occorre ricordare l’assegnazione del Premio Nobel per la pace e la collaborazione con Desmond Tutù, l’arcivescovo anglicano di Città del Capo, nell’ideazione della Commissione Verità e Giustizia: due avvenimenti di grande importanza storica che insegnano molto ai giovani”.

