Lunedì dell’Angelo: l’inizio del tempo della luce

In occasione del Lunedì dell’Angelo, fra Emiliano Antenucci spiega a Interris.it come possiamo far “vincere la vita sulla morte” nella nostra quotidianità

A sinistra: il sepolcro vuoto. Foto © congerdesign da Pixabay. A destra: fra Emiliano Antenucci. Foto gentilmente concessa

“Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano deposto” (Mc, 16, 1-7). Questo è l’annuncio che le donne, recatesi in visita al sepolcro, ricevono una volta giunte lì da un giovane vestito di bianco, secondo il passo del Vangelo di Marco: un messaggio di speranza per l’umanità intera, che illumina il buio dopo la morte. L’episodio avviene la domenica mattina – “il giorno dopo il sabato” – e nella liturgia viene ricordato il Lunedì dell’Ottava di Pasqua, il primo degli otto giorni del periodo pasquale. “Il Lunedì dell’Angelo (come viene anche tradizionalmente chiamato questo giorno ndr), dopo aver percorso la via della croce e aver vissuto la Passione e la morte di Cristo, inizia il tempo della luce”. dice a Interris.it fra Emiliano Antenucci, sacerdote dell’Ordine dei frati minori cappuccini e rettore del Santuario della Madonna del Silenzio ad Avezzano, in provincia di L’Aquila.

L’intervista

Fra Emiliano, qual è il messaggio di questo annuncio?

“L’annuncio della Risurrezione è un messaggio di speranza e di gioia. Sentire che Gesù non va cercato tra i morti perché è vivo ci dimostra che il Cristianesimo è una religione della vita”.

Perché sono tre donne le prime a ricevere la buona novella?

“A quell’epoca faceva fede la testimonianza degli uomini e le donne erano ritenute meno credibili, ma Gesù rovescia tutti i giudizi e i pregiudizi. Sceglie le donne, come si rivolge ai poveri, agli ultimi, perché l’annuncio del Cristianesimo parla a tutti a prescindere. La Chiesa ci insegna che ogni persona ha una sua dignità infinita e inviolabile”.

Nella vita di ogni giorno ci sono tanti piccoli momenti di difficoltà e di buio. Come possiamo far “vincere la vita sulla morte” nella nostra quotidianità?

“Cercando di vivere in piedi e a testa alta per il Signore, rialzandoci dalla sofferenza e dal dolore per guardare al di là della notte della croce e scorgere la luce. Il compianto Papa Francesco diceva che non si deve perdere mai la speranza. Il gesto di alzarsi mi fa pensare ai fedeli che si mettono in piedi per la lettura del Vangelo, dove l’ambone rappresenta il sepolcro vuoto e il sacerdote è, in quel momento, simile all’angelo che dà l’annuncio”.

Stiamo vivendo un periodo storico segnato dalla “terza guerra mondiale a pezzi”, dalle diseguaglianze crescenti, dagli effetti del cambiamento climatico, e da un generale senso di sfiducia nel futuro, da parte dei giovani ma non solo. Qual è il “sepolcro” da dove l’umanità deve uscire?

“C’è una cultura e una spettacolarizzazione della morte, persino della guerra. Siamo capaci di filmare la violenza e il sangue e c’è pure chi mette ‘like’. Ma non ci sono soltanto le grandi guerre, bensì anche i tanti, piccoli, conflitti interni alla nostra società – che a volte ‘piccoli’ non sono. Il messaggio di speranza della Risurrezione dovrebbe farci sentire fratelli tra di noi ancora di più. Inoltre, come cristiani dobbiamo essere capaci di ‘filmare’ la vita, di mettere ‘mi piace’ alla bellezza e di amare ciò che è luminoso”.

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