Lotta all’inquinamento atmosferico: i cittadini sono parte della soluzione

Il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo spiega a Interris.it come si possono ridurre le concentrazioni di inquinanti nell’aria

A sinistra: Il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo. Foto © Legambiente. A destra: Foto di Marcin Jozwiak su Unsplash

Un bicchiere mezzo pieno che rischia di svuotarsi in un futuro non troppo lontano. E’ questa la situazione dell’inquinamento atmosferico nel nostro Paese: i capoluoghi italiani che superano i limiti giornalieri di polveri sottili nell’aria registrano uno dei numeri più bassi degli ultimi anni e tutti restano all’interno dei parametri annuali previsti, ma nessuno rientra in quelli fissati dall’Unione europea a partire dal 2030 – che praticamente dimezzeranno quelli attualmente in vigore – e con l’attuale trend di riduzione delle emissioni molte potrebbero non raggiungere l’obiettivo. “Negli ultimi 15-20 anni sono stati fatti molti miglioramenti anche grazie ai progressi tecnologici nel settore automobilistico e nei sistemi di efficientamento energetico, ma adesso siamo in una fase di stallo delle concentrazioni di inquinanti”, spiega a Interris.it il responsabile scientifico di Legambiente Andrea Minutolo, curatore del rapporto “Mal’aria di città”, in occasione della Giornata internazionale dell’aria pulita per i cieli blu, “ma i valori devono essere più bassi per tutelare la salute dei cittadini”.

Un bicchiere per metà e per metà vuoto

Nell’aria che respiriamo ci sono, tra gli altri, PM10, PM2.5, NO2. Queste sigle indicano gli inquinanti monitorati dalle centraline delle agenzie regionali per la protezione ambientale, secondo la Direttiva europea sulla qualità dell’aria. Le prime due sono le polveri sottili e ultrasottili, con un diametro inferiore o uguale rispettivamente a 10 e 2.5 micron, prodotte principalmente da riscaldamento domestico e dalle attività industriali e agricole, e il terzo è biossido di azoto, dovuto soprattutto al traffico stradale. Nel 2025 si è praticamente dimezzato il numero di città italiane che ha superato la soglia di 35 giorni con valori di particolato (PM10) superiore ai 50 microgrammi per metro cubo, scese dalle 25 dell’anno precedente a 13. Un dato parzialmente positivo, la metà piena del bicchiere, che si inserisce in un quadro generale meno ottimistico. “Fatichiamo a rientrare in questo limite”, commenta Minutolo, “negli ultimi anni ci sono state una ventina di città che non lo hanno rispettato, in alcune registrando anche il doppio o il triplo degli sforamenti”. Questa è invece la metà vuota.

I nuovi limiti Ue

La metà piena rischia di abbassarsi con l’entrata in vigore nel 2030 degli standard europei per i principali inquinanti atmosferici, più stringenti degli attuali, per migliorare la qualità dell’aria e ridurre le morti premature per inquinamento. Quest’ultimo rappresenta infatti un problema di salute pubblica: nel 2023 sono morte per malattie ad esso correlate circa 280mila persone, di cui 40mila in Italia per esposizione a PM2.5. I nuovi tetti decisi dall’Ue, in base alle linee guida dell’Organizzazione mondiale della Sanità, passeranno per il PM10 dagli attuali 50 a 45 µg/m³ giornalieri e il numero di giorni in cui sarà consentito andare oltre quella soglia scende da 35 a 18, e i valori annuali medi da rispettare per il PM2.5 e il biossido di azoto caleranno da 25 µg/m³ a 10 e da 40 µg/m³ a 20. Alla luce dei dati documentati in “Mal’aria”, valuta l’organizzazione ambientalista, oggi circa la metà dei capoluoghi italiani è al di sopra di questi parametri e in 33 città l’attuale tasso di diminuzione delle concentrazioni di inquinanti è giudicato troppo lento per riuscire a raggiungerli.

Da dove vengono le emissioni

Minutolo mette in fila i settori che hanno un ruolo principale nell’inquinamento atmosferico. A partire da un pezzo importante della quotidianità: “Il traffico stradale è fonte sorgente di polveri sottili, sia perché le producono gli stessi veicoli che risollevando quelle depositate sull’asfalto”. Il coordinatore scientifico di Legambiente prosegue con “l’allevamento e l’agricoltura intensivi, specialmente in Pianura Padana, per effetto delle emissioni dirette degli animali e della presenza di ammoniaca nei fertilizzanti, che si trasforma in polveri sottili secondarie, tanto da far registrare una coda di inquinamento al di fuori del periodo invernale acuto, per effetto della concimazione dei campi in marzo-aprile, in vista delle colture estive”. “Le attività industriali incidono, anche se in una quota minore, perché sono tecnologicamente più avanzate e vengono sottoposte a controlli”, continua, aggiungendo che “un elemento da non sottovalutare è il riscaldamento domestico, perché bruciare la legno o usare i pellet emette polveri”.

Dalla parte della soluzione

Spostando lo sguardo dal lato dei problemi a quello delle possibili soluzioni, Minutolo ragiona sugli ambiti che coinvolgono i comportamenti dei cittadini, cioè mobilità e riscaldamento. Nel Paese che ha uno dei più alti tassi di motorizzazione dell’Unione europea, con 701 auto ogni mille abitanti rispetto alle 578 in media dei 27 Stati membri, l’esperto di Legambiente suggerisce di “diminuire il numero di veicoli per abitanti e potenziare le forme di trasporto più sostenibili”, oltre a “puntare all’efficientamento energetico delle abitazioni”. “Le persone, con le loro abitudini quotidiane, le scelte e i loro stili di vita, rappresentano una parte fondamentale della soluzione al problema dell’inquinamento atmosferico”, conclude.

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