Oltre i record, oltre i due ori olimpici che ancora brillano sul petto, c’è una donna che ha vinto la sfida più difficile: quella di non dover scegliere tra i propri sogni e i propri affetti. Francesca Lollobrigida si racconta oggi con una sincerità disarmante, svestendo i panni della fuoriclasse per indossare quelli, altrettanto complessi, di madre e moglie. In un mondo sportivo che spesso chiede sacrifici assoluti, Francesca non ha mai nascosto il lato umano della sua scalata: il dolore della distanza, la fatica di stare sempre “fuori” tra ritiri e gare, e quel desiderio costante di stringere tra le braccia il piccolo Tommaso. La sua non è stata solo una rincorsa al cronometro, ma una missione di coraggio condivisa con una famiglia che è diventata il suo vero staff tecnico. A Interris.it la campionessa azzurra ci svela come il segreto per vincere a 35 anni sia ancora il divertimento, ma soprattutto la consapevolezza che, sebbene sul ghiaccio si corra da soli, è la squadra degli affetti a permetterti di tagliare il traguardo. Un inno alla vita, prima ancora che allo sport, dedicato a chi crede che essere madre sia la spinta più forte per tornare a essere la numero uno al mondo.
L’Intervista
Francesca, il tuo percorso da Pechino 2022 a oggi ha un valore che va oltre le medaglie. Cosa hai voluto dimostrare al mondo e a te stessa in questi anni?
“Il mio obiettivo era chiaro fin dall’inizio: volevo dimostrare, partendo proprio dal mio sport, che è possibile far coincidere il fatto di essere mamma con quello di essere un’atleta di alto livello. Ma non volevo solo ‘partecipare’; volevo provare a me stessa di poter essere ancora in grado di riconfermarmi ai livelli massimi. I risultati parlano chiaro: dopo l’oro mondiale dell’anno scorso, quest’anno sono arrivati due ori olimpici. È una vittoria che nasce dal coraggio: il mio, ma anche quello delle persone che mi circondano, da mio marito alla mia famiglia, dal mio staff alla Federazione. Abbiamo lottato, ci abbiamo creduto e, alla fine, abbiamo vinto insieme.”
Vederti sfrecciare su quel rettilineo finale verso l’oro è stata un’emozione incredibile per tutti noi. Ma qual è l’emozione che provi tu, quella che si rinnova ogni giorno, allenamento dopo allenamento?
“Sarò sincera: l’emozione più grande è il fatto che, dopo tantissimi anni, io ancora mi diverto. Riesco a trasmettere quanto amo pattinare e quanto amo quello che sto facendo. Questo è un messaggio che mi rende profondamente orgogliosa, forse più di ogni trofeo.”
Nello sport si parte tutti dalla stessa linea, fianco a fianco, tra compagne e avversarie. È una metafora potente di pace e condivisione. Cosa speri che tuo figlio Tommaso impari da questo tuo ‘camminare insieme’ agli altri?
“Mi piacerebbe che capisse l’importanza del concetto di squadra. Anche se il pattinaggio è uno sport individuale, dietro c’è un lavoro collettivo fondamentale: Tommaso deve sapere che potrà sempre contare su persone che credono in lui, specialmente nei momenti in cui sarà lui a non credere in se stesso. E poi, anche se non dovesse diventare un atleta professionista, spero che colga la bellezza dello sport e tutto ciò che insegna. Lo sport racchiude valori unici, ed è esattamente questo ciò che voglio trasmettergli.”

