L’impatto dei dazi sull’economia, i rischi per l’expo

L'Ue ha raggiunto una "soluzione negoziata, per evitare un'escalation tariffaria senza esclusione di colpi"

Dazi
@ Fondazione "La Rotonda"

Donald Trump ha emesso la settimana scorsa un ordine esecutivo che conferma il primo passo nell’attuazione dell’accordo. Ovvero l’introduzione, l’8 agosto, di un dazio unico e onnicomprensivo del 15% sulle merci provenienti dall’Ue. Roberto Cardinali, presidente di Confindustria Marche, analizza i possibili effetti dei dazi Usa al 15% per l’export marchigiano. “dazi al 15% vanno a colpire tutti i principali settori di specializzazione dell’economia regionale, pesano e avranno un impatto sicuramente significativo – spiega-. Il mercato Usa è infatti il principale extra Ue per le imprese italiane e marchigiane, vale circa 1,3 miliardi di euro, stando ai dati del 2024″. Prosegue Cardinali: “Per valutare correttamente l’impatto di queste misure, attendiamo di conoscere i dettagli, le possibili differenziazioni tra diversi comparti dell’industria e l’epilogo delle trattative tuttora in corso. È indubbio che l’applicazione dei dazi, sommata alla svalutazione del dollaro sull’euro, abbia un peso rilevante. Aspetto positivo è che si sia fatta chiarezza, perché l’incertezza che ha dominato lo scenario per tutto il primo semestre del 2025 non ha aiutato il sistema industriale, già provato dalle tensioni geopolitiche internazionali“.

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Export. Foto di CHUTTERSNAP su Unsplash

Effetto dazi

Cardinali è ottimista sulle resilienza delle imprese marchigiane. “Hanno dimostrato negli anni -sottolinea- una certa capacità di reazione rispetto a shock similari. Ad esempio il nostro territorio è stato sempre molto legato all’area dell’Est Europa e della Russia, e a seguito degli eventi che tutti conosciamo, comunque c’è stata una capacità di reagire e di riposizionarsi”. Per Cardinali, però, “è ovvio che qualsiasi tipo di diversificazione di mercato che va fatta, che è importante, non è a costo zero. Quindi sono necessari chiaramente degli investimenti che vanno adeguatamente supportati, anche con delle scelte di politica industriale. Ed essenziale -aggiunge- è l’apertura a nuovi mercati, perché la diversificazione rimane uno dei cardini per la solidità del sistema economico”. “Periodicamente diverse aree del mondo -evidenzia Cardinali all’Adnkronos– sono colpite da uno shock e solo una pluralità di mercati può reggerne l’urto. Tra le aree più promettenti vanno considerati i Paesi del Mercosur (America latina), su cui Confindustria sollecita la stipula di accordi specifici. Strategici anche i mercati asiatici, dall’India all’estremo Oriente, che crescono a grande velocità. Oggi più che mai una politica industriale efficace, a livello regionale, statale ed europeo, diventa urgente per favorire la crescita“, puntualizza il numero uno di Confindustria Marche.

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Foto di ALEXANDRE LALLEMAND su Unsplash

Usa-Ue

Intanto la Commissione Europea è rimasta “molto sorpresa” dalle dichiarazioni del ministro dell’Economia della Germania Lars Klingbeil, che da Washington ha espresso critiche nei confronti dell’accordo siglato con gli Usa sui dazi. “Nulla è successo, per quanto riguarda l’esito dei negoziati, senza che ci fosse un chiaro segnale dagli Stati membri”, sottolinea il portavoce al Commercio Olof Gill. Klingbeil ha accusato, in sostanza, la Commissione di essere stata troppo debole nei negoziati con gli Usa, dopo che la Germania era stata tra i Paesi, insieme all’Italia, che più avevano spinto per trovare un accordo con Washington rapidamente, evitando una guerra commerciale che sarebbe stata molto dannosa per l’economia europea e in particolare per quelle dei Paesi più esportatori, proprio come la Germania. “Devo ammettere – ha aggiunto Gill – che siamo rimasti piuttosto sorpresi nel sentire questa dichiarazione del ministro tedesco. Gli Stati membri dell’Ue e le parti interessate del mondo degli affari hanno costantemente sottolineato che un conflitto commerciale con gli Stati Uniti non era una linea d’azione auspicabile”. Stati membri e stakeholder, ricorda ancora Gill, “hanno insistito sul fatto che solo una soluzione negoziata avrebbe potuto garantire stabilità e proteggere i nostri interessi comuni. Questa era l’opinione della stragrande maggioranza degli Stati membri dell’Ue, inclusa la Germania“.

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Foto di Nick Chong su Unsplash

Tetto tariffario

Gill ha ricordato poi a che punto “ci troviamo al momento e come abbiamo soddisfatto esattamente i desideri che i nostri Stati membri ci hanno indicato, nel nostro costante e approfondito contatto con loro. Abbiamo raggiunto una soluzione negoziata, per evitare un’escalation tariffaria senza esclusione di colpi“. Questo, ha sottolineato ancora, “è ciò che i nostri Stati membri hanno chiesto e questo è ciò che abbiamo ottenuto. Abbiamo garantito un accesso continuo per le nostre aziende a uno dei nostri mercati più grandi e importanti. Questo è ciò che la nostra industria ha chiesto, questo è ciò che abbiamo ottenuto“. Ora, ha aggiunto commentando le dichiarazioni del ministro delle Finanze tedesco, che è anche presidente dell’Spd, “abbiamo un chiaro tetto tariffario inclusivo del 15% per la maggior parte delle esportazioni dell’Ue. In altre parole abbiamo ottenuto una polizza assicurativa che non emergeranno dazi più elevati per le aziende europee, in questo contesto economico contemporaneo estremamente volatile e imprevedibile“.

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