Il tempo è un bene prezioso. Dal valore imprescindibile per tutto e tutti. In sanità in particolar modo, perché un attimo può rappresentare la differenza che c’è tra la vita e la morte. Come nel caso dell’infarto del miocardio. E in supporto alla sua diagnosi è arrivata, direttamente in Pronto Soccorso, anche l’intelligenza artificiale. Con la duttilità di evolversi ogni giorno di più. Lo sanno bene all’ospedale Sant’Andrea di Roma dove, unico ospedale in Italia, è in uso in via sperimentale un software di IA in grado di migliorare e cambiare l’approccio in urgenza alle malattie cardiovascolari. Una piccola ma significativa rivoluzione nell’ambito della medicina d’urgenza e della cardiologia.
La ricerca
“Una recente ricerca conferma che un software basato sull’IA è in grado di analizzare gli ECG in pochi secondi, rilevando le ostruzioni coronariche acute (STEMI) con maggiore precisione e velocità rispetto ai metodi standard. In uno studio effettuato su oltre 1.000 pazienti, l‘IA ha rilevato significativamente più infarti gravi rispetto alle cure standard, mostrando una precisione del 95% nei casi complessi, che spesso sfuggono ai criteri tradizionali. Ma la IA ha abbassato anche il numero dei falsi allarmi: ovvero le false attivazioni del laboratorio di cateterismo cardiaco, portando il tasso di falsi positivi dal 41,8% del triage standard a solo 7,9%”, spiega a Interris.it il prof. Emanuele Barbato, Direttore della UOC di Cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma.
L’Intervista
Quanto è importante il fattore tempo nella diagnosi dell’infarto?
“Non è importante… è fondamentale. La velocità della IA ci è sicuramente di aiuto. Nel caso specifico stiamo parlando dell’implementazione dell’IA nell’apparecchiatura elettrocardiografica utilizzata per il paziente con sospetto infarto del miocardio con ST-sopraelevato (STEMI) giunto al PS. Mentre l’elettrocardiografo fornisce il normale tracciato, l’Intelligenza Artificiale ha già analizzato l’ECG, identificando la presenza di occlusione coronarica anche in una fase molto iniziale, quando ancora non chiaramente identificabile anche dal cardiologo più esperto”.
Una volta che la macchina rileva questa anomalia, qual è la procedura che si innesca?
“L’identificazione sull’ECG dell’occlusione coronarica effettuata dalla IA genera un ALERT, inviato automaticamente sul telefono del medico di emergenza/urgenza e del cardiologo di guardia che possono così intervenire immediatamente, indirizzando il paziente all’effettuazione dell’angioplastica coronarica primaria, in modo da riaprire l’occlusione coronarica entro 90 minuti. La tempestiva riapertura della coronaria occlusa causa dell’infarto, infatti, è salvavita, oltre ad essere un parametro di qualità della assistenza ospedaliera monitorato dall’AGENAS. Grazie all’integrazione di algoritmi avanzati di Intelligenza Artificiale, i medici del Pronto Soccorso in accordo con l’Unità di Cardiologia possono ottenere una diagnosi più rapida in Triage grazie alla capacità di analizzare elettrocardiogrammi (ECG) e parametri vitali in pochi secondi, e dunque di identificare infarti gravi come lo STEMI, in modo più rapido rispetto ai metodi tradizionali”.
Possiamo dire, quindi, che l’intelligenza artificiale stia diventando un’alleata sempre più preziosa e imprescindibile per la scienza medica?
“L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento fondamentale. Permette di analizzare grandi quantità di dati clinici in tempi rapidissimi, migliorando la capacità di individuare un infarto anche nelle fasi iniziali, quando i sintomi possono essere poco evidenti. Può supportare l’interpretazione di esami come l’elettrocardiogramma e i biomarcatori cardiaci. E grazie ad algoritmi avanzati, come in questo caso, riesce a riconoscere pattern che potrebbero sfuggire all’occhio umano, riducendo il rischio di errore diagnostico.”

