Leone XIV in Turchia e Libano: un Viaggio nel segno della pace e del Concilio di Nicea

Inizia il viaggio di Papa Leone XIV in Turchia e Libano, all'insegna della pace e dell'unità dei cristiani, in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea. Attesa la preghiera silenziosa al porto di Beirut, ferita dall'esplosione del 2020

Alcuni cartelloni in Libano in attesa del Papa (foto: Vatican Media)

Inizia il viaggio di Papa Leone XIV in Turchia e Libano. Un viaggio descritto dallo stesso Pontefice all’insegna della speranza e della pace, cercando sempre il dialogo per mettere fine alla guerra. Tanti gli appuntamenti e gli incontri anche in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea. Sul significato e le tappe Interris.it ne ha parlato con Enzo Romeo, giornalista vaticanista del Tg2.

L’Intervista

Questo viaggio di Papa Leone XIV in Turchia e Libano è un evento di grande rilevanza. Sappiamo che era stato originariamente programmato da Papa Francesco. Quali significati assume per l’attuale Pontefice, soprattutto considerando il tema dell’unità dei cristiani?

“È vero, Papa Leone ha ereditato questo impegno dal suo predecessore, ma lo ha accolto con grande piacere. Fin dai primi giorni del suo pontificato ha posto l’accento sul valore dell’unità. Il suo motto-espressione di Sant’Agostino ricorda che pur essendo i cristiani molti, sono uniti in Cristo. Il fatto che questo viaggio si svolga in occasione del 1700° anniversario del Concilio di Nicea, da cui scaturì il Credo, la sintesi della fede cristiana, rafforza ulteriormente l’importanza ecumenica e storica dell’evento”.

La prima tappa è la Turchia. Quali sono le speranze, in particolare per la minoranza cattolica e cristiana che si trova in un contesto difficile, e quale ruolo può svolgere il Papa nel sostenere la libertà religiosa in quel Paese?

“Questo viaggio offre l’opportunità di riaccendere i riflettori su una realtà complessa: i cristiani in Turchia, pur essendo in una terra con radici cristiane profonde, sono spesso marginalizzati nella vita sociale. Il Premier Erdogan ha storicamente basato la sua leadership su un identitarismo islamico. Il fatto che questo sia il primo appuntamento internazionale di Papa Leone XIV può servire ad aprire una finestra di dialogo. L’ingresso del Pontefice nella Moschea Blu di Istanbul speriamo renda più facili i rapporti con il mondo islamico, in un momento politico interno alla Turchia molto particolare. Inoltre, restano saldi i buoni rapporti con il Patriarcato di Costantinopoli, da sempre considerato una Chiesa sorella”.

Il giornalista vaticanista Enzo Romeo con Papa Leone XIV (foto per gentile concessione)

Il Papa ha aggiunto la tappa in Libano, un Paese attraversato da una profonda crisi economica e politica. Quale ruolo di incoraggiamento e sostegno porterà Leone XIV alla popolazione e alle istituzioni libanesi?

“Il Libano è un puzzle di etnie e fedi religiose, un’enorme ricchezza ma anche un vulcano instabile, specialmente con l’ingombrante presenza di Israele. La presenza del Pontefice, che dal primo giorno invoca la pace con il saluto “Pace a voi”, credo possa essere uno stimolo per una svolta attesa. La popolazione, stanca di decenni di instabilità, aspira a tornare a essere una nazione “normale”. Il Papa tornerà a ribadire la necessità di camminare insieme per esprimere le enormi potenzialità di convivenza che il Paese custodisce”.

Un momento altamente simbolico sarà la preghiera silenziosa al porto di Beirut, ferita dall’esplosione del 2020. Qual è il significato di questo gesto, anche in relazione all’appello alla solidarietà internazionale?

“Credo che la presenza del Papa in questa ferita della città dica già moltissimo, al di là delle parole. La sua visita al porto di Beirut, emblematica e silenziosa, è un gesto di riconciliazione e una spinta a trovare una via univoca per il futuro. È un forte richiamo alla solidarietà internazionale, di cui il Libano e il gran numero di rifugiati che ospita hanno disperatamente bisogno. La sua presenza è un segno di speranza e un incoraggiamento a superare le divisioni”.

In concomitanza con il viaggio, è stata diffusa la Lettera Apostolica In Unitate Fidei. Come si lega questo documento agli obiettivi del viaggio in Turchia e Libano?

“Il Papa ha spiegato di aver voluto la Lettera proprio in vista del viaggio. In Unitate Fidei ricorda che i cristiani sono chiamati a camminare in concordia. Il Concilio di Nicea è stato il primo evento ecumenico della storia e, secondo il Papa, il movimento ecumenico deve essere oggi strumento di riconciliazione e contribuire in modo decisivo all’impegno mondiale per la pace. È una provvidenziale coincidenza, ha detto, che questo anniversario cada nell’Anno Santo della Speranza”.

Chiesa
Papa Leone XVI (@ Vatican News)

Oltre a un forte richiamo alla pace, che sarà il leitmotiv del viaggio, ci sono altre aspettative concrete nell’agenda del Pontefice, magari su questioni come i rapimenti in Africa o un incontro con i giovani?

“Il richiamo alla pace sarà sicuramente il tema centrale, espresso in modi diversi, ma sempre partendo da una radice spirituale: l’essere cristiani come fondamento per un atteggiamento pacifico. Come ha già detto in precedenza, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso devono essere il trampolino di lancio per pacificare il mondo e per dire “no alla guerra e sì alla pace, no alla corsa agli armamenti e sì al disarmo”. Sarà questa prospettiva di sviluppo integrale, radicata nella fede, a guidare la sua missione”.

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