Leone XIV in Francia per insegnarci a essere europei

Nel cuore dell'Ue un viaggio per ricordare all'Ue la propria vocazione di pace: la lezione dei fondatori della casa comune continentale

Francia
Foto di Christian Wiediger su Unsplash

La missione in Francia di Leone XIV (25-28 settembre) riporta l’Europa alle sue radici. Il viaggio di Robert Francis Prevost a Parigi, Lourdes, Metz coincide con uno dei momenti più difficili dell’Ue. Pressata a oriente dalla guerra russo-ucraina e al suo interno dalla vittoria dell’AfD in Sassonia, la casa comune continentale attende le parole del Pontefice come una opportunità di riconciliazione con la propria storia. Come già accaduto con Francesco a Strasburgo è un Papa non europei a ricordarci cosa significhi essere europei. E soprattutto quale lezione derivi dai padri fondatori come il francese Robert Schuman, l’italiano Alcide De Gasperi, il tedesco  Konrad Adenauer. E ancora il francese Jean Monnet, l’italiano Altiero Spinelli, il lussemburghese Joseph Bech, il belga Paul-Henri Spaak. A Parigi “la sfida sarà accogliere circa un milione di persone in sei eventi distinti nell’arco di un giorno e mezzo”,spiega la diocesi di Parigi A Lourdes, “accoglieremo 50mila persone sabato sera” per una preghiera nella grotta del santuario. “150 mila persone domenica mattina” per una grande messa. E “25mila persone domenica sera” per una processione con le fiaccole, ha affermato Damien Masset, coordinatore del santuario. A Metz, dove la visita si concluderà lunedì 28, sono previste “40 mila persone” provenienti “da tutta la regione del Grand Est, dalla Germania, dal Lussemburgo e dal Belgio”. “Da oltre un mese non c’è una sola stanza disponibile a Metz”, evidenzia la conferenza episcopale francese. Tutto esaurito da settimane anche a Lourdes. E anche i posti disponibili per gli eventi con il Papa a Parigi registrano il sold-out, compreso lo Stade de France a Saint-Denis dove Leone sarà accolto da 80mila giovani. La Chiesa francese, riferisce l’Ansa, non può che accogliere con “entusiasmo” questa risposta dei fedeli.

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Foto di Alexander Kagan su Unsplash

Papa in Francia

Ai cristiani europei Leone XIV  che uno dei problemi della politica negli ultimi anni è la costante diminuzione di sintonia, collaborazione e coinvolgimento reciproco tra il popolo e i suoi rappresentanti. Occorre ricreare un tessuto di “popolo”. Un contatto personale fra il cittadino e il deputato, per poter rispondere efficacemente alla luce dell’orizzonte ideale ai problemi concreti delle persone. Robert Francis Prevost ricorre ad una metafora per puntualizzare che nell’era del “trionfo digitale”, l’azione politica autenticamente orientata al bene comune richiede un “ritorno all’analogico”. È questo secondo Leone XIV “il vero antidoto a una politica spesso urlata, fatta solo di slogan, incapace di rispondere ai bisogni reali delle persone”. Infatti “per vincere una certa disaffezione alla politica occorre riconquistare le persone andando ad incontrarle personalmente e ricostruendo una rete di rapporti sul territorio, in modo che tutti si possano sentire parte di una comunità e partecipi del suo destino”. Il Pontefice si chiede cosa tutto ciò significhi concretamente per chi si richiama nella propria azione ai valori cristiano-democratici. Essere cristiani in politica “non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni che devono essere prese, anche quelle che non sembrano raccogliere un facile consenso”. Significa “lavorare perché non venga meno il nesso fra legge naturale e legge positiva, fra radici cristiane e azione politica”. Essere cristiani impegnati in politica “richiede di avere uno sguardo realistico, che parta dai problemi concreti delle persone”. Preoccupandosi di “favorire condizioni dignitose di lavoro che favorisca l’ingegno e la creatività delle persone di fronte ad un mercato sempre più spesso disumanizzante e poco appagante”. E consentendo di “vincere la paura, apparentemente molto europea, di costituire una famiglia e di avere figli, di affrontare le cause profonde della migrazione”.

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Lourdes. Foto: Unitalsi

Europa cristiana

Da qui l’appello di Leone XIV ad “avere cura per chi soffre”. E a “tenere conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione nella società dei migranti”. Occorre inoltre affrontare “in modo non ideologico le altre grandi sfide che si pongono ai nostri giorni come la cura del creato e l’intelligenza artificiale che offre grandi opportunità ma è al contempo irta di pericoli”. Quini essere cristiani impegnati in politica significa “investire nella libertà, non in una libertà banalizzata ridotta a piacere, ma in una libertà ancorata nella verità, che tuteli la libertà religiosa, di pensiero e di coscienza in ogni luogo e condizione umana. Evitando di alimentare un “corto circuito” dei diritti umani che finisce per “lasciare spazio alla forza e alla sopraffazione”. Leone XIV descrive l’Europa come un soggetto storico con una responsabilità globale e una comunità chiamata a essere “artigiana di pace“. Il Pontefice sottolinea che l’Europa deve avere un ruolo centrale e attivo nei colloqui di pace. Criticando al contempo le politiche di riarmo che rischiano di aumentare le tensioni a discapito degli investimenti in sanità ed educazione. In più occasioni Leone XIV ha esortato il continente a ritrovare la propria vocazione ideale e a superare le polarizzazioni, rifuggendo gli approcci chiusi e identitari. L’Europa è richiamata dal Papa figlio spirituale di Sant’Agostino a una specifica responsabilità nell’accogliere, proteggere e integrare i migranti, affrontando le cause profonde che costringono le persone a lasciare la propria patria. Quattro mesi fa durate il viaggio in Spagna il Papa ha definito l’Europa un “dono” per il genere umano e un invito al multilateralismo. È prevista per ottobre a Bruxelles, nell’ambito dell’assemblea Comece (Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea) la presentazione dell’enciclica di Leone XIV “Magnifica humanitas”.

 

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