Legalità e misericordia, la pastorale dell’incontro. Parla il vescovo Savino

Il vicepresidente Cei: "E' dove la speranza viene messa alla prova che la dignità rischia di diventare fragile". E così "la condivisione smette di essere retorica per farsi carne"

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“Le opere di misericordia sono la banca più sicura dove affidare il tesoro della nostra esistenza“, insegna Leone XIV. Quindi investire nella carità è il modo migliore per valorizzare la propria vita. Poiché “Dio ama tutti e offre sempre una via d’uscita attraverso il perdono e la grazia” anche per chi ha alle spalle un passato difficile. Linee-guida per attualizzare la Dottrina sociale della Chiesa e incentrare sugli ultimi l’azione pastorale delle diocesi. “Voi non siete un problema e non lo sarete mai. Siete persone, siete fratelli. Nessuno è solo l’errore che ha commesso”, ha detto il vicepresidente della Cei e vescovo di Cassano allo Ionio monsignor Francesco Savino visitando i detenuti nel carcere di Castrovillari. Accanto al vescovo erano presenti il direttore dell’istituto Giuseppe Carrà, il corpo di polizia penitenziaria, gli assistenti, il personale medico, gli educatori, il referente regionale per la pastorale carceraria, il cappellano padre Franco Granata, i rappresentanti della Caritas diocesana e del progetto “L’appetito vien studiando”. 
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Papa Leone XIV (@ Vatican News)

Misericordia e fragilità

“Il carcere è un ambiente difficile e anche i migliori propositi vi possono incontrare tanti ostacoli- evidenzia Robert Francis Prevost-. Proprio per questo, però, non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con tenacia, coraggio e spirito di collaborazione. Sono molti, infatti, a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione“. Il vescovo Savino evidenzia come soprattutto in carcere la speranza venga messa alla prova. Dietro le sbarre, infatti, “la dignità rischia di diventare fragile“, quindi “la misericordia deve smettere di essere retorica per farsi carne”. Una visita in carcere che per il vicepresidente della Cei è stata un’occasione per “incontrare volti, ascoltare storie, incrociare sguardi”. E, aggiunge monsignor Savino, per “ricordare a me stesso che nessuna vita è scarto“. Il presule richiama anche l’articolo 27 della Costituzione che afferma come la pena debba tendere alla rieducazione e non possa mai essere disumana. Da qui il richiamo alle criticità del sistema. E cioè “le condizioni di sovraffollamento, il disagio psichico, la sofferenza silenziosa che attraversa le carceri italiane”. Aggiunge il vescovo: “Quando un istituto diventa invivibile per chi è ristretto, lo diventa anche per chi ci lavora”. Infatti “la casa comune o si regge insieme o crolla insieme”. Il vicepresidente della Conferenza episcopale nazionale rilancia l’appello di Leone XIV a “non perdere la speranza“. Perché “da ogni caduta ci si deve poter rialzare” e “la giustizia è sempre un processo di riparazione e riconciliazione”.

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Foto di Fathromi Ramdlon da Pixabay

Legalità

Un osservatorio diocesano sui fenomeni mafiosi e per la legalità. E’ l’iniziativa, avviata dalla diocesi di Cassano allo Ionio (Cosenza), per rispondere in maniera concreta al fenomeno mafioso. Monsignor Savino puntualizza come il progetto nasca “dall’esortazione Evangelii gaudium di Jorge Mario Bergoglio, che invita la Chiesa a uscire dalle mura e ad essere presente nelle situazioni di disagio e violenza là dove c’è sofferenza e sangue versato”. La Chiesa, precisa il vescovo, “è chiamata a stare dove c’è sofferenza, dove la dignità è calpestata, dove il Vangelo deve diventare parola incarnata“. Dunque “è tempo di osare, è tempo di coraggio, è tempo di profezia. Vogliamo attivare processi di cambiamento e l’osservatorio obbedisce soprattutto all’obiettivo di osservare, approfondire e capire le cause dei fenomeni malavitosi”, puntualizza. La guida dell’istituto è stata affidata a don Marcello Cozzi, da anni impegnato sul fronte dell’antimafia sociale. L’obiettivo dell’osservatorio è quello di interferire con gli affari delle mafie. Uno strumento di cui la Chiesa si dota per dire a se stessa, e al territorio intero, che il contrasto alle mafie non può essere soltanto questione di pochi. Deve interessare, infatti, l’intera comunità, a partire dalla chiesa che ha sempre annunciato il Vangelo come forza di liberazione“.
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Foto © InTerris

No alle mafie

“Mafie e vangelo sono incompatibili – dice monsignor Francesco Savino, vicepresidente Cei per il Sud e vescovo di Cassano allo Ionio -. Per una teologia dell’antimafia dobbiamo capire bene qual è il Dio dei mafiosi. Onnipotente, interventista e vendicativo. Padrino e padrone. Il nostro Dio non è questo, è misericordioso e aiuta gli ultimi“. No, quindi, “alla manipolazione dei sacramenti” e all’utilizzo incestuoso della simbologia mafiosa”. Il presule cita il rito battesimale della goccia di sangue sull’immagine di San Michele Arcangelo. E mette in guardia dalla “spettacolarizzazione della devozione, da distinguere dalla fede, come nelle processioni in cui i mafiosi cercano di legittimarsi come benefattori“. Al proposito racconta di quando nella sua città d’origine, Bitonto disse che le offerte dei boss erano “soldi maledetti“. E ne seguirono gesti dimostrativi per il padre e un nipote, “ma rifiutai la protezione”. il vescovo rilancia la scomunica di Francesco in Calabria nel 2014: Se la Chiesa si allea con il potere ha la peggio”. L’osservatorio fornisce un supporto concreto e qualificato alle vittime di estorsioni, usura, corruzione, sopraffazioni mafiose, e alle loro famiglie. “Tra le azioni più importanti – sostiene don Cozzi – vi è prima di tutto l’accompagnamento delle vittime, per liberarle da ogni forma di schiavitù e far capire a chi subisce la prepotenza mafiosa che non deve sentirsi solo ma che c’è una comunità che è pronta ad accompagnarlo e a sostenerlo”.

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