
Misericordia e fragilità
“Il carcere è un ambiente difficile e anche i migliori propositi vi possono incontrare tanti ostacoli- evidenzia Robert Francis Prevost-. Proprio per questo, però, non bisogna stancarsi, scoraggiarsi o tirarsi indietro, ma andare avanti con tenacia, coraggio e spirito di collaborazione. Sono molti, infatti, a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione“. Il vescovo Savino evidenzia come soprattutto in carcere la speranza venga messa alla prova. Dietro le sbarre, infatti, “la dignità rischia di diventare fragile“, quindi “la misericordia deve smettere di essere retorica per farsi carne”. Una visita in carcere che per il vicepresidente della Cei è stata un’occasione per “incontrare volti, ascoltare storie, incrociare sguardi”. E, aggiunge monsignor Savino, per “ricordare a me stesso che nessuna vita è scarto“. Il presule richiama anche l’articolo 27 della Costituzione che afferma come la pena debba tendere alla rieducazione e non possa mai essere disumana. Da qui il richiamo alle criticità del sistema. E cioè “le condizioni di sovraffollamento, il disagio psichico, la sofferenza silenziosa che attraversa le carceri italiane”. Aggiunge il vescovo: “Quando un istituto diventa invivibile per chi è ristretto, lo diventa anche per chi ci lavora”. Infatti “la casa comune o si regge insieme o crolla insieme”. Il vicepresidente della Conferenza episcopale nazionale rilancia l’appello di Leone XIV a “non perdere la speranza“. Perché “da ogni caduta ci si deve poter rialzare” e “la giustizia è sempre un processo di riparazione e riconciliazione”.

Legalità

No alle mafie
“Mafie e vangelo sono incompatibili – dice monsignor Francesco Savino, vicepresidente Cei per il Sud e vescovo di Cassano allo Ionio -. Per una teologia dell’antimafia dobbiamo capire bene qual è il Dio dei mafiosi. Onnipotente, interventista e vendicativo. Padrino e padrone. Il nostro Dio non è questo, è misericordioso e aiuta gli ultimi“. No, quindi, “alla manipolazione dei sacramenti” e all’utilizzo incestuoso della simbologia mafiosa”. Il presule cita il rito battesimale della goccia di sangue sull’immagine di San Michele Arcangelo. E mette in guardia dalla “spettacolarizzazione della devozione, da distinguere dalla fede, come nelle processioni in cui i mafiosi cercano di legittimarsi come benefattori“. Al proposito racconta di quando nella sua città d’origine, Bitonto disse che le offerte dei boss erano “soldi maledetti“. E ne seguirono gesti dimostrativi per il padre e un nipote, “ma rifiutai la protezione”. il vescovo rilancia la scomunica di Francesco in Calabria nel 2014: Se la Chiesa si allea con il potere ha la peggio”. L’osservatorio fornisce un supporto concreto e qualificato alle vittime di estorsioni, usura, corruzione, sopraffazioni mafiose, e alle loro famiglie. “Tra le azioni più importanti – sostiene don Cozzi – vi è prima di tutto l’accompagnamento delle vittime, per liberarle da ogni forma di schiavitù e far capire a chi subisce la prepotenza mafiosa che non deve sentirsi solo ma che c’è una comunità che è pronta ad accompagnarlo e a sostenerlo”.

