Non una semplice donazione, ma un generatore di speranza e impresa nelle periferie del mondo. È questo il fine della sesta edizione del Premio Internazionale “Francesco d’Assisi e Carlo Acutis”, il riconoscimento che premia i progetti economici guidati dai giovani all’insegna della solidarietà e dell’umanizzazione dei processi produttivi. L’iniziativa, che culminerà con la premiazione il prossimo 16 maggio presso il Santuario della Spogliazione ad Assisi, si inserisce nel solco profetico di Economy of Francesco e nelle celebrazioni per l’ottocentenario della morte del Poverello. Il bando per presentare le candidature chiude il 28 febbraio. Il Cardinale Lazzaro You Heung-sik, Prefetto del Dicastero per il Clero, ha tracciato a Interris.it la rotta di questo impegno: un ponte tra la spogliazione di Francesco e la modernità di Carlo Acutis, dove la santità si misura con la concretezza dell’amore verso gli ultimi.
L’Intervista
Eminenza, stiamo celebrando gli 800 anni della morte di San Francesco. Qual è il messaggio centrale che questo centenario deve lasciare oggi alla Chiesa e al mondo?
“Per San Francesco la vita è sempre stata qualcosa di molto concreto. Di conseguenza, anche per noi, se vogliamo vivere davvero come lui, è fondamentale la concretezza. Questo significa amare tutti, ma con un’attenzione speciale: gli ultimi e i più poveri devono abitare nel profondo del nostro cuore. Celebrare questo ottocentenario deve essere un segno per approfondire e diffondere l’importanza di un amore che si sporca le mani, un amore concreto”.
In questo contesto si inserisce un Premio che non vuole essere semplice “assistenzialismo”, ma generatore di valore. Quanto conta far arrivare questo concetto alle nuove generazioni che giungeranno come pellegrini?
“È cruciale. Ma dobbiamo essere consapevoli che i giovani oggi non si muovono se non vedono dei testimoni concreti. Senza testimonianza, le nuove generazioni restano ferme. Dobbiamo mostrare loro la gioia che scaturisce dal dono: lo dice anche Gesù, che c’è più felicità nel dare che nel ricevere. Se riusciamo a trasmettere ai ragazzi la gioia del dare, loro cambiano, e questo diventa un nuovo seme di speranza per un mondo nuovo”.
Infine, Eminenza, c’è un legame sempre più forte tra la figura di San Francesco d’Assisi e quella del giovane Beato Carlo Acutis. Cosa unisce questi due giganti della fede così distanti nel tempo?
“Entrambi amavano immensamente Gesù e, di conseguenza, amavano profondamente i poveri. Sia Francesco che Carlo hanno dato la propria vita per gli altri. Questa è la loro grandezza: una santità che è uguale nella sostanza ma diversa nella forma, perché il mondo in cui sono vissuti era diverso. Eppure, il motore resta lo stesso: il dono di sé”.

